Pakistan. Ricercatore universitario condannato a morte per blasfemia

Junaid Hafeez, islamico di 33 anni, era stato arrestato il 13 marzo del 2014 on l'accusa di aver postato su Facebook commenti denigratori nei confronti del profeta Maometto

Un tribunale distrettuale pachistano ha condannato a morte in Pakistan Junaid Hafeez, assistente universitario, intellettuale, attivista per i diritti umani e a sua volta simbolo della condanna alla “legge antiblasfemia”, usata spesso in modo pretestuoso e opportunistico.

Accusato di avere apprezzato e diffuso posizioni offensive verso la sua stessa fede musulmana via Facebook e per questo arrestato nel 2013 a 27 anni di età, Junaid Hafeez è vissuto da allora in isolamento nel carcere di Multan, sotto la costante minaccia di uccisione. Il suo è diventato un caso emblematico, sia per la virulenza con cui gli estremisti religiosi ne hanno cercato la condanna e la morte, sia per le caratteristiche del giudizio che ha portato oggi i giudici a decidere per la pena capitale. Più volte negli anni, almeno otto, la corte è stata sostituita e ogni richiesta di accelerare il procedimento, come pure di cambiare la prigione in quella meno esposta di Lahore è caduta nel vuoto.

Nel maggio 2014, il suo avvocato, Rashid Rehman, è stato ucciso da due sicari per non avere rinunciato alla difesa di Hafeez, e ogni appello della Commissione pachistana per i Diritti umani, come pure di altre organizzazioni nazionali e straniere è caduta nel vuoto.

Una condanna alal massima peno non è inusuale al primo livello di giudizio e anche per lui l’appello potrebbe risultare in una condanna più mite o nell’assoluzione. Tuttavia, la prima domanda che in molti si fanno è: quanto dovrà ancora attendere? E la seconda, spontanea, se nel frattempo riuscirà a sopravvivere alla dura detenzione e fanatismo omicida.