«Non temo lo scisma ma prego che non ci sia. Sì alle critiche leali» . Il Papa: in giro sento discorsi simili a quelli di Hitler

L’aereo sorvola il Kilimangiaro quando Francesco raggiunge i giornalisti che lo hanno seguito in Mozambico, Madagascar e Mauritius. All’andata, nel commentare un libro sugli attacchi contro di lui dell’ultradestra cattolica americana, il Papa aveva esclamato: per me è un onore che mi attacchino.

Ora risponde sereno ma secco: «Io prego che non ci sia uno scisma, ma non ho paura. Nella Chiesa ci sono stati tanti scismi». Negli occhi ha l’immagine di innumerevoli bimbi: «L’Africa è un continente giovane. Come ho detto a Strasburgo la madre Europa è quasi diventata la nonna Europa, è invecchiata, stiamo vivendo un inverno demografico gravissimo. Ho un’opinione personale: penso che la radice sia il benessere, attaccarsi al benessere. Sì, ma stiamo bene, io non faccio figli perché devo comprare la villa, fare turismo, un figlio è un rischio, non si sa mai…».

Santità, negli Usa ci sono forti critiche e alcune persone a lei vicine parlano di un complotto contro di lei…

«Le critiche non sono soltanto degli americani ma un po’ dappertutto, anche in Curia, almeno quelli che hanno l’onestà di dirlo. E a me piace, non mi piace quando le critiche stanno sotto il tavolo, ti fanno un sorriso che mostra i denti e poi ti pugnalano da dietro. La critica delle pillole di arsenico non serve, non aiuta. Aiuta i piccoli gruppetti chiusi che non vogliono sentire la risposta. Invece una critica leale è aperta alla risposta e costruisce. Fare una critica senza voler sentire risposta e senza dialogo è non volere bene alla Chiesa, è andare dietro ad un’idea fissa, cambiare Papa, stile, o fare uno scisma».

Ha paura di uno scisma nella Chiesa americana?

«Nella Chiesa ci sono stati tanti scismi. Dopo il Concilio Vaticano I e l’ultima votazione, sull’infallibilità, un bel gruppo si è staccato dalla Chiesa e ha fondato i veterocattolici. Anche il Vaticano II ha creato queste cose, forse il distacco più conosciuto è quello di Lefèbvre. Sempre c’è l‘azione scismatica nella Chiesa, è una delle azioni che il Signore lascia sempre alla libertà umana. Io non ho paura degli scismi. Prego perché non ce ne siano, perché c’è di mezzo la salute spirituale di tanta gente, prego che ci sia il dialogo e la correzione se c’è qualche sbaglio, ma il cammino nello scisma non è cristiano. Pensiamo all’inizio della Chiesa: tanti scismi, basta leggere la storia, ariani, gnostici, monofisiti… È stato il popolo di Dio a salvare dagli scismi. Gli scismatici hanno sempre una cosa in comune: si staccano dal popolo, dalla fede del popolo di Dio. Uno scisma è sempre una situazione elitaria, l’ideologia staccata dalla dottrina. Per questo io prego che non ci siano. Ma non ho paura. Questo è uno dei risultati del Vaticano II, non è che questo Papa o un altro Papa… Ad esempio le cose sociali che io dico sono le stesse che ha detto Giovanni paolo II, le stesse, io copio lui. “Ma il Papa è troppo comunista, eh”! Entrano delle ideologie nella dottrina, e quando accade lì c’è la possibilità di uno scisma. E c’è ideologia, cioè la primazia di una morale asettica sulla morale del popolo di Dio. Oggi abbiamo tante scuole di rigidità dentro della Chiesa, che non sono scisma, ma sono vie cristiane pseudo-scismatiche che alla fine finiranno male».

Cosa pensa del fenomeno della xenofobia in Africa?

«Non è solo dell’Africa, è una malattia umana, come il morbillo. Ti viene, entra in un Paese, in un continente. I muri lasciano fuori tanta gente, ma coloro che li fabbricano rimarranno dentro soli e alla fine della storia saranno sconfitti da invasioni potenti. La xenofobia è una malattia, “la purezza della razza”, per nominarne una del secolo scorso. Le xenofobie tante volte cavalcano i cosiddetti populismi politici. Delle volte sento in alcuni posti discorsi che assomigliano a quelli di Hitler nel ’34. C’è un ritornello in Europa, ma anche in Africa c’è una xenofobia interna: il tribalismo».

In Madagascar ha parlato della crisi ambientale…

«Esiste un inconscio collettivo che dice: l’Africa va sfruttata. Dobbiamo liberare l’umanità da questo. La lotta più grande è per la biodiversità. La plastica negli oceani — in Vaticano abbiamo proibito la plastica —, i grandi e piccoli polmoni della Terra, i ghiacciai… La difesa dell’ambiente la portano avanti i giovani che dicono: “Il futuro è nostro”».

I governi stanno facendo tutto il possibile?

«Alcuni di più, altri di meno. Alla base dello sfruttamento ambientale c’è la corruzione. Pensiamo ai tanti sfruttati nelle nostre società, in Europa. Il caporalato, non lo hanno inventato gli africani. E così la domestica pagata un terzo del dovuto, le donne ingannate e sfruttate e costrette alla prostituzione nel centro delle nostre città… Tutto questo è sfruttamento ambientale e anche umano, per corruzione».