Numeri chiave e sondaggi: Trump spera

Gli americani approvano la gestione economica. E quattro anni fa lo svantaggio era maggiore

Donald Trump continua a sperare, aggrappandosi ad alcuni segnali in controtendenza, tra un mare di sondaggi favorevoli a Joe Biden. Una speranza gliela fornisce Nancy Pelosi, la presidente democratica della Camera, che ha mandato una email allarmata: “Urgente. I repubblicani sono davanti a noi nel registrarsi per il voto negli Stati-chiave”.

In America non basta essere cittadini per votare, bisogna fare atto d’iscrizione nei registri degli elettori. Il dato che segnala la Pelosi nella sua email indica un sorpasso dei seguaci di Trump nelle aggiunte recenti alle liste dei votanti. Qualcosa di simile sembra accadere nel voto postale: in generale sono i democratici a usarlo di più (anche perché sono i più sensibili al rischio di contagio), ma in alcuni Stati in bilico di recente c’è stata un’avanzata delle schede spedite da repubblicani.

Un altro dato pro-Trump lo segnala un esperto di campagne elettorali, quel Karl Rove che fu lo stratega di George W. Bush. “I democratici sono nervosi – dice – perché a questo punto della campagna nel 2016 Hillary aveva margini di vantaggio superiori in Michigan, Pennsylvania e Wisconsin, rispetto a quelli di Biden”. Si tratta di tre “battleground States” o Stati contesi, che possono fare la differenza. Biden è in vantaggio, sì, ma ipotizzando che i sondaggisti ripetano gli sbagli di quattro anni fa, il suo margine è al di sotto della sicurezza.

Infine ci sono alcune risposte contraddittorie che sembrano gettare il dubbio sull’attendibilità delle rilevazioni demoscopiche. Negli stessi sondaggi nazionali che danno per favorito il candidato democratico, spesso gli intervistati rispondono di “stare meglio oggi rispetto a quattro anni fa”.

Questa, pur non essendo una risposta diretta sul voto, in passato di solito si traduceva in consensi verso il presidente uscente in quanto la sua azione di governo sarebbe associata a un miglioramento nel tenore di vita. Una leggera maggioranza di americani sembra convinta – forse astraendo dall’impatto finale della pandemia – che il primo mandato di Trump le sia stato favorevole.

Sempre sull’economia c’è un altro indicatore controverso. Per ben cinque volte in questa campagna elettorale il sondaggio del Wall Street Journal ha chiesto agli elettori chi sarebbe il miglior presidente per governare l’economia e trascinarci fuori dalla crisi; cinque volte la risposta ha premiato Donald Trump con margini ampi (dai 7 agli 11 punti di vantaggio). “La maggioranza degli elettori – osserva sullo stesso giornale Gerald Seilb – sembra condividere il giudizio di Trump: l’economia era in ottima forma prima del covid e non è colpa sua se è piombata in crisi con la pandemia”.

Sempre quel sondaggio del quotidiano economico ha continuato a chiedere quale sia il tema più importante su cui orientano il loro voto, e le risposte hanno messo l’economia al primo posto. Come si spiega allora che lo stesso campione di intervistati alla fine dà una maggioranza di voti a Biden? Seilb ricorda che accadde la stessa cosa alle ultime elezioni legislative di mid-term (novembre 2018) ed anche nelle presidenziali del 2012 in cui Obama venne rieletto sconfiggendo Mitt Romney.

Gli elettori dicono di mettere l’economia al primo posto e danno generalmente più fiducia ai repubblicani su questo terreno, ma hanno in mente altri temi la cui rilevanza influisce anche sull’economia. Quest’anno sembra essere il caso per la gestione del coronavirus.
Infine c’è la contraddizione più stridente: in molti sondaggi che esprimono una maggioranza di consensi per Biden, il rapporto di forze si rovescia quando si chiede “chi vincerà”. A quel punto esce favorito il presidente. È come se una quota di democratici, pur decisa a sostenere il loro candidato, non creda alla sua vittoria finale.

Trump ha colto al volo questo segnale: “È perché sanno come votano i loro vicini di casa”.