Parentali non più fantasma: lo Stato s’accorge della scuola libera

Fino a oggi Cenerentola nel sistema scolastico, per la prima volta dallo Stato arriva un timido riconoscimento delle scuole parentali: approvato un emendamento di Lega e Fratelli d'Italia nel Decreto scuola che equipara la modalità della Maturità e degli esami di III Media anche per gli studenti dell'istruzione famigliare. Ma il cammino per le scuole libere è ancora lungo: restano le discriminazioni per tutte le altre annate. Nasce un coordinamento di scuole cattoliche. 

È un piccolo emendamento nelle pieghe del più vasto Decreto Scuola, ma la sua approvazione segna un passaggio decisivo nel riconoscimento delle scuole parentali italiane. Bisogna vedere il bicchiere mezzo pieno, anche se la strada da percorrere è ancora tanta vista la palese discriminazione nella quale vivono, tra color che son sospesi, gli oltre 15mila studenti delle scuole parentali, che lo Stato considera di fatto dei privatisti.

Ieri però al Senato con l’approvazione del Decreto Scuola è passato anche un emendamento accorpato di Fratelli d’Italia e Lega per consentire agli studenti che devono sostenere la Maturità di poterlo fare secondo la modalità del colloquio orale come accadrà per gli altri studenti d’Italia delle scuole pubbliche, statali e paritarie. L’emendamento va a inserire nelle modalità di esecuzione della Maturità anche l’estensione all’articolo 1, comma 4 lettera B «per i candidati provenienti da percorsi di istruzione parentale».

È un piccolo passo, ma decisivo che proietta il neonato Coordinamento scuole familiari cattoliche, che ha richiesto l’intervento a diversi esponenti politici, come ente riconosciuto e con un suo peso politico nella battaglia per il riconoscimento dell’Istruzione Parentale, ancora una Cenerentola della scuola italiana, ma sempre più ricercata come presidio di libertà educativa.

Fino a ieri infatti i maturandi avrebbero dovuto sostenere un esame completo, vecchio stampo diciamo, senza tenere conto del fatto che con la pandemia, le modalità di svolgimento della Maturità sono cambiate per tutti. Una discriminazione, in sostanza.

L’emendamento, promosso dal senatore leghista Mario Pittoni e alla Camera dall’ex ministro della Famiglia Lorenzo Fontana consentirà lo stesso trattamento anche agli studenti di Terza media che potranno così sostenere l’esame come i coetanei.

La salita però è ancora ripida. Molti sono ancora gli elementi che penalizzano gli studenti delle “famigliari” rispetto ai coetanei al tempo del Covid.

A cominciare dal fatto che i maturandi rischiano di sostenere l’esame di Maturità molto dopo quelli degli altri e comunque probabimente non entro il 1 settembre. Colpa del fatto che il Miur ha fissato al 10 luglio gli esami di Ammissione all’esame di Stato che di solito si svolgono in primavera. Si tratta di un pre esame che costituisce un’ammissione alla Maturità.

In sostanza: con la fine della scuola dell’obbligo, le annate III e IV delle Superiori, non sono soggette a esame di Stato per il conseguimento dell’obbligo scolastico. Ma per poter dare la Maturità, lo studente della parentale deve sostenere la prova di idoneità per le annate mancanti. La prova si svolgerà il 10 luglio, quando i coetanei delle altre scuole saranno già maturi e di conseguenza l’esame dovrà sostenersi a Settembre, costringendo le famiglie a dover rinunciare alle agognate vacanze, ma soprattutto mettendo i ragazzi nella difficile situazione di non potersi iscrivere alle prove pre selettive per quelle facoltà universitarie che lo richiedono. Insomma: una discriminazione.

Così come quella che subiranno tutte le atre classi parentali: le Elementari, la I e II Media e la I e II Superiore. «Per loro non c’è alcuna certezza di poter dare l’esame a giugno come chiediamo e come è sempre accaduto», spiega alla Nuova BQ Maria Bonaretti, referente del coordinamento delle scuole parentali che raggruppa alcune tra le principali esperienza scolastiche famigliari che hanno dato vita a opere pionieristiche che sono cresciute fino al punto da essere dei punti di riferimento: l’Istruzione familiare ImmaginaChe di Sant’Ilario-Reggio Emilia; la scuola Parentale Giovanni Paolo II di Piacenza; la Scuola Libera Gilbert Keith Chesterton di San Benedetto del Tronto; l’Associazione di promozione sociale Gesù Maestro di Staggia Senese; il Centro educativo Santa Maria degli Angeli di Montecorvino Pugliano (Salerno); l’Istituto cattolico di istruzione parentale Maria Mater Sapientiae e la Giovanni paolo II entrambe di Trieste e la Scuola Familiare di Nomadelfia.

Realtà che fino allo scorso anno erano monadi nel panorama dell’home schooling, slegate le une dalle altre e che dall’anno scorso si sono riunite in un coordinamento resosi necessario per iniziare a farsi sentire a livello associativo e politico.