Papa Luciani, 42 anni fa l’elezione: manca il riconoscimento del miracolo e sarà beato

Nella Fondazione vaticana Giovanni Paolo I nasce un Comitato scientifico, coordinato dalla vice presidente Stefania Falasca: «La valenza storica di Luciani sia riscoperta e restituita con l’attenzione e la serietà dovute» Un pontificato troppo breve, sufficiente tuttavia a far «progredire la Chiesa lungo la dorsale di quelle che sono le strade maestre indicate dal Concilio: la risalita alle fonti del Vangelo e una rinnovata missionarietà, la collegialità, il servizio nella povertà ecclesiale, il dialogo con la contemporaneità, la ricerca dell’unità con i fratelli ortodossi, il dialogo interreligioso, la ricerca della pace»

«Ieri mattina io sono andato alla Sistina a votare tranquillamente. Mai avrei immaginato quello che stava per succedere… Io non ho né la sapientia cordis di Papa Giovanni, né la preparazione e la cultura di Papa Paolo, però sono al loro posto, devo cercare di servire la Chiesa. Spero che mi aiuterete con le vostre preghiere». Era il 26 agosto del 1978 quando il patriarca di Venezia, il cardinale Albino Luciani, veniva eletto sul Soglio di Pietro dai cardinali riuniti in Conclave. Con queste parole si presentava ai fedeli di tutto il mondo il giorno successivo. Prese il nome di Giovanni Paolo I: un doppio nome, per la prima volta nella storia bimillenaria della Chiesa, in ossequio ai suoi diretti predecessori: Giovanni XXIII che lo aveva consacrato vescovo, e Paolo VI che gli aveva concesso la porpora. Trentatré giorni, tanto durò il suo pontificato fino alla notte del 28 settembre 1978, quando il corpo del Pontefice fu ritrovato senza vita nell’appartamento privato.

Un pontificato troppo breve, sufficiente tuttavia a far «progredire la Chiesa lungo la dorsale di quelle che sono le strade maestre indicate dal Concilio: la risalita alle fonti del Vangelo e una rinnovata missionarietà, la collegialità, il servizio nella povertà ecclesiale, il dialogo con la contemporaneità, la ricerca dell’unità con i fratelli ortodossi, il dialogo interreligioso, la ricerca della pace», come ricorda il cardinale Beniamino Stella, prefetto della Congregazione per il Clero e postulatore della Causa di canonizzazione. «Papa Giovanni Paolo I è stato e rimane un punto di riferimento nella storia della Chiesa universale, la cui importanza è inversamente proporzionale alla durata del suo brevissimo pontificato», ricorda il cardinale su L’Osservatore Romano.

A distanza di 42 anni dall’elezione e dalla morte, si attende ora di vedere Luciani beato, desiderio manifestato da decenni da migliaia di fedeli. La Causa che farà salire il Pontefice veneto agli onori degli altari è giunta alle battute finali. «Attualmente è in corso il processo Super miro presso la Congregazione delle Cause dei Santi per il caso di una presunta guarigione straordinaria avvenuta per sua intercessione nel 2011 in Argentina, nella diocesi di Buenos Aires», spiega a Vatican Insider Stefania Falasca, vice postulatrice della Causa di canonizzazione e vice presidente della “Fondazione vaticana Giovanni Paolo I” istituita dal Papa ad aprile scorso, nonché autrice del fortunato volume “Cronaca di una morte” – ora nuovamente edito dalla LEV e nella collana della Fondazione – nel quale sono state chiarite definitivamente le cause del decesso improvviso di Luciani e dunque sotterrate le innumerevoli «leggende nere» fiorite nel tempo.

Con il riconoscimento del miracolo si concluderà il processo iniziato in forma solenne nella cattedrale di Belluno il 23 novembre 2003, a venticinque anni esatti dalla morte di Luciani. Un tempo lunghissimo rispetto agli altri Papi del Novecento, canonizzati pochi anni dopo la morte. Giovanni Paolo I è stato forse l’unico Papa a dover attendere così tanto per l’apertura della sua Causa: «Eppure le richieste per la sua introduzione cominciarono a pervenire da ogni parte del mondo alla diocesi natale di Belluno-Feltre già subito dopo la morte», ricorda Falasca. Si parla di migliaia di lettere di «Santo subito!» indirizzate all’allora vescovo Maffeo Ducoli ed attualmente conservate presso l’Archivio della Curia di Belluno.

Tutto materiale confluito nella ricca documentazione raccolta per il processo di canonizzazione. Sia nella fase dell’inchiesta diocesana, avviata nella diocesi nativa di Belluno-Feltre e non presso il Vicariato di Roma; sia nella fase romana, per la quale la Congregazione dei Santi chiese un supplemento d’indagine – a causa di alcune lacune dovute proprio all’apertura tardiva della Causa – che permise di acquisire le deposizioni di 21 testimoni (oltre ai 167 già ascoltati). Tra questi anche, con un unicum storico, Benedetto XVI.

Dopo un lavoro scientifico e redazionale di otto anni, sulla base di un’investigazione che ha interessato più di 70 archivi in trenta diverse località e con il contributo fondamentale delle nipoti Lina Petri e Pia Luciani, è stata redatta la “Positio”, consegnata il 17 ottobre 2016 nella Congregazione dei Santi. Nel novembre 2017 la Causa sì è conclusa con il decreto di venerabilità di Papa Luciani sancito da Francesco.

Manca solo il riconoscimento del miracolo

Adesso, manca l’ultimo step necessario per la beatificazione che è il riconoscimento di un miracolo. «L’iter giudiziale è giunto alle sessioni di esami conclusive», spiega la vice postulatrice, «bisogna attendere i consueti tempi previsti dalla prassi».

Prematuro prevedere una data per la beatificazione, seppur sia plausibile che possa celebrarsi il prossimo anno. Quanto al luogo della cerimonia, Papa Francesco ad una delegazione della cittadina veneta incontrata a gennaio durante un’udienza generale, ha detto: «Ci vediamo a Belluno per la beatificazione di Papa Luciani». Al momento, però, non vi è alcuna conferma a riguardo.

Fondazione vaticana Giovanni Paolo I, nasce un Comitato scientifico

Intanto prosegue il lavoro della Fondazione istituita da Francesco con Rescriptum ex audentia il 17 febbraio scorso per favorire a livello internazionale la ricerca, gli studi e l’approfondimento su pensiero e insegnamenti di Giovanni Paolo I.

Il 3 luglio, il presidente il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, ha nominato un Comitato Scientifico con personalità «di comprovata competenza ed esperienza». I membri sono: il filologo Carlo Ossola del Collège de France di Parigi; il professor Dario Vitali, ordinario di Ecclesiologia e direttore del dipartimento di Teologia Dogmatica della Gregoriana; monsignor Gilfredo Marengo, vice preside dell’Istituto Giovanni Paolo II per Matrimonio e famiglia; il professor Mauro Velati, collaboratore della Fondazione per le Scienze religiose Giovanni XXIII; don Diego Sartorelli, direttore della Biblioteca e dell’Archivio storico del Patriarcato di Venezia; Loris Serafini, archivista, direttore del Museo Albino Luciani di Canale d’Agordo. «Cooptati» per competenze anche il prefetto dell’Archivio Apostolico Vaticano, monsignor Sergio Pagano, e il prefetto della Biblioteca vaticana, monsignor Cesare Pasini.

A coordinare il Comitato è la vice presidente Falasca, che spiega: «L’istituzione della Fondazione Vaticana è un atto importante e doveroso affinché la valenza storica di Papa Luciani possa essere riscoperta e restituita appieno con l’attenzione e la serietà dovute. Giovanni Paolo I non ha avuto fino ad oggi istituti o enti che si facessero carico di custodire e diffondere la memoria, incentivando la ricerca sulla sua opera, il suo pensiero». «Oggi – prosegue – dobbiamo prendere atto di questo e cioè che grazie alla Causa – che ha consentito la ricerca e l’acquisizione delle fonti, le sole che permettono di parlare in termini scientifici – tali termini sono stati possibili. È necessario pertanto che il patrimonio degli scritti acquisiti attraverso lo scavo archivistico resosi possibile proprio grazie all’avvio della Causa, sia studiato e tutelato dalla Fondazione».

«Molto c’è da fare, pensando alla mole delle carte da studiare, dalle agende autografe da trascrivere, agli appunti a tema, della corrispondenza», spiega ancora la coordinatrice del Comitato. «Penso in particolare alla mole della documentazione dell’Archivio personale di Luciani conservato presso l’Archivio storico del patriarcato di Venezia, un bagaglio personale che aveva sempre accompagnato i suoi passaggi nelle diverse sedi episcopali e giunse anche nell’appartamento pontificio l’indomani della sua elezione al Soglio di Pietro».