Nigeria, «noi rapiti a scuola, il nostro futuro rubato da Boko Haram»

Liberi gli studenti sequestrati a Kankara, ma le scuole nel Nord-Ovest della Nigeria ora sono chiuse. Dove restano aperte, i ragazzi ci vanno di corsa «per sfuggire al terrore» Boko Haram, che fa della lotta all’istruzione la sua bandiera, una grande vittoria l’ha già ottenuta: per timore di nuovi attacchi, nelle regioni del Nord-Ovest le scuole sono state chiuse. «E chissà se riapriranno» considera via Skype il tredicenne Mohammed Ali. La sua scuola, a Furi, è stata ricostruita lo scorso anno grazie ai fondi del Wfp ma nessuno studente ha ripreso a frequentarla. «Abbiamo paura — dice — è stata deserta per mesi, ora ci vivono gli sfollati”.

«Gli studenti di Kankara sono stati rilasciati, ma ora chi li libererà dalla paura?». Ci sta ancora facendo i conti Mohammed Ali, sguardo triste e 13 anni: come i suoi compagni — da due non va più a scuola. Da quando i miliziani di Boko Haram hanno raso al suolo la sua aula e sequestrato il suo futuro. A ferro e fuoco misero Furi, il suo villaggio, nello Yobe, lo stato nigeriano del Nord-Est roccaforte dei ribelli islamisti. Questa volta però, nel blitz all’istituto di Kankara, il terrore si è spostato più a ovest, fuori dal loro consueto raggio d’azione. Le autorità locali parlano di «banditi», nonostante il gruppo jihadista abbia rivendicato l’attacco. Obiettivo e modus operandi sono i soliti: l’assalto notturno a una scuola-convitto da parte di finti soldati, il sequestro di centinaia di allievi, la fuga nella foresta più vicina. Così era andata con le ragazze di Chibok nel 2014. Il finale per fortuna è stato diverso: l’agonia questa volta è durata «soltanto» sei giorni. Sono stati liberati senza scarpe, avvolti in coperte, qualcuno con ancora addosso la divisa scolastica. . «Ci picchiavano giorno e notte. Ci davano da mangiare una volta al giorno. Abbiamo sofferto molto» ha raccontato uno di loro a una tv locale.

Un dramma a lieto fine con tanti punti oscuri. Non è chiaro se tutti i rapiti siano stati rilasciati e se sia stato pagato un riscatto. La cosa certa è che il sequestro di Kankara è avvenuto in un contesto di banditismo diffuso, alimentato dalla competizione per la terra e l’acqua tra pastori fulani e agricoltori hausa, entrambi protetti da milizie di «banditi». Il timore è che i jihadisti stiano sfruttando gruppi criminali già presenti sul terreno stia cercando di espandersi a tutto il Nord della Nigeria, ben oltre le tradizionali roccaforti.

Ma Boko Haram, che fa della lotta all’istruzione la sua bandiera, una grande vittoria l’ha già ottenuta: per timore di nuovi attacchi, nelle regioni del Nord-Ovest le scuole sono state chiuse. «E chissà se riapriranno» considera via Skype il tredicenne Mohammed Ali. La sua scuola, a Furi, è stata ricostruita lo scorso anno grazie ai fondi del Wfp ma nessuno studente ha ripreso a frequentarla. «Abbiamo paura — dice — è stata deserta per mesi, ora ci vivono gli sfollati». Difficile superare lo choc del suo incontro ravvicinato con il terrore: «Stavo giocando davanti a scuola con altri compagni quando sono arrivati sparando all’impazzata, sono corso via, qualcuno mi ha rincorso, con il cuore in gola mi sono rifugiato nella foresta, mi sono infilato in una buca, ho passato la notte nascosto lì: il mattino dopo i miei genitori mi hanno trovato ancora rannicchiato dentro. Per mesi ho continuato ad avere incubi, sognavo che mi prendevano». Accanto a lui, il suo insegnante, Yusuf Adamu, 36 anni, scuote la testa: «Noi siamo un bersaglio, senza agenti che ci proteggano come possiamo ripartire?». Anche a Kona, nello stato di Taraba, ci sono scuole usate come rifugio, lì contro la minaccia dei pastori fulani, dice Alda Gemma della ong Loving Gaze.

Pure Aisha Mohammed, 15 anni, non va più a lezione: la sua scuola a Ngabrawa, villaggio nello stato di Yobe, è stata data alle fiamme nel 2018 e da allora è un edificio diroccato, tutto macerie ed erbacce. «Di giorno vendo scope di rami secchi e aiuto mamma in casa, e di notte dormo male, mi sveglio spesso in preda alla paura di incursioni improvvise. I nostri genitori dopo l’attacco di Kankara ci hanno detto di non uscire e stare a casa». Interviene il suo professore Salamatu Bala: «Noi ci ritiriamo e Boko Haram vince, ma siamo terrorizzati». I suoi quattro figli li fa studiare in città, a Damaturu, più controllata dei villaggi. Per arrivarci però c’è da macinare chilometri di strade sterrate e sentieri. «A loro piace andare a scuola, ma mi dicono che hanno paura, così corrono per arrivare prima possibile».

Un bacio alla mamma, la porta che si chiude e poi via la grande corsa con la cartella in spalla anche per i bambini delle elementari di Bindigari, altro villaggio nello Yoba. «Arrivano con il fiatone e un sospiro di sollievo» racconta l’insegnante Mustafa. Nel film «Vado a scuola» di Pascal Plisson la più grande minaccia nei lunghi tragitti dei bambini nel sud del mondo sono gli elefanti. Ma per i piccoli nigeriani il mostro Boko Haram è molto più spaventoso.