Papa Francesco: Dio fa rinascere la tenerezza, i robot non ci riusciranno mai

Udienza generale: «Il Natale non deve ridursi ad una festa solamente sentimentale o consumistica, ricca di regali e auguri ma povera di fede e umanità»

«Abbiamo bisogno di tanta tenerezza, di carezze umane davanti a tante miserie…». All’ultima udienza generale prima del Natale, Papa Francesco sottolinea che la festa della nascita di Gesù «non deve ridursi ad una festa solamente sentimentale o consumistica, ricca di regali e di auguri ma povera di fede cristiana ed anche povera di umanità». Per rafforzare il concetto, il Papa racconta di un recente colloquio sull’intelligenza artificiale che ha avuto con alcuni scienziati, ai quali ha chiesto cos’è che i robot non riusciranno mai a fare: la tenerezza, è stata la risposta dei suoi interlocutori, «e questo – ha chiosato Jorge Mario Bergoglio – è quello che ci porta a Dio oggi».

«Alla scuola di San Francesco d’Assisi – ha detto il Papa che l’anno scorso ha firmato la lettera apostolica “Admirabile signum” sul presepe – possiamo diventare un po’ bambini rimanendo a contemplare la scena della Natività, e lasciare che rinasca in noi lo stupore per il modo “meraviglioso” in cui Dio ha voluto venire nel mondo. Chiediamo la grazia dello stupore davanti a questo mistero, a questa realtà così tenera, così bella, così vicina a nostri cuori. Che il Signore ci dia grazia di stupore per incontrarlo, per avvicinarci a lui, per avvicinarci a tutti noi. Questo farà rinascere in noi la tenerezza».

«L’altro giorno – ha aggiunto Francesco, rivolto ai fedeli collegati via streaming alla Biblioteca del Palazzo apostolico – parlando con alcuni scientisti si parlava sull’intelligenza artificiale e sui robot: ci sono robot programmati per tutto, e questo va avanti. E io dissi loro: ma quale cosa sarà che i robot mai potranno fare? E loro hanno pensato, hanno fatto proposte, ma alla fine sono rimasti d’accordo in una cosa: la tenerezza: questo il robot non potranno farlo. E questo è quello che ci porta a Dio oggi, un modo meraviglioso in cui Dio è voluto venire al mondo, e questo fa rinascere in noi la tenerezza, la tenerezza umana che è vicina a quella di Dio… E oggi abbiamo bisogno di tanta tenerezza, di carezze umane davanti a tante miserie. Se la pandemia ci ha costretto a stare più distanti, Gesù, nel presepe, ci mostra la via della tenerezza per essere vicini, per essere umani. Seguiamo questa strada. Buon Natale!».

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Il Natale, ha detto il Pontefice argentino, «è diventato una festa universale, e anche chi non crede percepisce il fascino di questa ricorrenza. Il cristiano, però, sa che il Natale è un avvenimento decisivo, un fuoco perenne che Dio ha acceso nel mondo, e non può essere confuso con le cose effimere. È importante che esso non si riduca a festa solamente sentimentale o consumistica. Domenica scorsa – ha rimarcato Francesco – ho attirato l’attenzione su questo problema sottolineando che il consumismo ci ha sequestrato il Natale: no, il Natale non deve ridursi ad una festa solamente sentimentale o consumistica, ricca di regali e di auguri ma povera di fede cristiana e anche povera di umanità. Pertanto, è necessario arginare una certa mentalità mondana, incapace di cogliere il nucleo incandescente della nostra fede, che è questo: “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità”. È questo il nocciolo del Natale, anzi: è la verità del Natale, non ce n’è un’altra».

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Quello che Dio fa con il Natale è «un dono di grazia, pura grazia, senza merito nostro», ha detto il Papa, citando un padre della Chiesa («Cercate il merito e non troverete altra cosa che grazia»): «Un dono di grazia che riceviamo attraverso la semplicità e l’umanità del Natale e può rimuovere dai nostri cuori e dalle nostre menti il pessimismo, che oggi si è diffuso in più a causa della pandemia. Possiamo superare quel senso di smarrimento inquietante, non lasciarci sopraffare dalle sconfitte e dai fallimenti, nella ritrovata consapevolezza che quel Bambino umile e povero, nascosto e inerme, è Dio stesso, fattosi uomo per noi. Il Concilio Vaticano II, in un celebre passo della Costituzione sulla Chiesa nel mondo contemporaneo (Gaudium et Spes, ndr), ci dice che questo avvenimento riguarda ognuno di noi: Gesù è nato più di 2000 anni fa e riguarda te, te, te, ognuno di noi. “Con l’Incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo. Ha lavorato con mani d’uomo, ha pensato con mente d’uomo, ha agito con volontà d’uomo, ha amato con cuore d’uomo. Nascendo da Maria Vergine, Egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché nel peccato”».

«Gesù – ha detto Jorge Mario Bergoglio – è uno di noi, Dio in Gesù è uno di noi. Questa realtà ci dona tanta gioia e tanto coraggio. Dio non ci ha guardato dall’alto, da lontano, non ci è passato accanto, non ha avuto ribrezzo della nostra miseria, non si è rivestito di un corpo apparente, ma ha assunto pienamente la nostra natura e la nostra condizione umana». A partire dalla tenerezza, «la tenerezza umana che è vicina a quella di Dio».