“Niente figli per amore della terra”. Il primo studio su chi rinuncia a farne per salvare il pianeta

Rinunciano a dare alla luce bambini per timore dell'"apocalisse climatica". Intanto nell'anno del Covid crolleranno le nascite.  

“Il cambiamento climatico è l’unico fattore per me nella decisione di non avere figli. Non voglio dare alla luce bambini in un mondo morente”. E’ una delle molte voci che emergono dal primo studio che indaga sulla decisione presa da tante coppie di non avere figli a causa del timore che debbano affrontare un’“apocalisse climatica”. Gli autori dello studio, pubblicato sulla rivista Climatic Change, riferisce il Guardian, hanno intervistato seicento persone  tra i 27 e i 45 anni, scoprendo che il 96 per cento teme per il benessere dei loro potenziali figli in un mondo minacciato dai cambiamenti climatici. Il 59,8 per cento degli intervistati è “estremamente preoccupato” per l’impronta di carbonio che la progenie lascerebbe sulla Terra. Molti esprimono rammarico per averli messi al mondo. L’ecologismo radicale è un film deprimente.

Una madre di quarant’anni ha detto: “Mi dispiace avere figli perché ho il terrore che dovranno affrontare la fine del mondo”. Celebrità come Miley Cyrus e il principe Harry hanno già detto di non volerne altri per il bene del pianeta. Sono comparsi cartelloni pubblicitari in città del Nordamerica, da Vancouver a Minneapolis, con un bambino sorridente e l’annuncio: “Il più grande regalo d’amore che puoi fare al primo figlio è non averne un altro”.

Un sondaggio di Business Insider rileva che il 38 per cento dei giovani tra i 18 e i 29 anni ritiene che una coppia dovrebbe prendere in considerazione il cambiamento climatico quando decide se avere figli. Non avere un figlio si tradurrebbe in una riduzione di 58,6 tonnellate di emissioni di CO2 all’anno. Studenti della McGill University in Canada hanno lanciato la campagna “#No Future, No Children”. Conceivable Future, una rete femminile degli Stati Uniti, raccoglie testimonianze su come la crisi climatica influisce sulle decisioni di diventare genitori. Il gruppo BirthStrike invita a rompere con i partner che vogliono figli.

Ci penserà intanto il lockdown da Covid, questa utopia ecologista a occhi aperti, con meno scie chimiche, meno auto, meno crociere, meno lavoro nelle fabbriche. In Italia il presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo ha detto che le nascite in Italia scenderanno sotto alla soglia psicologica delle 400 mila in un anno. In America ci si aspetta un calo di mezzo milione. Bambini che riscaldano la Terra, Terra troppo calda per dare un futuro ai bambini… E proliferano i movimenti Démographie responsable, SEnVol (Volontari senza figli) e Ginks (Green Inclination, No Kids) che rinunciano alla maternità per il bene del pianeta. In Francia, Antoine Buéno ci ha scritto un libro per le edizioni Albin Michel, “Permis de procréer”, sottotitolo “Come salvare il pianeta”, in cui perora il figlio unico di stato, immaginando un “patentino di procreazione”. Come in Cina, ma senza i 336 milioni di aborti (sicuri?).
Dopo il “car free” è l’ora del “child free”. E’ l’ultima ora della misantropia ecologista. Di recente sono usciti due film su Greta Thunberg. Una specie di grottesca apologia, “I am Greta”, e “L’ultima ora”, la pellicola di Sébastien Marnier. Non è  su Greta, ma sul tipo di giovani che la adorano e la seguono. Marnier incentra il film su una scuola. C’è un gruppo di ragazzi tristi, intelligenti, narcisisti, angosciati e ossessionati dal futuro e dal clima che non vedono alternative al suicidio per evitare di vivere una catastrofe naturale che ritengono ineluttabile. L’ecologismo radicale è un film deprimente.