Non è stata una buona notte per i democratici

Joe Biden ha parlato per primo, mostrando ottimismo e molta calma. Trump ha risposto con un tweet: “Siamo molto avanti, ma stanno cercando di RUBARCI le elezioni”, Trump potrà anche perdere le elezioni, a scrutinio finito, ma la battaglia culturale, quella per la testa delle persone e per il centro del dibattito, l’ha vinta.
I democratici, dopo quattro anni di trumpismo, non sono riusciti a chiudere queste elezioni dopo due ore di spoglio, non sono riusciti a mettere in piedi la sperata landslide, non sono riusciti a convincere gli indecisi, non hanno fatto breccia nell’elettorato che di loro si fida meno che di Donald Trump. E così, questa notte, comunque vada nelle prossime ore, sarà ricordata come la notte di Donald Trump, che in un colpo solo ha avuto tre vittorie: ha messo a tacere qualsiasi voce di non legittimità della sua prima elezione (questa volta, non c’è Russia che tenga), ha fermato la vittoria a valanga che i democratici pregustavano da quattro anni e soprattutto, si è preso il Paese. Che se la tenga, Joe Biden, la Casa Bianca, se proprio ci tiene.–

Joe Biden aveva molti percorsi per arrivare e superare la soglia di 270 grandi elettori necessaria per entrare alla Casa Bianca. Nella notte si sono assottigliati tutti. L’approccio cosiddetto “da sud”, che faceva perno sulla Florida, è sfumato relativamente in fretta; lo swing state per antonomasia ha votato per Trump. L’approccio della “rust belt”, che si fonda sulla capacità dei democratici di riprendere ai repubblicani almeno Michigan e Wisconsin appare stretto e complicato: soprattutto lungo. Per non parlare della tanto chiacchierata Pennsylvania, che finirà di scrutinare i voti forse entro la settimana, ma che appare ancora una volta ostica.

Due buone notizie per Biden: l’Arizona, vinta da Trump nel 2016, è stata conquistata. La Georgia è tornata in bilico quando all’inizio sembrava di Trump.

Joe Biden ha parlato per primo, mostrando ottimismo e molta calma. Trump ha risposto con un tweet: “Siamo molto avanti, ma stanno cercando di RUBARCI le elezioni”. Twitter ha nascosto il tweet: contenuti “misleading”.

Quando i commentatori hanno iniziato a spiegare che cosa succede in caso di pareggio e quando si è cominciato a guardare voluttuosi i distretti del Nebraska, si è capito che sarà una questione di una manciata di voti e che l’operazione di “take back” la Casa Bianca, cui i democratici lavorano dal 2016, è stata in buona parte inefficace.

Ora inizia la fase prevista della contesa dei voti, con il solito format: Biden calmo, Trump all’attacco (con le maiuscole).

La resistenza di Trump, dopo quattro anni e una notte di scrutinio serrato, è reale e profonda e conta di più di qualche scheda dal sen fuggita che dovesse dare alla fine, la vittoria a Joe  Biden. La vittoria di Trump a questo punto è quella per la ‘soul of a nation’, la stessa di cui parlava proprio Joe Biden pochi mesi fa, ai tempi delle primarie.
Trump potrà anche perdere le elezioni, a scrutinio finito, ma la battaglia culturale, quella per la testa delle persone e per il centro del dibattito, l’ha vinta.
I democratici, dopo quattro anni di trumpismo, non sono riusciti a chiudere queste elezioni dopo due ore di spoglio, non sono riusciti a mettere in piedi la sperata landslide, non sono riusciti a convincere gli indecisi, non hanno fatto breccia nell’elettorato che di loro si fida meno che di Donald Trump.
E così anche se Joe Biden può ancora (lo sapremo nelle prossime ore) entrare alla Casa Bianca e può ancora vincere il voto popolare, sarà presidente di un paese che per una buona metà ha scelto Trump, con il suo corollario di improvvisazione, contraddittorietà, inconcludenza, violenza persino. Una nazione che in buona parte ha scelto tutto questo pur di non avere a che fare con la piattaforma aulente di élite che i democratici hanno costruito per quattro anni all’insegna della razionalità, del buon senso e della competenza.
E invece no. ‘No grazie’ hanno detto.
E lo hanno fatto non facendo un salto nel vuoto, come nel 2016, ma con cognizione di causa, dopo quattro anni di trumpismo, di amministrazione confusa e sgualcita, fatta di pasticci, di bugie, di figuracce, di complotti strampalati, di tasse non pagate, di pandemia gestita a caso, di West Wing più pazza del mondo, con gente cacciata e licenziata al ritmo di uno al mese.
E la ragione per cui lo hanno fatto, probabilmente, è che l’America di questi anni, piaccia o no, è quella di Trump: non quella del compassato Biden, non quella delle competenti Clinton e Harris, non quella dell’atletico Barack Obama. No. È quella di un presidente per caso, improvvisato e pasticcione che però, a differenza di tutti gli altri, riesce a essere sintonizzato sulla stessa frequenza delle persone e che riesce a rendersi credibile e creduto. A essere percepito come autentico e forse persino affidabile.

E così, questa notte, comunque vada nelle prossime ore, sarà ricordata come la notte di Donald Trump, che in un colpo solo ha avuto tre vittorie: ha messo a tacere qualsiasi voce di non legittimità della sua prima elezione (questa volta, non c’è Russia che tenga), ha fermato la vittoria a valanga che i democratici pregustavano da quattro anni e soprattutto, si è preso il Paese. Che se la tenga, Joe Biden, la Casa Bianca, se proprio ci tiene.–