No ai fedeli a Messa, pregiudizio senza scienza

Sul divieto di Messa con popolo, il Comitato Tecnico Scientifico - ormai trasformatosi in Comitato di Salute Pubblica - dimostra di non avere idea di cosa sono le chiese e di come affluiscono i fedeli, mostrando un'intolleranza che non ha nulla di scientifico.

Domenica sera, ore 18: il consueto briefing della Protezione Civile con la stampa ha delle straordinarie novità. Sono stati registrati dei valori da record: schizzano a 3.033 i guariti. Positivo è pure il rapporto tra i tamponi eseguiti (66.658) e i pazienti positivi (2.646) pari al 3,9%, mai un dato così basso, tanto che il capo del Dipartimento Angelo Borrelli apre il bollettino della Protezione civile sottolineando che per la prima volta i “numeri sono particolarmente confortanti” perché “il numero di dimessi e guariti supera il numero di nuovi casi”.

In quattro regioni (Basilicata, Calabria, Valle d’Aosta e Umbria) non si è registrato nessun morto, mentre in Molise e nella provincia di Trento c’è solo una vittima. Tre settimane fa, all’apice dell’epidemia, c’erano in terapia intensiva 4.068 persone;  oggi sono 2.267. Una curva che continua a scendere e che si evidenzia nella regione più colpita, la Lombardia.

Un’ora e mezzo dopo questa conferenza stampa, si presenta davanti alle telecamere Giuseppe Conte, e contro ogni attesa gela gli italiani. Non commenta in alcun modo questo trend confortante, non spende una parola per dire che il prodigarsi dei medici ha portato a notevoli successi, soprattutto rispetto alle possibilità terapeutiche, che spiegano il numero di guariti. No: per Conte – da un punto di vista strettamente sanitario – nulla è cambiato rispetto alla fine di febbraio. Siamo sempre sotto assedio da parte del Covid, non dobbiamo uscire di casa, dobbiamo aspettare che passi ‘a nuttata. Certo: alcuni settori possono riprendere subito, ma altri assolutamente no. Tra questi, le “attività religiose”, ovvero la Messa. C’è il contentino dei funerali con 15 persone, ma per il resto rimangono le proibizioni da regime messicano degli Anni ’20. E di fronte alle proteste della Conferenza Episcopale, viene opposto un muro.

“Criticità ineliminabili” rendono impossibile la riapertura, già dal 4 maggio, delle funzioni religiose secondo gli esperti (Conte li chiama “scienziati”) del Comitato Tecnico Scientifico. In particolare il comitato ritiene che “la partecipazione dei fedeli alle funzioni religiose comporta, allo stato attuale alcune criticità ineliminabili che includono lo spostamento di un numero rilevante di persone e i contatti ravvicinati durante l’Eucarestia”.

A partire dal 4 maggio quindi e “per le successive tre settimane”, sostengono gli esperti, “non essendo ancora prevedibile l’impatto che avranno le riaperture parziali e il graduale allentamento delle misure attualmente in vigore sulle dinamiche epidemiche, il CTS reputa prematuro prevedere la partecipazione dei fedeli alle funzioni religiose”. Un parere, fanno notare però, che potrà essere rivisto “a partire dal 25 maggio nella direzione di una previsione verso la partecipazione dei fedeli alle funzioni religiose, rispettando rigorosamente le misure di distanziamento sociale sulla base degli andamenti epidemiologici”.

Il Comitato di Salute Pubblica che ha preso il posto dei Ministri, del Governo, del Parlamento, sembra avere un’idea dei fedeli che si recano ad una Messa come dei tifosi di calcio che vanno alla partita: folle che si accalcano alle porte, “contatti ravvicinati” durante la funzione. Mostrano di non avere nessuna considerazione di quelle che sono le indicazioni di sicurezza che sarebbero date dalla Chiesa stessa ai fedeli, e sottostimano ampiamente il senso di responsabilità dei fedeli stessi. Non si capisce perché tale responsabilità dovrebbe essere inferiore a quella degli operai o degli addetti del settore edile o manifatturiero che sta per riaprire nei prossimi giorni, o di chi prende il bus o il treno.

La libertà religiosa nel nostro Paese è dunque nelle mani di questo “comitato”, un cenacolo di tecnici creato con un’ordinanza del capo dipartimento della Protezione Civile del 3 febbraio, poi istituito per decreto del commissario per l’emergenza Borrelli. Nel comitato siedono dirigenti che già fanno parte della pubblica amministrazione, tra cui un volto già noto al pubblico come  il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro, il direttore generale dell’Aifa, altri manager del Ministero della Salute, dell’Inail e della Protezione Civile.  Tutte figure cooptate dal Premier, a proprio insindacabile giudizio, non si capisce con quale legittimazione; tecnocrati che Conte usa come paravento e come giustificazione per le sue decisioni, che comportano conseguenze per milioni di persone. Un comitato di salute pubblica che nei confronti della libertà di culto ha assunto una posizione di aprioristica chiusura, molto intollerante, e molto poco scientifica.