Papa Francesco vola in Thailandia: da Hong Kong al nucleare, i grandi temi del suo quarto viaggio in Asia

Riserbo di Bergoglio sul volo per Bangkok. La situazione diplomatica non è mai stata così delicata, ma ci si aspetta che il Pontefice rompa il silenzio sulla repressione cinese. Bergoglio ha l’aria seria, appare più trattenuto del solito, non si concede battute. Il Papa torna in Oriente per la quarta volta, dopo i viaggi in Corea (2014), Sri Lanka e Filippine (2015) e in Myanmar e Bangladesh (2017), ma la situazione diplomatica non è mai stata così delicata. Dialogo con buddisti e scintoisti, turismo sessuale e sfruttamento dei minori, pena di morte, pericolo nucleare, disarmo e pace mondiale: nella settimana di viaggio i temi importanti non mancheranno, ma sullo sfondo resta la questione cinese

Sull’aereo che lo porta in Thailandia – undici ore e mezzo di volo fino a mercoledì mattina – Francesco saluta uno ad uno i giornalisti ma mantiene un riserbo assoluto, non è il momento delle domande, «ne parlerò al momento opportuno» mormora a un giornalista giapponese che gli chiede di Fukushima.

I grandi temi

Bergoglio ha l’aria seria, appare più trattenuto del solito, non si concede battute. Il Papa torna in Oriente per la quarta volta, dopo i viaggi in Corea (2014), Sri Lanka e Filippine (2015) e in Myanmar e Bangladesh (2017), ma la situazione diplomatica non è mai stata così delicata. Dialogo con buddisti e scintoisti, turismo sessuale e sfruttamento dei minori, pena di morte, pericolo nucleare, disarmo e pace mondiale: nella settimana di viaggio i temi importanti non mancheranno, ma sullo sfondo resta la questione cinese. Dalla Thailandia al Giappone, sabato, Francesco sorvolerà sia la Cina sia Hong Kong e invierà dall’aereo telegrammi di saluto ai governi. Ci si aspetta che il pontefice rompa il silenzio sulla repressione cinese ad Hong Kong. Il momento è complicato.

 

La posizione degli Usa

Fin dall’inizio, l’amministrazione degli Stati Uniti ha guardato con sospetto e ostilità al dialogo tra Vaticano e Pechino e allo storico accordo provvisorio sulla nomina dei vescovi, sottoscritto da Santa Sede e governo cinese il 22 settembre 2018, dopo decenni di trattative faticose. Negli ultimi mesi gli Usa hanno sperato che il Vaticano prendesse una posizione netta in favore delle proteste a Hong Kong e contro Pechino. C’è anche una parte della Chiesa che ha contestato la strategia di dialogo del Papa e del segretario di Stato Pietro Parolin, a cominciare dal cardinale emerito di Hong Kong, Joseph Zen, 87 anni, capofila degli oppositori ecclesiastici all’accordo. Nel caso, il Papa potrebbe invitare al dialogo e al confronto, mettendo in guardia da ogni violenza. La prudenza diplomatica della Chiesa di Francesco, del resto, si spiega con una attenzione pastorale e si misura con la storia: la Cina e il suo popolo come «futuro della Chiesa», la prosecuzione di una missione iniziata dai confratelli gesuiti di Bergoglio, a cominciare da padre Matteo Ricci, più di quattro secoli fa.

 

Il nucleare

Poi c’è la preoccupazione di Francesco per il clima planetario da nuova «guerra fredda», i timori di una «terza guerra mondiale, combattuta a pezzi» che domenica, come un monito ai potenti della Terra, lo porteranno a visitare Hiroshima e Nagasaki e pronunciare un messaggio contro le armi nucleari. Francesco ne ha già parlato nel videomessaggio ai giapponesi registrato ala vigilia del viaggio: «Insieme a voi prego perché il potere distruttivo delle armi nucleari non torni a scatenarsi mai più nella storia dell’umanità. Usare le armi nucleari è immorale. Confido che la mia visita vi incoraggi nel cammino del rispetto mutuo e dell’incontro che conduce a una pace sicura e che dura nel tempo, che non torna indietro. La pace ha questo di bello, che quando è reale, non indietreggia: la si difende con i denti».
L’arrivo di Francesco a Bangkok è previsto alle 6,30 italiane di mercoledì, mezzogiorno e mezzo in Thailandia. Il Papa, dopo l’accoglienza in aeroporto, andrà a riposarsi nella nunziatura, la visita di fatto comincerà giovedì.