Nuovo decreto e Dpcm Covid: spostamenti tra regioni vietati per altri 30 giorni

Vaccini, scuola, ristori ma soprattutto «misure di base omogenee con eventuali restrizioni dove più alta è la circolazione del virus». Con uno speaker nazionale scientifico, sulla scorta del ruolo coperto, negli Stati Uniti, da Anthony Fauci. sono queste le richieste che i governatori hanno portato al governo nell’incontro di oggi.

Nel primo pomeriggio, l’esecutivo guidato da Mario Draghi aveva convocato un incontro con i governatori per discutere le misure del decreto legge contenente «ulteriori disposizioni urgenti in materia di contenimento dell’emergenza epidemiologica da Covid-19», che dovrà essere approvato nel consiglio dei ministri di domattina, ma anche per iniziare a prendere in considerazione le norme del nuovo Dpcm che sostituirà quello in scadenza il 5 marzo.

La riunione è stata guidata dai ministri della Salute Roberto Speranza e degli Affari Regionali Mariastella Gelmini.

La principale decisione riguarda il divieto di spostamento tra le Regioni, anche in zona gialla: la norma sarà prorogata per altri 30 giorni. Si va verso la conferma anche del limite di due persone — senza contare i minorenni — per le visite ai parenti: perché «purtroppo» — spiega Speranza — «con le varianti in circolazione continuare con le restrizioni è indispensabile».

I governatori avevano portato al tavolo un documento con diverse richieste — dai vaccini («Il meccanismo sta andando troppo a rilento, e questo non per disguidi organizzativi, strutture o, in questa fase, per indisponibilità della popolazione: il problema adesso risiede nell’approvvigionamento delle dosi, che dipende dal Governo») ai tempi di comunicazione delle decisioni («occorre che siano conosciute con congruo anticipo dai cittadini e dalle imprese dei diversi territori regionali»: l’ipotesi che circola è che il monitoraggio venga effettuato a inizio settimana e non venerdì per non far arrivare la decisione sui colori delle zone troppo a ridosso del week end), dai parametri («da rivedere») all’omogeneità delle misure («occorrono misure nazionali di base omogenee, come avviene nel resto del mondo»).

«Non possiamo pretendere di chiamarvi a ratificare decisioni già prese, ma possiamo e vogliamo chiedervi di partecipare ad un processo decisionale che certo dovrà essere tempestivo, snello, ma che non potrà calare sulle vostre teste», ha aperto la ministra Gelmini.

Le Regioni hanno anche chiesto che «in via strutturale, lo stesso provvedimento che introduce restrizioni per il Paese e poi restrizioni particolari per singoli territori attivi gli indennizzi».

Il tutto in un’Italia che oggi ha visto entrare in vigore la zona arancione in Campania, Emilia Romagna e Molise, con una voglia di uscire dei cittadini che con il bel tempo sembra quasi irrefrenabile. E ciò nonostante la curva dei contagi non accenni a deflettere, ben oltre i 10 mila test positivi al giorno, con pazienti in aumento in terapia intensiva e nei reparti ordinari e i decessi ancora decisamente sopra i 200. Anche a Napoli nonostante le nuove restrizioni si sono viste file sul lungomare e nei bar