OMELIA DI MONS GIANPAOLO CREPALDI

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo!

1.Con la solennità dell’Epifania – la parola Epifania significa manifestazione – Cristo, luce del mondo, si rivela come il Salvatore di tutti i popoli. Questa dimensione universale della salvezza la troviamo espressa nel presepe, dove sono presenti il bue e l’asino. Essi sono portatori di un’illuminante richiamo simbolico: il bue rappresenta i Giudei e l’asino rappresenta i pagani, due provenienze etniche differenti che adesso sono unite e rese una da Gesù Bambino. Il Verbo fatto carne nell’evento di Betlemme, la Parola che era preesistente accanto al Padre e allo Spirito Santo e per mezzo della Quale era stato creato il mondo, il Verbo della vita ora si rende manifesto per dare salvezza al mondo intero. Tale manifestazione attira e unifica tutti i popoli, creando unità e comunione e mostrando a ciascuno di essi, come pure ad ogni singolo soggetto umano, che Dio è Padre che genera figli per Sé che si riconoscono come fratelli e sorelle tra di loro. Tutto ha origine nella casa di Betlemme che, dopo i pastori, viene raggiunta dai Magi i quali, con atti di prostrazione, adorazione e donazione, professano la loro fede in Gesù, il Dio Bambino, Signore, Re e Salvatore di tutti e di tutto.

2. Carissimi fratelli e sorelle, questa esemplare professione di fede dei Magi in Gesù Signore, Re e Salvatore universale, durante le feste natalizie è stata oggetto di un attacco senza precedenti che è andato dispiegandosi in varie forme: dalla volgare e blasfema identificazione della sua persona con l’essere gay, pedofilo e “sardina”, fino a più sofisticate interpretazioni dei testi scritturistici che lo hanno privato della natura divina. Queste ultime, sono state proposte, in genere, da intellettuali liberal che, convinti di essere i depositari di non si sa quale arcana verità, pretendono di esercitare autorevolmente la missione di liquidare la regula fidei su Cristo alla quale ci riferiamo noi cristiani con la recita del Credo, naturalmente in nome del progresso umano di cui solo loro possiedono le chiavi di accesso. Sempre loro e sempre quelli, ogni anno a sparala più grossa, spacciando patacche cristologiche in nome del progresso. Noi cristiani, invece, continueremo ad essere fedeli a quella regula fidei su Cristo che una luminosa e santa tradizione ecclesiale custodisce e tramanda, imitando i Magi che adorarono il Dio vivente in quel Bambino, povero, umile, che giaceva in una mangiatoia e meritava tutta la loro adorazione, la loro fede e la loro preghiera, convinti che la vera signoria – quella che libera, promuove e salva – stava proprio lì e solo lì, in quell’umile Bambino, il Verbo fatto carne.