Privati e zero burocrazia: ciò che insegna Genova

Sembra incredibile la velocità con la quale si è arrivati alla consegna del ponte di Genova. Ma a chi imputare questo successo? Alle eccellenze tecniche, sì, ma anche alla “splendida collaborazione” tra pubblico e privato e all'azzeramento della burocrazia grazie al codice degli appalti europeo, utilizzato accantonando quello italiano. 

È passato in sordina un avvenimento che in tempi normali sarebbe stato giustamente celebrato col tripudio della fanfara. Ma in questi tempi tutta la nostra attenzione, la nostra capacità di emozione, i nostri sentimenti sono concentrati sul ‘mostro’.  E tutto il resto inevitabilmente ci sfiora senza lasciar traccia.

Sto parlando del fatto che ieri sono stati completati i lavori per il nuovo ponte di Genova, che sostituisce il vecchio Morandi crollato nell’agosto del ’18 e riunisce la città, ora non più divisa in due dal torrente Polcevera. Un manufatto imponente, completamente in acciaio, lungo 1067 metri, formato da 19 campate che poggiano su 18 pilastri alti 40 metri.  Martedì è stata posata l’ultima impalcata, a dieci mesi esatti dalla posa della prima pietra avvenuta il 25 giugno dell’anno scorso. Ora mancano soltanto i lavori da eseguire ‘sul’ ponte, la facitura del manto stradale ecc., e il passaggio della prima auto è previsto per la metà di luglio.

Possiamo dire che sembra incredibile? Sì, purtroppo possiamo dirlo per un paese che è noto nel mondo per le sue incompiute, per le cattedrali nel deserto, per le opere pubbliche che non si sa mai quando finiscono e spesso non finiscono mai.

Ma dobbiamo anche dire che quel che sembra incredibile è invece accaduto davvero. E dunque dobbiamo ragionarci e vedere che insegnamenti trarne, tanto più che gli inconvenienti non sono mancati a Genova in questi dieci mesi, compreso un tempo particolarmente inclemente con piogge torrenziali, vento forte e mareggiate che hanno ostacolato i lavori, un paio di incendi, e ovviamente il Coronavirus che ha colpito un operaio e costretto a controlli che hanno fortemente rallentato i lavori.

Perchè ci si è riusciti? Il progettista Renzo Piano sottolinea il fatto che esistono in Italia persone e tecnici dotati di grande competenza, disponibilità e dedizione, praticamente in tutti i campi. Ha perfettamente ragione. Ci chiediamo perchè questi tecnici non vengano usati più frequentemente nella pubblica amministrazione, visto i casi di inefficienza che costellano il suo operato (avete presente l’Inail che non ha saputo costruire un sistema informatico capace di rispondere alle richieste dei cittadini dieci giorni fa e ha miseramente inventato di essere stato attaccato dagli hacker?).

Ancora, per il ponte di Genova c’è stata una «splendida collaborazione» tra pubblico e privato, come ha sottolineato il Presidente di Fincantieri, «senza la quale saremmo stati molto meno efficienti».  Sì, proprio la sinergia tra pubblico e privato che tanti ideologi da salotto vetero-marxisti aborriscono perchè sognano il «tutto pubblico» e le nazionalizzazioni dove i loro partiti ingrassano e gli ideologi sguazzano. (Lo sapete ad esempio che nel provvedimento a favore delle piccole imprese portato settimana scorsa in Parlamento hanno avuto la spudoratezza di inserire la nazionalizzazione della più volte fallita Alitalia con un ulteriore esborso di un miliardo per i contribuenti italiani?).

Ci sarebbero tanti altri insegnamenti da trarre dalla vicenda del ponte di Genova ricostruito in dieci mesi, ma lo spazio di questo articolo me lo impedisce. Ne cito solo un altro, forse il più significativo ed eclatante: per ricostruire hanno potuto basarsi sul codice degli appalti europeo e non su quello italiano. Sì, non hanno dovuto sottostare alle variegatissime burocrazie italiote, agli infiniti controlli preventivi, alla ricerca e consegna a lavori bloccati, non ancora iniziati, mentre il tempo scorre, di infinite certificazioni, di chili e quintali di carte.

Hanno potuto sottostare al codice europeo, capite, al codice della UE, non a quello di un corrotto staterello di qualsiasi parte del mondo, bensì il codice approvato dalle magistrature europee, che basta per i magistrati di tutti i paesi UE. Ma non per l’Italia. Ecco l’insegnamento decisivo, a mio parere: da applicare subito, a partire dalle pratiche per i prestiti causa Covid che non arrivano mai agli artigiani e agli imprenditori!

Basta con gli eccessi della burocrazia italiana, che dico, basta con lo strabordare, con lo straripare della burocrazia italiana che tutto rallenta e tutto blocca. Mandiamoli in pensione tutti, i nostri burocrati, o se preferite cancelliamo tutte le clausole burocratiche aggiunte a quelle europee, usiamo i codici tedeschi o quelli francesi. E torneremo a far vedere al mondo di cosa è capace lo spirito creativo italiano.