Ora pensiamo al sacrificio di chi si è messo da parte

Prestazioni mancate, ritardo nelle diagnosi, difficoltà nel garantire le altre cure: serve un altro sforzo del Sistema sanitario nazionale 

Che la campagna vaccinale stia procedendo a ritmi sostenuti e soddisfacenti è un dato che non si può ignorare, anche solo per lo spazio che questo tema occupa – legittimamente – su tutti i media.

Le regioni fanno a gara per far conquistare il primato del numero di dosi somministrate, per essere le più veloci nell’aprire alle fasce più giovani, per trovare soluzioni che consentano ai cittadini di andare in vacanza e poter ricevere il richiamo nei luoghi di villeggiatura evitando così il rischio di frenare il turismo, settore già pesantemente danneggiato in questi ultimi quindici mesi.

Ciò a cui si assiste è dunque un proliferare di buone pratiche e di buone intenzioni che proiettano il paese verso una nuova fase, ricca di speranze e opportunità. Va benissimo dirigere l’attenzione verso aspetti che finalmente consentono un moderato ottimismo dopo un periodo tropo lungo nel quale è stato facile, numeri alla mano, farsi sopraffare dalla disperazione e dallo sconforto.

E’ presto per dire che ne stiamo davvero uscendo, bisognerà lasciar passare del tempo e comprendere quali saranno gli effetti a lungo termine di questa campagna vaccinale, e quanto impatterà invece la decisione dei molti che non intendono, almeno per il momento, sottoporsi all’inoculazione. E’ presto ma è bello poter guardare in avanti con l’accenno di un sorriso e guardare un sistema che sta funzionando. Guardare in avanti però non significa seguire un unico binario, ovvero quello del Covid che nella sua evoluzione ha monopolizzato l’attenzione per un tempo infinito, ma cominciare ad allargare lo sguardo verso ciò che è stato lasciato indietro o che, presi dall’emergenza, non si è voluto o potuto vedere.

Ho già avuto modo di parlare di prestazioni mancate, di ritardo nelle diagnosi, di difficoltà nel garantire le cure a pazienti già in carico che hanno generato morti indirette e aggravamento di patologie pregresse, ed è il momento di tornare a farlo in attesa di numeri che ci diano lo spessore della questione. Apriamo lo sguardo, dunque, e guardiamo a queste situazioni dietro le quali ci sono persone che hanno subito danni gravissimi.

Si sta assistendo a una sorta di cortocircuito: abbiamo sentito parlare e abbiamo visto scrivere per mesi e mesi quasi esclusivamente di Covid, e se è rassicurante finalmente vedere che gli spazi cominciano a essere occupati da notizie non ad esso riferito, è vero anche che i fiumi di parole spesi su come funziona il nostro Sistema sanitario nazionale, su cosa bisognerebbe intervenire e su quelli che sono invece i punti di forza,  saranno stati spesi inutilmente se non si comincerà a focalizzarsi su chi è sparito dai radar della salute per un tempo lunghissimo.

E perché se ne possa parlare serve che ci sia una regia degli attori trasversali che se ne stanno occupando, serve che dopo la fase emergenziale le strutture recuperino gli arretrati dove possibile, e diano altresì una spinta fortissima affinché le liste d’attesa vengano smaltite con agilità affinché il nostro sistema universalistico possa continuare a ritenersi un sistema che funziona.
Stiamo vedendo, ogni giorno, che agire si può e si può fare bene, allora l’invito è di allargare il raggio a chi ha stretto i denti in questi mesi complicati, e lo ha fatto comprendendo che c’era qualcosa di immenso cui far fronte e che ha trovato tutti impreparati. Serve che il sacrificio di chi si è messo da parte, rischiando la propria salute, sia premiato. Serve che accada ora.

Rosaria Iardino
Presidente Fondazione The Bridge