Papa Francesco: “Il popolo italiano sia unito, non si abbatta per le difficoltà”

Il Pontefice nel discorso ai diplomatici del mondo lancia l’allarme scuola: la pandemia ha provocato una catastrofe educativa, “non si può rimanere inerti” La pandemia, «che ci ha costretto a lunghi mesi di isolamento e spesso di solitudine, ha fatto emergere la necessità che ogni persona ha di avere rapporti umani. Penso anzitutto agli studenti, che non sono potuti andare regolarmente a scuola o all’università». E l'aumento della «didattica a distanza ha comportato pure una maggiore dipendenza dei bambini e degli adolescenti da internet e in genere da forme di comunicazione virtuali».

Uno degli appelli più accorati che il Papa lancia incontrando i diplomatici è «per gli studenti che non sono potuti andare regolarmente a scuola»: la pandemia ha dato luogo a una «catastrofe educativa, non si può rimanere inerti». Nell’appuntamento annuale che spesso delinea la geopolitica vaticana, oggi Francesco, ricordando Dante, dedica anche un pensiero speciale al «popolo italiano», affinché «sia unito e non si abbatta per le difficoltà».

Nel suo discorso al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, accolto nell’«Aula delle Benedizioni», il Pontefice osserva che «indubbiamente tutti aspiriamo a riprendere quanto prima i contatti in presenza, e il nostro ritrovarci oggi intende essere un segno di buon auspicio in tal senso. Parimenti, è mio desiderio riprendere a breve i Viaggi Apostolici, cominciando con quello in Iraq, previsto nel marzo prossimo». I viaggi «costituiscono, infatti, un aspetto importante della sollecitudine del Successore di Pietro per il Popolo di Dio sparso in tutto il mondo, come pure del dialogo della Santa Sede con gli Stati». Inoltre, «essi sono spesso l’occasione propizia per approfondire, in spirito di condivisione e di dialogo, il rapporto tra religioni diverse». Nel nostro tempo «il dialogo interreligioso è una componente importante nell’incontro fra popoli e culture. Quando è inteso non come rinuncia alla propria identità, ma come occasione di maggiore conoscenza e arricchimento reciproco, esso costituisce un’opportunità per i leader religiosi e per i fedeli delle varie confessioni e può sostenere l’opera dei leader politici nella loro responsabilità di edificare il bene comune».

Il 22 ottobre scorsa la Santa Sede «e la Repubblica Popolare Cinese hanno concordato di prolungare, per altri due anni, la validità dell’Accordo Provvisorio sulla nomina dei Vescovi in Cina, firmato a Pechino nel 2018», ricorda Bergoglio. Si tratta di un’intesa «di carattere essenzialmente pastorale e la Santa Sede auspica che il cammino intrapreso prosegua, in spirito di rispetto e di fiducia reciproca, contribuendo ulteriormente alla soluzione delle questioni di comune interesse».

Il Papa riflette poi sulla pandemia: la crisi sanitaria del Covid «ci ricorda il diritto alla cura», e in questa prospettiva «rinnovo il mio appello affinché ad ogni persona umana siano offerte le cure e l’assistenza di cui abbisogna». Non può essere «infatti la logica del profitto a guidare un campo così delicato quale quello dell’assistenza sanitaria e della cura. Esorto pertanto tutti gli Stati a contribuire attivamente alle iniziative internazionali volte ad assicurare una distribuzione equa dei vaccini, non secondo criteri puramente economici, ma tenendo conto delle necessità di tutti, specialmente di quelle delle popolazioni più bisognose». Secondo il Pontefice, comunque, «l’accessibilità dei vaccini deve essere sempre accompagnata da comportamenti personali responsabili tesi a impedire il diffondersi della malattia, attraverso le necessarie misure di prevenzione a cui ci siamo ormai abituati in questi mesi. Sarebbe fatale riporre la fiducia solo nel vaccino, quasi fosse una panacea che esime dal costante impegno del singolo per la salute propria e altrui».

Francesco poi avverte: «Non è solo l’essere umano ad essere malato, lo è anche la nostra Terra. La pandemia ci ha mostrato ancora una volta quanto anch’essa sia fragile e bisognosa di cure». Il Vescovo di Roma medita sul tema della «crisi ambientale» causata da «un indiscriminato sfruttamento delle risorse naturali»: una dimensione «molto più complessa e permanente» della crisi sanitaria, e che «richiede soluzioni condivise di lungo periodo». In particolare, il Pontefice auspica «che la prossima Conferenza delle Nazioni Unite sul clima (COP26), prevista a Glasgow nel novembre prossimo, consenta di trovare un’intesa efficace per affrontare le conseguenze del cambiamento climatico. È questo il tempo di agire, poiché possiamo già toccare con mano gli effetti di una protratta inazione».

Sulla «crisi economica e sociale» innescata dalla pandemia «oggi meno che mai si può pensare di fare da sé. Occorrono iniziative comuni e condivise anche a livello internazionale, soprattutto a sostegno dell’occupazione e a protezione delle fasce più povere della popolazione». Il Papa ritiene «significativo l’impegno dell’Unione Europea e dei suoi Stati membri, che pur tra le difficoltà, hanno saputo mostrare che si può lavorare con impegno per raggiungere compromessi soddisfacenti a vantaggio di tutti i cittadini». Lo stanziamento «proposto dal piano Next Generation EU rappresenta un significativo esempio di come la collaborazione e la condivisione delle risorse in spirito di solidarietà siano non solo obiettivi auspicabili, ma realmente accessibili». Secondo Francesco, è necessario «che sia assicurata a tutti la stabilità economica per evitare le piaghe dello sfruttamento e contrastare l’usura e la corruzione, che affliggono molti Paesi nel mondo, e tante altre ingiustizie che si consumano ogni giorno di fronte agli occhi stanchi e distratti della nostra società contemporanea». La congiuntura che «stiamo attraversando sia analogamente di stimolo per condonare, o perlomeno ridurre, il debito che grava sui Paesi più poveri e che di fatto ne impedisce il recupero e il pieno sviluppo».

Dalla seconda guerra mondiale il mondo «non aveva ancora assistito a un aumento così drammatico del numero di rifugiati, come quello che vediamo oggi», denuncia Jorge Mario Bergoglio. È perciò «urgente che si rinnovi l’impegno per la loro protezione, come pure per quella degli sfollati interni e di tutte le persone vulnerabili costrette a fuggire dalla persecuzione, dalla violenza, dai conflitti e dalle guerre». A questo proposito, «nonostante gli importanti sforzi compiuti dalle Nazioni Unite nella ricerca di soluzioni e proposte concrete per affrontare in modo coerente il problema degli sfollamenti forzati, la Santa Sede esprime la propria preoccupazione per la situazione degli sfollati in diverse parti del mondo». Il Papa si riferisce «anzitutto all’area centrale del Sahel, dove, in meno di due anni, il numero degli sfollati interni è aumentato di venti volte». Francesco sottolinea «con interesse la negoziazione del Nuovo Patto dell’Unione Europea sulla migrazione e l’asilo, pur osservando che politiche e meccanismi concreti non funzioneranno se non saranno sostenuti dalla necessaria volontà politica e dall’impegno di tutte le parti in causa, compresi la società civile e i migranti stessi».

Per il Vescovo di Roma lo sviluppo di una «coscienza democratica esige che si superino i personalismi e prevalga il rispetto dello stato di diritto. Il diritto è infatti il presupposto indispensabile per l’esercizio di ogni potere e deve essere garantito dagli organi preposti indipendentemente dagli interessi politici dominanti». Lo afferma toccando l’argomento «crisi della politica», che da tempo «sta investendo molte società e i cui laceranti effetti sono emersi durante la pandemia». Uno dei fattori «emblematici di tale crisi è la crescita delle contrapposizioni politiche e la difficoltà, se non addirittura l’incapacità, di ricercare soluzioni comuni e condivise ai problemi che affliggono il nostro pianeta». È una tendenza a cui «si assiste ormai da tempo e che si diffonde sempre più anche in Paesi di antica tradizione democratica. Mantenere vive le realtà democratiche è una sfida di questo momento storico, che interessa da vicino tutti gli Stati». Il Pontefice cita il caso del Myanmar, al cui popolo esprime «affetto e vicinanza», ma a suo avviso la crisi riguarda anche «Paesi di lunga tradizione democratica». Inoltre, «certamente, non si può tacere che nel corso degli ultimi anni il sistema multilaterale ha mostrato anche alcuni limiti. La pandemia è un’occasione da non sprecare per pensare e attuare riforme organiche, affinché le Organizzazioni internazionali ritrovino la loro vocazione essenziale a servire la famiglia umana per preservare la vita di ogni persona e la pace». Tra i «segni incoraggianti», invece, Francesco indica «l’entrata in vigore, alcuni giorni fa, del Trattato per la Proibizione delle Armi Nucleari».

Il Pontefice dice di non poter «dimenticare un’altra grave piaga di questo nostro tempo: il terrorismo, che ogni anno miete in tutto il mondo numerose vittime tra la popolazione civile inerme. Purtroppo, il numero degli attentati è andato intensificandosi negli ultimi vent’anni, colpendo diversi Paesi in tutti i continenti. Mi riferisco in modo particolare al terrorismo che colpisce soprattutto nell’Africa sub-sahariana, ma anche in Asia e in Europa». Il pensiero del Papa «va a tutte le vittime e ai loro familiari, che si sono visti strappare persone care da una violenza cieca, motivata da ideologiche distorsioni della religione. Peraltro, gli obiettivi di tali attacchi sono spesso proprio i luoghi di culto, in cui sono raccolti fedeli in preghiera. A tale riguardo, vorrei sottolineare che la protezione dei luoghi di culto è una conseguenza diretta della difesa della libertà di pensiero, di coscienza e di religione ed è un dovere per le Autorità civili, indipendentemente dal colore politico e dall’appartenenza religiosa».

Poi Francesco rileva un’altra forte emergenza e lancia un monito: «Assistiamo a una sorta di “catastrofe educativa”, davanti alla quale non si può rimanere inerti, per il bene delle future generazioni e dell’intera società». La pandemia, «che ci ha costretto a lunghi mesi di isolamento e spesso di solitudine, ha fatto emergere la necessità che ogni persona ha di avere rapporti umani. Penso anzitutto agli studenti, che non sono potuti andare regolarmente a scuola o all’università». E l’aumento della «didattica a distanza ha comportato pure una maggiore dipendenza dei bambini e degli adolescenti da internet e in genere da forme di comunicazione virtuali».

E nel ricordare il grande poeta fiorentino, Dante Alighieri, «di cui quest’anno ricorre il settimo centenario della morte», vuole «anche rivolgere un particolare pensiero al popolo italiano, che per primo in Europa si è trovato a confrontarsi con le gravi conseguenze della pandemia, esortandolo a non lasciarsi abbattere dalle presenti difficoltà, ma a lavorare unito per costruire una società in cui nessuno sia scartato o dimenticato».

Il 2021 è un tempo «da non perdere – ammonisce – E non sarà sprecato nella misura in cui sapremo collaborare con generosità e impegno. In questo senso ritengo che la fraternità sia il vero rimedio alla pandemia e ai molti mali che ci hanno colpito. Fraternità e speranza sono come medicine di cui oggi il mondo ha bisogno, al pari dei vaccini».