Officina Zaia: perché il Veneto è sempre avanti sulla sperimentazione dei tamponi

Rapidi, pungidito, molecolari, fai-da-te. Un sistema di laboratori efficiente, cure domiciliari e un nuovo protagonista. E' Roberto Rigoli, l'inventore del test a casa. In futuro sarà possibile anche tracciarlo

A furia di fare a modo loro hanno trovato sempre un nuovo metodo. Hanno praticato per primi il tracciamento (tamponi a tappeto), sperimentato esami veloci (antigenici, pungidito), annunciato la notizia rivoluzione dei test fai-da-te perché “la gente vuole sapere immediatamente se è positiva, e dunque eccolo!”, ha dichiarato Luca Zaia, “è facile. Funziona”. Ma che formidabili questi veneti! C’è un pezzo di paese che vede in anticipo quello che il resto ha visto dopo, c’è un angolo d’Italia che ha compreso come il rischio – e sono sempre i pensieri segreti di questo presidente – è il “buon prezzo che si paga al progresso, ma se togli il rischio poi resta il progresso”.

14 laboratori di microbiologia distribuiti sul territorio, ed è un inedito, cure domiciliari con saturimetri e bombole di ossigeno, 1.000 posti di terapia intensiva che erano 490 a marzo durante la prima ondata: “E pero, li abbiamo aumentati in tre mesi”. Se fanno meglio degli altri perché lo fanno meglio? In regione dicono che è “perché ascoltiamo tutti. E poi scegliamo noi. Sapete qual è il nostro limite, il limite dell’Italia? La sindrome ‘dei primi della classe’. E invece abbiamo da imparare salvo poi metterci qualcosa di nostro. In Veneto l’idea è questa: non c’è nulla da inventare ma solo da perfezionare”. L’inventore dei test a casa si chiama ad esempio Roberto Rigoli ed è il primario di Microbiologia all’ospedale di Treviso, vicepresidente nazionale dei microbiologi. Ha lavorato a Vicenza, a Roma e preferisce dire una parola in meno anziché una fuoriposto: “Io sono un cacciamicrobi. E’ giusto che stia in officina”.

Guida una squadra formata da cinquanta scienziati che ha messo a punto il test “che non è retrofaringeo e quindi non invasivo”. E la verità è che non ha inventato nulla. I test gli sono stati offerti gratuitamente dalla Corea del Sud e lui non ha fatto altro che svilupparli, perfezionarli fino alla presentazione: “Ruotateli cinque volte per narice e in pochi minuti avrete il risultato”. Zaia lo ha definito il suo Elon Musk e voleva dire, anche se non l’ha detto, che “le macchiette le lascio alla televisione, io mi prendo quelli bravi”. Raccontano che Rigoli lo abbia voluto sempre lui e che in privato lo chiami “l’operaio” perché “questo non si ammalerà di cerone e telecamere”.

E infatti continua a dire “fate la prova, cercate Rigoli in laboratorio. Se non lo trovate significa che sta male”. Ha 63 anni, è surfista e ha un suo originale codice etico: consulenze private zero, rapporti con società farmaceutiche zero. Non è una strategia per allontanare il mondo ma al contrario per avvicinarlo. A Venezia si presentano studiosi dall’Atlantico e dal Pacifico perché l’invito è lo stesso in tutte lingue: “Mostrateci quello che avete e se ci convince lo acquistiamo. Ma solo se ci conviene e ci convince”. Il risultato è che qui la tecnologia la regalano. L’anno scorso i primi tamponi molecolari sono stati spediti dalla Svizzera, sempre gratuitamente. Erano 100 mila.

“E poi siamo passati ai test rapidi che sono oggi una ovvietà ma all’inizio erano la bestemmia in chiesa” ricordano a Venezia dove sono certi che pure in questa occasione finirà come dicono loro: “Vedrete, la gente acquisterà i test su Amazon”. E dal Veneto arriva l’ulteriore dimostrazione che se si accetta di correre si possono abbassare i prezzi. Quando si è cominciato a ragionare di test fai-da-te, cinque mesi fa, c’era in pratica solo un’azienda che offriva il kit. Il loro prezzo era 12 euro. Non appena si è diffusa la notizia che il lavoro di Rigoli si affinava, si sono presentate 30 aziende. Il prezzo si aggira, già oggi, a 4 euro a tampone. Al momento si stanno sperimentando su 1.400 pazienti e si studia come registrare il risultato, inserirlo nella banca dati delle aziende sanitarie. Il test deve essere ancora validato dal ministero e dall’Iss. “Come il rugby siamo partiti da fondo campo. Non è una meta, ma è un buon inizio” dice Rigoli. In Veneto si salutano così: “Qui se ti giri indietro vedi già il futuro”.