PERCHE’ IL VIRUS TRAVOLGE L’EST EUROPA

L’Ungheria può contare su ben cinque vaccini disponibili, dallo Sputnik al Pfizer-BioNTech, dall’AstraZeneca al Sinopharm passando per il Moderna, eppure deve fare i conti un vertiginoso aumento di casi. Un’impennata tanto imperiosa da costringere Viktor Orban a nuove misure restrittive. La Repubblica Ceca, da tempo considerata il “malato d’Europa” per eccellenza, ha vanificato gli ottimi sforzi nel contenimento della prima ondata, trasformandosi nella peggiore nazione al mondo per mortalità.

Un triste primato che Praga condivide con Varsavia, tanto che la Polonia è fresca di lockdown. Il minimo comun denominatore di questi tre Paesi riguarda le cosiddette varianti del Sars-CoV-2, più contagiose e quindi pericolose rispetto alla forma tradizionale del virus. In generale, l’Europa dell’Est ha attuato una massiccia campagna di vaccinazione, ma non riesce ancora a guarire dall’infezione. Anzi: come detto, le varie curve epidemiologiche sono tornate a salire, facendo riemergere gli spettri della passata primavera.

Dati da bollino rosso

Considerando il rapporto tra i decessi quotidiani e la popolazione, e citando i dati Johns Hopkins, notiamo come la Repubblica Ceca occupa la prima posizione al mondo di questa triste classifica. Il valore è emblematico: Praga conta 2.7 morti al giorno ogni 100 mila abitanti. E in tutto – al momento il 14 marzo – il governo ceco ha registrato ufficialmente 23.226 vittime. Segue la Slovacchia, con 1.79 morti e, più indietro, fa capolino anche l’Ungheria, con 1.47 vittime giornaliere per 100 mila abitanti.

L’Italia, alle prese con l’inasprimento delle misure restrittive e con nuovi casi in aumento, mantiene una media di 0.54 decessi quotidiani ogni 100 mila cittadini. A che cosa serve un dato del genere? Per capire la rapidità con la quale il Sars-CoV-2 uccide le persone e fa breccia nella popolazione. Più otteniamo un valore alto, e più la situazione è teoricamente grave. E, leggendo i numeri, la maggior parte dei Paesi dell’Est Europa è in seria difficoltà. Anche più del Brasile, grande “storico malato”.

Gli errori di Praga

La Repubblica Ceca è la seconda nazione al mondo per tasso di nuovi contagi, con una media settimanale di 105 casi al giorno su 100 mila persone (l’Italia è ferma a 36). Fonti locali raccontano di ospedali al collasso e una sanità sotto pressione da settimane. Il primo ministro, Andrej Babis, ha autorizzato lo Sputnik e varato un nuovo lockdown, nel tentativo di stabilizzare uno scenario da incubo. A detta degli esperti, la curva potrebbe presto iniziare a scendere, ma troppo lentamente rispetto a quel che servirebbe.

La Cnn ha provato a riassumere gli errori commessi da Praga, a cominciare dalle riaperture troppo frettolose, un dilagante scetticismo sulla necessità di indossare mascherine e fabbriche mai chiuse del tutto. “Il governo ha adottato la sfortunata strategia di prendere decisioni basate sulle capacità ospedaliere del momento, il che significa che spesso risultano troppo tardive”, ha spiegato Jan Kulveit, ricercatore senior presso il Future of Humanity Institute, un istituto di ricerca multidisciplinare presso l’Università di Oxford, in Inghilterra.

Ungheria e Polonia travolte dal virus

Le parole di Kulveit sono molto importanti. È lo stesso esperto a esplicarle ulteriormente: “C’è un’enorme differenza tra l’adozione puntuale delle misure e l’attesa di 10 giorni. Un ritardo di 10 giorni, quando il numero di riproduzioni è 1,4 significa un raddoppio dell’epidemia”. Dunque, le misure precauzionali prese in ritardo hanno contribuito a generare situazioni al limite del sostenibile.

In Ungheria si contano in media 150 decessi al giorno e ricoveri record. Eppure, l’11.9% della popolazione adulta ha ricevuto almeno una dose del vaccino (una percentuale più alta della media Ue pari al 7%). Situazione non dissimile in Polonia, dove le varianti stanno colpendo durissimo. A febbraio, il governo polacco aveva riaperto piste da sci, hotel, teatri e cinema. Adesso, forse per la troppa leggerezza con cui ha fatto ripartire il Paese, Varsavia si ritrova a fare i conti con un mezzo disastro sanitario.