Perché ci affascina così tanto l’eruzione di un vulcano in Islanda

Migliaia di persone, non solo islandesi, seguono in diretta la fuoriuscita continua della lava. Ci sono ragioni scientifiche più che sufficienti a giustificare da sole l'enorme interesse generato. Ma la scienza non spiega tutto Ci dev’essere un motivo se possiamo rimanere a lungo a fissare i ceppi che scoppiettano in un falò, e se certi video intitolati “Bellissimo caminetto rilassante – 8 ore in 4K” hanno milioni e milioni di visualizzazioni.

Ogni mezz’ora – nella parte centrale del giorno anche più spesso – qualcuno oscura la diretta dal vulcano. Individui giovani, soprattutto islandesi, soprattutto maschi, si piazzano davanti alla webcam della RÚV e si mettono, diciamo così, in posa. Si inginocchiano, allargano le braccia, fanno ciao con la manina, telefonano a un amico che, opportunamente informato, si gode lo scenografico saluto da casa. In alcuni casi, il videobomber ostruisce completamente la vista con un guanto o un berretto, mandando su tutte le furie la folta nonché sensibile comunità di guardoni della novella eruzione islandese. Un membro del gruppo Facebook Volcanocafe, tanto per fare un esempio, si è offerto di venire in Islanda a fare il guardiano di suddetta webcam: non retribuito, ma munito di mazza da baseball.

Indagare le ragioni che spingono alcuni nostri simili a inimicarsi così apertamente il prossimo sarebbe operazione meritoria, non v’è dubbio, tuttavia per i circoscritti scopi di questo articolo possiamo limitarci a considerare la presenza dei disturbatori del vulcano come una inevitabile conseguenza della legge dei grandi numeri, cioè del fatto che sono talmente tante le persone che si stanno riversando nella valle dell’eruzione (sorpreso dalla quantità di visitatori, uno dei responsabili della protezione civile ha candidamente dichiarato alcuni giorni fa di non credere che in Islanda vivesse così tanta gente) da rendere automatica la presenza tra di esse di qualche goliardo di sorta.

Concentriamoci allora sull’altra faccia della luna, o per meglio dire della webcam: su coloro che seguono da giorni le dirette dall’Islanda nella speranza di potersi godere l’eruzione in santa pace. Sono in media cinquemila gli spettatori collegati a ogni ora del giorno e della notte col canale YouTube della tv di stato. Qualche altro migliaio quelli che prediligono invece le due webcam installate in loco dal quotidiano Morgunblaðið, le quali hanno anche il pregio di essere dotate di microfono (o il difetto: dipende da quanta voglia uno abbia di incappare in escursionisti islandesi su di giri che discettano di chissà cosa col vulcano tonante in sottofondo). Perché lo fanno?

Cominciamo col dire che ci sono ragioni scientifiche più che sufficienti a giustificare da sole l’enorme interesse generato da questo vulcano. L’evento eruttivo cominciato nella tarda serata di venerdì 19 marzo nella valle di Geldingadalur è eccezionale per molteplici motivi. Erano quasi ottocento anni che un vulcano non entrava in attività nella penisola di Reykjanes, la protuberanza a sud-ovest dell’Islanda che ospita, tra le altre cose, la celeberrima Blue Lagoon e l’unico aeroporto internazionale del Paese. Significa, di riflesso, che quella in corso è una delle eruzioni vulcaniche più vicine alla capitale islandese che si ricordino. Ci vuole meno di un’ora per raggiungere il sito partendo dal centro di Reykjavík, e non è un dettaglio di poco conto: nel conglomerato urbano vivono complessivamente oltre duecentomila persone, due terzi dell’intera popolazione nazionale. Il clamoroso successo di pubblico è favorito anche dalla conformazione del luogo da cui la lava sta emergendo, che non è una montagna in senso stretto, ma una concavità altimetrica – una valle, appunto, per definizione circoscritta. Questa valle è localizzata a distanza di sicurezza dai centri abitati ma è al tempo stesso accessibile senza grandi patemi da pressoché chiunque, al punto che il vulcanologo Robin George Andrews ha definito l’eruzione di Geldingadalur “un esperimento scolastico di scienze”. Ci sono, infine, le qualità intrinseche del magma che, si è scoperto, risale da grandi profondità e con sorprendente costanza. Un ritmo blando in assoluto (circa 6 metri cubi al secondo, la portata di un fiumiciattolo) ma estremamente regolare, senza segni di rallentamento, a conferma del fatto che anche in geologia è valido l’adagio secondo cui chi va piano eccetera eccetera. Il geologo islandese Þorvaldur Þórðarson si è spinto ad affermare che ci sono le condizioni affinché l’evento in corso porti alla formazione di un vulcano a scudo paragonabile ai più massicci e antichi dell’isola, monti che tutti gli islandesi conoscono ma che prima d’ora nessuno aveva visto formarsi così, dal nulla, davanti ai propri occhi.

Fin qui le motivazioni della scienza. Occorre tuttavia escludere, per ragioni statistiche analoghe a quelle di poc’anzi sui goliardi, che sia questo tipo di raffinata attrazione intellettuale l’elemento in grado di sedurre la totalità degli spettatori di questa eruzione, sia quelli in presenza che quelli in DAD. C’è evidentemente qualcos’altro. Un fattore più condiviso, più primitivo, un richiamo che ha che fare col fuoco che brucia in generale, senza spingersi per forza a un passo da un vulcano. Ci dev’essere un motivo, insomma, se possiamo rimanere a lungo a fissare i ceppi che scoppiettano in un falò, e se certi video intitolati “Bellissimo caminetto rilassante – 8 ore in 4K” hanno milioni e milioni di visualizzazioni. Dice uno studio scientifico che intorno a un fuoco acceso la pressione arteriosa degli esseri umani tende ad abbassarsi, mentre il desiderio di raccontarsi storie – questo lo aggiunge un’altra ricerca – cresce notevolmente. Gro Pedersen, ricercatrice di geologia all’Università d’Islanda, mi ha detto una volta che secondo lei l’attrazione che esercitano su di noi le fiamme è intrigante perché “elementare, ma allo stesso tempo misteriosa”. La settimana scorsa, seduto su uno dei pendii della valle che fronteggiano il nuovo vulcano islandese, ho cercato di pensare a similitudini calzanti per la lava che avanzava placida sul muschio. Mi sono venute in mente due immagini: la prima era miele viscoso e zuccherino, la seconda pane in lievitazione, due tra le cose più docili che si possano concepire. Che stia proprio qui il segreto del fuoco, in questa sua minaccia travestita da mansuetudine? Fossi stato un uomo più coraggioso, sarei andato davanti alla webcam e avrei posto il quesito al mondo.