Produzione mai così giù da 6 anni. La frenata dell’auto, meno 13,9%

Calo dell’1,3%. L’Ufficio parlamentare di Bilancio taglia la stima del Pil a +0,2%

Meno 1,3 per cento. Il dato peggiore degli ultimi sei anni. Dopo anni con il segno più, la produzione industriale è tornata a scendere. I dati si riferiscono al 2019 e secondo la rilevazione dell’Istat, nel solo mese di dicembre 2019 il calo è stato del 2,7% rispetto al mese precedente, dell’1,4% rispetto al trimestre precedente e addirittura del 4,3% rispetto al dicembre 2018. Un calo così forte quello del quarto trimestre, sottolinea l’Istituto nazionale di Statistica, non si registrava dal 2012. Una flessione che segue però quelle già registrate nel secondo e nel terzo trimestre.

A questo si aggiunge l’Ufficio parlamentare di Bilancio che nella sua Nota sulla congiuntura di febbraio ha tagliato le stime di crescita del Pil, passando dallo 0,5% stimato lo scorso ottobre allo 0,2% di ieri e questo per una crescita italiana «destinata a restare modesta, compressa dalla debolezza del contesto internazionale e soggetta ad una diffusa incertezza».

E tra la guerra dei dazi, la Brexit e l’allarme coronavirus la situazione rischia anche di peggiorare, come si legge nella Nota: «Restano elevate le preoccupazioni per le tensioni geopolitiche e per i fattori ambientali e si prospettano nuovi rischi per l’emergenza sanitaria in Cina», e anche nel trimestre in corso il Prodotto interno lordo «non recupererebbe il netto calo del periodo precedente». Previsioni preoccupanti che arrivano in una situazione già non florida per l’economia italiana. Basti vedere il dettaglio dei dati della produzione industriale. Il calo più forte rispetto al dicembre 2018, sottolinea l’Istat, è stato per i beni intermedi (-6,6%), l’energia (-6,0%) e i beni strumentali (-4,7%). Più contenuta la flessione per i beni di consumo (-0,8%). Le industrie estrattive segnano la maggiore flessione (-10,4%), seguite dalla fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-9,3%) e nella fabbricazione di macchinari e attrezzature (-7,7%). Segno meno anche per le attività manifatturiere (-4,2%) con -4,2% per tessili, abbigliamento e pelle e -6,6% di legno, carta e stampa. In controtendenza però i settori di aree come la fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica(+5,3%), l’industria alimentare, bevande e tabacco (+2,9%) e le altre industrie (+1,1%).

È un vero e proprio tracollo quello vissuto poi dal settore dell’auto. Nel 2019, la produzione è calata del 13,9%, il dato peggiore dal 2012 quando il calo fu del 17,7%. Nel dicembre 2019, la produzione di autoveicoli è scesa dell’8,6% rispetto al dicembre 2018 e del 6,1% rispetto al mese precedente, novembre 2019. La Cna parla di «situazione recessiva» e chiede un intervento forte e immediato del governo, «serve una scossa positiva, servono investimenti e interventi per la ripresa». La Cisl stigmatizza il «grave ritardo sugli investimenti» con «una risacca drammatica che coinvolge quasi tutti i comparti», mentre Confcommercio prevede «prospettive non positive», soprattutto per «la crisi sanitaria».