NUMERI COVID/ La differenza tra il maggio di Draghi e quello di Conte 2020

I dati Covit sono molto promettenti: bene riaprire. Adesso occorre concentrarsi sul ruolo delle varianti e sulla durata della copertura vaccinale. E se è pur vero che l’anno scorso di quest’epoca (al 21 maggio del 2020) sia il numero di decessi giornalieri (che erano 143) che il tasso di positività (che era dello 0,86%) erano inferiori ai valori che registriamo oggi, è anche vero però che allora la flessione della curva era dovuta in forma esclusiva a severissime misure di contenimento mentre oggi questi numeri sono osservati in una situazione nella quale in tutte le regioni italiane le misure sono state fortemente allentate.

Questo è segno che oggi è la diffusione del virus ad essere calata!

Questo week-end di maggio ci regala una serie di dati confortanti circa l’andamento dell’epidemia da Sars-Cov-2 nel nostro paese.

Infatti, nonostante l’allentamento delle misure restrittive introdotto con il decreto sulle riaperture del 26 aprile scorso, i numeri della pandemia hanno tutti continuato senza scossoni la loro discesa ed appare quindi giustificata sia l’ulteriore riduzione delle misure introdotta il 19 maggio scorso, sia il piano per le riaperture decise da qui al 1° luglio e presentato nel medesimo decreto.

weekend.

In tutte le grandezze legate alla diffusione del virus si registrano diminuzioni costanti ormai da più di un mese. In particolare, la percentuale di tamponi positivi è in calo costante da ormai più di un mese (dal 6 aprile) passando dal 7,14% al 2,17%.

I ricoverati in terapia intensiva sono pure in calo costante dal 7 aprile (quando erano 3.713) e sono oggi 1.665 (sotto al livello di soglia di occupazione del 30% in tutte le regioni) con gli ingressi giornalieri pure in calo costante dal 31 marzo (quando erano 266) essendo oggi scesi a 67 unità.

I ricoverati con sintomi calano pure costantemente dal 3 aprile e sono passati da 28.902 in quella data a 10.930 oggi. Anche i posti letto occupati da malati Covid rappresentano ormai in Italia il 19% (con punte in Calabria del 36%), ma comunque ormai ben al di sotto della soglia di rischio del 40% in tutte le regioni.

Infine, il numero di decessi giornalieri (l’ultimo dei valori a seguire la discesa) è calato costantemente dal 13 aprile, passando da 477 unità, registrate in quella data, al valore di 155 che osserviamo oggi.

E se è pur vero che l’anno scorso di quest’epoca (al 21 maggio del 2020) sia il numero di decessi giornalieri (che erano 143) che il tasso di positività (che era dello 0,86%) erano inferiori ai valori che registriamo oggi, è anche vero però che allora la flessione della curva era dovuta in forma esclusiva a severissime misure di contenimento mentre oggi questi numeri sono osservati in una situazione nella quale in tutte le regioni italiane le misure sono state fortemente allentate.

Questo è segno che oggi è la diffusione del virus ad essere calata!

Un tale risultato è certamente merito essenzialmente della campagna vaccinale, la quale ha ormai raggiunto in Italia circa 20 milioni di individui con almeno una dose (34,6%) e circa 10 milioni con anche la seconda dose o con vaccino monodose (16,6%). In particolare, gli ultraottantenni (i più a rischio di conseguenze letali) sono ormai coperti al 77% con vaccinazione completa più un ulteriore 11% coperto con la prima dose ed in attesa della seconda.

Se ci guardiamo intorno nel resto mondo risulta evidente la relazione tra tasso di vaccinazione e numero di decessi giornalieri. In Israele, dove i vaccinati rappresentano oggi ben il 60% della popolazione, dal 7 maggio non si è mai osservato più di 1 decesso al giorno. Nel Regno Unito, dove i vaccinati sono ormai il 55,9% della popolazione, dal 14 maggio i decessi giornalieri sono scesi sotto la soglia di 10 (erano 6 il 22 maggio) e rappresentano oggi 0,1 individui ogni milione di abitanti. Gli altri paesi con elevato tasso di vaccinazione stanno sperimentando risultati analoghi. Gli Stati Uniti (tasso di vaccinazione di circa il 50%) registrano giornalmente circa 2 decessi ogni milione di individui, un valore molto simile a quello della Francia, la quale conta il 32,2% di vaccinati. La Germania (che ha vaccinato il 40% della popolazione) ogni giorno registra 2,7 decessi ogni milione di abitanti (un valore molto simile al nostro) mentre la Spagna, con il 34% circa di vaccinati, è scesa a 0,3 decessi giornalieri ogni milione di abitanti.

Finalmente tutto finito allora?

Certamente no, c’è ancora molto da fare, ma siamo finalmente sulla buona strada.

Raggiunta la copertura di una quota soddisfacente della popolazione (la famosa immunità di gregge intorno al 80% della popolazione) occorrerà capire ancora il ruolo delle varianti nonché la durata della copertura vaccinale. Certamente possiamo arrivare ad avere rapidamente la copertura dei più fragili e quindi la riduzione drastica dei casi letali, ma anche allora rimarrà una quota di giovani che manterranno attiva la catena di contagio. Per difenderci sarà dunque necessario proseguire ancora a lungo un attento monitoraggio anche dei non sintomatici magari con indagini statistiche disegnate ad hoc da condurre anche quando (per nostra fortuna) mancheranno o saranno fortemente ridotti i casi sintomatici ed i casi gravi che abbiamo visto in questi mesi.

Se l’emergenza socio-economica sembra dunque davvero finalmente sulla via della conclusione, quella sanitaria continuerà a preoccuparci ancora per diversi mesi.

Non dimentichiamo inoltre chi sta peggio di noi.

In molti paesi, infatti, la campagna vaccinale viaggia ancora ad un ritmo molto più lento che nel nostro paese. In India solo il 3% della popolazione è stato raggiunto da una vaccinazione completa (10,9% con almeno una dose) ed il numero di decessi è ancora intorno a valori molto preoccupanti (circa 4.000 al giorno). In Brasile (dove si registra ad oggi solo l’8,8% di vaccinati, ed il 18,5% con almeno una dose), i decessi giornalieri si attestano ancoro intorno a 1.800 unità giornaliere. Per molti paesi (soprattutto nel continente africano) non si dispone di statistiche (o almeno di statistiche affidabili) circa l’andamento della campagna vaccinale e circa il numero di contagi e di decessi ed è ancora alta l’allerta.

Dell’andamento mondiale della pandemia dobbiamo continuare a preoccuparci, non solo per quella naturale attenzione ai più deboli che dovremmo sempre avere, ma anche perché solo quando la pandemia sarà sotto controllo in tutto il mondo potremmo davvero dire di essercela lasciata alle spalle.