Papa Francesco incontra 550 “nonni” da tutto il mondo: la vecchiaia è un privilegio, non un malattia

Udienza ai partecipanti al Congresso internazionale “La ricchezza degli anni”: «Gli anziani non sono un archivio ammuffito, ma il futuro della Chiesa»

«La vecchiaia non è una malattia, è un privilegio». E gli anziani non sono «un archivio ammuffito», ma «il presente e il domani» della società e della Chiesa. Una folla di teste canute gremisce la Sala Clementina, dove Papa Francesco incontra 550 anziani, provenienti da oltre 60 Paesi, che partecipano al primo Congresso internazionale di pastorale degli anziani dal titolo “La ricchezza degli anni”. Organizzato dal Dicastero per Laici, famiglia e vita, l’appuntamento si è svolto dal 29 al 31 gennaio presso l’istituto Augustinianum di Roma, a pochi passi da San Pietro. Questa mattina l’udienza con il Papa a suggellare i tre giorni di lavori che hanno visto gli interventi, tra gli altri, di Giuseppe De Rita, presidente del Censis, Marco Impagliazzo, presidente di Sant’Egidio, e Maria Voce, presidente dei Focolari.

Nel suo discorso Francesco – rimarcando l’appello, già espresso in tante altre occasioni lungo il suo pontificato, a non emarginare ma anzi valorizzare chi è più avanti negli anni – parte da un’analisi della realtà attuale per sottolineare come, in poco tempo, sia mutato il tessuto sociale. «Nel ventunesimo secolo, la vecchiaia è divenuta uno dei tratti distintivi dell’umanità. Nel giro di pochi decenni, la piramide demografica – che un tempo poggiava su un gran numero di bambini e giovani e aveva al suo vertice pochi anziani – si è invertita. Se un tempo gli anziani avrebbero potuto popolare un piccolo stato, oggi potrebbero popolare un intero continente», osserva Bergoglio. In tal senso, afferma, «l’ingente presenza degli anziani costituisce una novità per ogni ambiente sociale e geografico del mondo».

E se per molti la vecchiaia «è l’età in cui cessa l’impegno produttivo, le forze declinano e compaiono i segni della malattia, del bisogno di aiuto e l’isolamento sociale», mentre per tanti «è l’inizio di un lungo periodo di benessere psico-fisico e di libertà dagli obblighi lavorativi», rimane il problema di restituire un senso a questa fase della vita, che per alcune persone può essere lunga.

Francesco denuncia, in quest’ottica, «il disorientamento sociale e, per molti versi, l’indifferenza e il rifiuto che le nostre società manifestano nei confronti degli anziani». Essi, dice, «chiamano non solo la Chiesa, ma tutti, ad una seria riflessione per imparare a cogliere e ad apprezzare il valore della vecchiaia». Infatti, mentre, da un lato, «gli Stati devono affrontare la nuova situazione demografica sul piano economico», dall’altro, «la società civile ha bisogno di valori e significati per la terza e la quarta età».

Il Papa chiede quindi di «mutare le nostre abitudini pastorali per saper rispondere alla presenza di tante persone anziane nelle famiglie e nelle comunità». Al contempo, bisogna modificare anche il linguaggio che si usa nel parlare di loro: «Quando pensiamo agli anziani e parliamo di loro, tanto più nella dimensione pastorale, dobbiamo imparare a modificare un po’ i tempi dei verbi. Non c’è solo il passato, come se, per gli anziani, esistessero solo una vita alle spalle e un archivio ammuffito. No. Il Signore può e vuole scrivere con loro anche pagine nuove, pagine di santità, di servizio, di preghiera…».

«Oggi vorrei dirvi che anche gli anziani sono il presente e il domani della Chiesa», afferma Papa Francesco. «Sì, sono anche il futuro di una Chiesa che, insieme ai giovani, profetizza e sogna!». Allora è proprio alla Chiesa che spetta il compito di andare incontro a tutti i «nonni»: «Uscite per le strade delle vostre parrocchie e andate a cercare gli anziani che vivono soli. La vecchiaia non è una malattia, è un privilegio! La solitudine può essere una malattia, ma con la carità, la vicinanza e il conforto spirituale possiamo guarirla».

Non solo, insiste Bergoglio, gli anziani sono «l’anello indispensabile per educare alla fede i piccoli e i giovani». Invece, «al giorno d’oggi, nelle società secolarizzate di molti Paesi, le attuali generazioni di genitori non hanno, per lo più, quella formazione cristiana e quella fede viva, che invece i nonni possono trasmettere ai loro nipoti». Pertanto, esorta il Pontefice, «dobbiamo abituarci a includerli nei nostri orizzonti pastorali e a considerarli, in maniera non episodica, come una delle componenti vitali delle nostre comunità». Perché essi «non sono solo persone che siamo chiamati ad assistere e proteggere per custodire la loro vita, ma possono essere attori di una pastorale evangelizzatrice, testimoni privilegiati dell’amore fedele di Dio».

Da qui un preciso mandato: far sì che un convegno come quello di questi giorni non sia «una iniziativa isolata» e prendere, senza timore, l’iniziativa per aiutare vescovi e Diocesi «a promuovere il servizio pastorale agli anziani e con gli anziani». «Non vi scoraggiate, andate avanti! Il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita continuerà ad accompagnarvi in questo lavoro».