«Noi vescovi sconcertati. Questa è una pagina grave»

Monsignor Forte: avrei voluto un richiamo all’obiezione di coscienza

«Siamo di fronte a una questione drammatica che riguarda la vita e la morte. Su questa materia nessuno deve cantare vittoria». L’arcivescovo teologo Bruno Forte considera preoccupato la sentenza della Consulta. In Vaticano speravano che la Corte si limitasse a rinviare la scadenza perché il Parlamento potesse finalmente pronunciarsi. La Cei dichiara la «distanza» e lo «sconcerto» dei vescovi. «E certo che siamo sconcertati. È una pagina grave. È grave che il Parlamento non si sia pronunciato per un anno e che la Corte abbia dovuto deliberare su questioni etiche». «Nella visione cristiana, la vita è dono di Dio e nessuno di noi ha diritto di togliersela o di aiutare altri a farlo. Da un punto di vista cristiano è inaccettabile. Il pronunciamento non può intaccare la coscienza dei credenti. Ecco, io qui avrei voluto ci fosse un richiamo esplicito all’obiezione di coscienza…».

 

E adesso?

«Bisogna essere consapevoli che si tratta di una materia molto complessa. Invito a non dare letture strumentali in chiave politica da una parte e dall’altra. Il pronunciamento della Consulta, nella sua asciuttezza, è articolato. Pone condizioni definite, rimanda a un intervento “indispensabile” del legislatore, credo che la stessa Corte abbia avuto consapevolezza della complessità. Una cosa peraltro dev’essere chiara».

Quale?

«Nella visione cristiana, la vita è dono di Dio e nessuno di noi ha diritto di togliersela o di aiutare altri a farlo. Da un punto di vista cristiano è inaccettabile. Il pronunciamento non può intaccare la coscienza dei credenti. Ecco, io qui avrei voluto ci fosse un richiamo esplicito all’obiezione di coscienza…».

Si dice che nessun medico sarà obbligato…

«L’assenza di un riferimento chiaro all’obiezione di coscienza potrebbe essere interpretata come un obbligo. Quando ti pronunci su una materia così delicata, il minimo è che tu dia spazio al rispetto delle coscienze, dei tanti medici credenti e non che non potrebbero mai farlo. Non puoi costringerli».

Che cosa si tratta di fare, per lei, ora?

Nessuno canti vittoria

È grave che il Parlamento non si sia pronunciato e che la Corte abbia dovuto deliberare su questioni etiche

«Il pronunciamento richiederà precisazioni e interventi ulteriori. Si tratta del valore e della dignità della vita. Viene messo in discussione anche il principio della nostra Costituzione sulla centralità e dignità della persona, sulla solidarietà. Credo che il dibattito debba continuare in Parlamento e nell’opinione pubblica, tra medici, scienziati, filosofi, uomini di fede…».

La Cei è preoccupata per la «spinta culturale implicita che può derivarne».

«Vero, significa aprire all’idea che togliersi la vita è una possibilità buona».

Francesco, nel 2017, aveva detto che «non è sufficiente applicare in modo meccanico una regola generale». Pochi giorni fa il Papa è stato netto: «Non esiste un diritto a disporre arbitrariamente della propria vita». C’è un irrigidimento?

«Il valore della vita umana come dono venuto da Dio è un cardine dell’etica cristiana. C’è un problema in sé. Se premettiamo che la vita umana a certe condizioni può essere soppressa, la premessa è drammatica. E poi, che significa “volontà chiara”? Da vescovo ho conosciuto malati che invocavano la morte nella sofferenza e poi, grazie alla terapia del dolore, cambiavano idea. Le cure palliative sono la vera alternativa alla soluzione brutale che dice: aiutiamolo a morire».

Quando ci fu il caso Welby, un filosofo cattolico come Giovanni Reale disse: Dio non ci chiede di vivere ostaggi di una macchina.

«Ci sono due punti molto chiari nella morale cattolica: il no alla eutanasia e il no all’accanimento terapeutico. Il professor Reale parlava di accanimento».

Viene messo anche in discussione il principio della nostra Carta costituzionale sulla centralità e dignità della persona umana

La dottrina non dice che Dio ci ha dato il libero arbitrio?

«Certo, ma non dimentichiamo che Dio ci ha dato anche dei comandamenti, una legge morale. Il libero arbitro riguarda la possibilità della persona di accettarla o rifiutarla, ma la legge morale c’è».