Non abbiamo sconfitto la povertà

Quasi un italiano su 10 vive sotto la soglia di indigenza: il 2020 ha registrato 335mila nuove famiglie in povertà assoluta, con tassi di spesa ai minimi da vent'anni. E il reddito di cittadinanza ha fatto poco e male per attutire la crisi

28 settembre 2018, il Movimento 5 stelle ha appena sbloccato la manovra sul Def che porterà al reddito di cittadinanza. Il vicepremier Lugi Di Maio esulta dal balcone di Palazzo Chigi: “Oggi aboliamo la povertà”. Due anni – e una devastante pandemia, va sottolineato – dopo, la realtà non potrebbe essere più diversa. Oggi Istat ha pubblicato le stime preliminari del 2020 sull’economia italiana. E i numeri sono drammatici: 2 milioni di famiglie (il 7,7 per cento del totale) e 5,6 milioni di individui (il 9,4) vivono attualmente sotto la soglia di povertà assoluta. È il dato peggiore dal 2005, che rovescia il miglioramento significativo registrato nel 2019.

Ancora più profonda le recessione in termini di spesa mensile per consumi delle famiglie: 2.328 euro (-9,1 per cento rispetto al 2019), impiegati principalmente per le spese alimentari e relative all’abitazione, rimaste stabili, mentre crollano quelle per gli altri beni e servizi (-19,2 per cento). Per trovare un livello analogo di spesa bisogna risalire al 2000. E se il Mezzogiorno resta l’area con più povertà assoluta nel paese (il 9,3 per cento delle famiglie), il nord è stata quella più colpita, anche economicamente, dalla pandemia (dal 5,8 per cento del 2019 al 7,6 di oggi).

Una crisi trasversale, che ha portato 335mila nuove famiglie in condizioni di povertà assoluta nell’arco di un solo anno. Lo shock provocato dal coronavirus ne è naturalmente la determinante. Ma gli ammortizzatori sociali come il reddito di cittadinanza si sono dimostrati inefficaci per attutire il colpo. A prescindere dal lungo dibattito macroeconomico sulla bontà in sé della misura: secondo uno studio di Fernando Di Nicola, dirigente della Direzione studi Inps, i percettori del reddito di cittadinanza al novembre 2020 sono quasi 2,9 milioni. Di questi, circa il 45 per cento non rientrerebbe fra i criteri di povertà. Un cortocircuito allocativo dovuto ai difettosi meccanismi di calcolo utilizzati per definire il diritto a ricevere il Rdc, escludendo indigenti storici (a svantaggio dei nuclei famigliari numerosi) e aprendo invece a chi non ne avrebbe bisogno (tra reddito evaso e lavoro in nero). Questa dinamica si riflette anche in alcune voci chiave della suddetta analisi Istat: l’incidenza di povertà assoluta è cresciuta soprattutto fra le famiglie con persona di riferimento occupata (7,3 per cento: era al 5,5 nel 2019) rispetto alle altre. Peggiorando eventualmente lo stop alle attività forzato dal lockdown.

Proprio una settimana fa Di Maio, oggi ministro degli Esteri, ha ammesso in un’intervista al Fatto Quotidiano: “Cosa cambierei se potessi tornare indietro? L’annuncio dal balcone dopo aver ottenuto il reddito di cittadinanza. Un uomo delle istituzioni non si comporta così”. Ma forse, oltre che nella forma, l’esuberanza è stata ancor di più nella sostanza.