Preti sposati, da Papa Francesco nessuna apertura: «Ecco i miei 4 sogni per l’Amazzonia»

Nell'esortazione apostolica «Querida Amazonia» il pontefice non parla della possibilità di concedere l’ordinazione sacerdotale a uomini sposati, su cui il «fronte conservatore» aveva polemizzato nelle scorse settimane. E sogna un’Amazzonia che «lotti per i diritti degli ultimi»

CITTÀ DEL VATICANO — Le note al testo, anzitutto. La numero 132: «Colpisce il fatto che in alcuni Paesi del bacino amazzonico vi sono più missionari per l’Europa o per gli Stati Uniti che per aiutare i propri Vicariati dell’Amazzonia». E la 133: «Nel Sinodo si è parlato anche della carenza di seminari per la formazione sacerdotale di persone indigene». Come ci si attendeva, e lo stesso Papa Francesco aveva anticipato in un incontro con alcuni vescovi americani, nell’Esortazione apostolica «Querida Amazonia» non ci sono svolte né aperture di sorta all’ordinazione sacerdotale di uomini sposati, come avevano chiesto a maggioranza i vescovi del Sinodo amazzonico di ottobre per compensare la mancanza di clero e come temeva il fronte ecclesiastico conservatore, sulle barricate da settimane «a difesa del celibato»:

Lo dimostra la vicenda del libro del cardinale Sarah con il saggio di Benedetto XVI e relative polemiche sui «due Papi». Francesco, semplicemente, non ne parla. Piuttosto, perché i fedeli possano ricevere l’eucaristia «anche nelle comunità più remote e nascoste», ammonisce i vescovi dell’America Latina ad essere «più generosi» perché i nuovi preti «scelgano l’Amazzonia» (al Sinodo si parlò ad esempio di 1.200 sacerdoti colombiani, in gran parte destinati ad Usa ed Europa), invita ad aprire seminari per le vocazioni indigene, scrive che il ruolo di laici e donne è fondamentale e va riconosciuto senza per questo «clericalizzarli» ed esclude così, tra le righe, anche le donne-diacono: «Si deve evitare di ridurre la nostra comprensione della Chiesa a strutture funzionali. Tale riduzionismo ci porterebbe a pensare che si accorderebbe alle donne uno status e una partecipazione maggiore nella Chiesa solo se si desse loro accesso all’Ordine sacro. Ma in realtà questa visione limiterebbe le prospettive, ci orienterebbe a clericalizzare le donne, diminuirebbe il grande valore di quanto esse hanno già dato e sottilmente provocherebbe un impoverimento del loro indispensabile contributo». Del resto, nelle tensioni ricorrenti fra riformatori e conservatori, è come se Francesco volesse offrire in tutto il testo un punto di equilibrio.

I quattro sogni

All’inizio, il Papa scrive di «voler presentare ufficialmente il documento» del Sinodo, invita «a leggerlo integralmente», ma spiega di non volere «sviluppare qui tutte le questioni abbondantemente esposte», dice : «Non intendo sostituirlo né ripeterlo». E chiarisce: «Desidero solo offrire un breve quadro di riflessione che incarni nella realtà amazzonica una sintesi di alcune grandi preoccupazioni che ho già manifestato nel documenti precedenti». Così il documento è scandito da quattro «sogni» del Papa: « Sogno un’Amazzonia che lotti per i diritti dei più poveri, dei popoli originari, degli ultimi, dove la loro voce sia ascoltata e la loro dignità sia promossa. Sogno un’Amazzonia che difenda la ricchezza culturale che la distingue, dove risplende in forme tanto varie la bellezza umana. Sogno un’Amazzonia che custodisca gelosamente l’irresistibile bellezza naturale che l’adorna, la vita traboccante che riempie i suoi fiumi e le sue foreste. Sogno comunità cristiane capaci di impegnarsi e di incarnarsi in Amazzonia, fino al punto di donare alla Chiesa nuovi volti con tratti amazzonici».

Inculturazione

Durante il Sinodo i tradizionalisti hanno gridato al sacrilego per la presenza, durante una messa, di una figura lignea che rappresenta una donna incinta, la «Pachamama». Nell’Esortazione, Francesco spiega che «è possibile recepire in qualche modo un simbolo indigeno senza necessariamente qualificarlo come idolatrico: un mito carico di senso spirituale può essere valorizzato e non sempre considerato un errore pagano». Parla di inculturazione e ricorda che «ai suoi inizi la fede cristiana si è diffusa mirabilmente seguendo questa logica, che le ha permesso, a partire da una matrice ebraica, di incarnarsi nelle culture greca e romana e di assumere al suo passaggio differenti modalità». E d’altra parte chiarisce che «come cristiani non rinunciamo alla proposta di fede che abbiamo ricevuto dal Vangelo. Pur volendo impegnarci con tutti, fianco a fianco, non ci vergogniamo di Gesù Cristo». Scrive: «L’inculturazione eleva e conferisce pienezza. Certamente va apprezzato lo spirito indigeno dell’interconnessione e dell’interdipendenza di tutto il creato, spirito di gratuità che ama la vita come dono, spirito di sacra ammirazione davanti alla natura che ci oltrepassa con tanta vita. Tuttavia, si tratta anche di far sì che questa relazione con Dio presente nel cosmo diventi sempre più la relazione personale con un Tu che sostiene la propria realtà e vuole darle un senso, un Tu che ci conosce e ci ama». Il punto di equilibrio di Francesco è tutto nelle sue considerazioni sul senso della tradizione: «L’autentica Tradizione della Chiesa non è un deposito statico né un pezzo da museo, ma la radice di un albero che cresce. È la millenaria Tradizione che testimonia l’azione divina nel suo Popolo e ha la missione di mantenere vivo il fuoco più che di conservare le ceneri».