Nella riforma digitale europea in gioco c’è la società aperta

L’europarlamentare Schwab è il relatore su Dna e Dsa. Ci spiega i princìpi ispiratori e rimanda al mittente (i Big Tech) le accuse di protezionismo

Con le grandi piattaforme digitali l’Unione europea deve evitare “gli errori accaduti negli anni Venti in Germania, dove non abbiamo avuto la forza di andare contro gli oligopolisti” che “hanno aiutato l’estrema destra e Hitler ad andare al potere”. A parlare è Andreas Schwab, eurodeputato tedesco del Ppe e relatore per il Digital market act (Dma) che con il Digital service act (Dsa) fisserà le future regole per l’economia digitale. Dal Dopoguerra l’Europa si è costruita sulla base di questa lezione.

Le imprese dominanti sono un pericolo per l’economia e le società aperte. L’obiettivo del Dma e del Dsa è imporre alle grandi piattaforme gli stessi princìpi della “normale economia”, dice  Schwab. I negoziati su Dna e Dsa sono all’inizio: il principio  della proposta presentata dalla Commissione a dicembre è la definizione di chi sono le piattaforme sistemiche e i “gatekeeper” (le imprese che controllano l’accesso al mercato). Alle piattaforme che raggiungono più del 10 per cento della popolazione dell’Ue (45 milioni di utenti) saranno imposti nuovi obblighi. Secondo il Dsa, le piattaforme sistemiche dovranno rimuovere beni, servizi o contenuti illegali  e garantire trasparenza su pubblicità e algoritmi. Secondo il Dma, i gatekeeper non potranno usare i dati delle imprese con cui competono, dovranno garantire interoperabilità e aggiustare gli  algoritmi per evitare che i loro servizi o prodotti siano avvantaggiati. In gioco ci sono centinaia di miliardi di euro. Nel mirino dell’Ue ci sono soprattutto i Gafa: Google, Amazon, Facebook e Apple.

“Nel mercato digitale c’è uno squilibrio strutturale, perché 4 o 5  grandi società hanno il controllo di tutti i dati”, spiega Schwab: le piattaforme “hanno una responsabilità speciale” dato che “trattano più del 95 per cento dei nostri dati” usandoli “per diventare sempre più grandi”. A rimetterci sono l’innovazione e le imprese più piccole. L’Ue vuole “intervenire con regole ex ante ispirate dalle regole di mercato, dalle pratiche scorrette che sono vietate e dalla filosofia  sulla concorrenza”. Schwab è convinto che i Gafa “rispetteranno” le regole, altrimenti ci saranno multe dal 6 al 10 per cento del fatturato. Lo smantellamento  “non è escluso”.

Schwab rigetta le accuse di protezionismo da parte dei giganti americani. “Non ho visto nessuno studio che ci dimostri che l’innovazione sia gestita meglio da Facebook, Apple, Google e Amazon che dalle migliaia di pmi in Europa che fanno innovazione ogni giorno”. Schwab riconosce un rischio: alcuni dentro il Parlamento europeo potrebbero cercare di imporre “burocrazia” a tutto il settore, anche alle imprese  più piccole. Invece occorre “concentrarsi sull’un per cento” che ha responsabilità più grandi. Sono gli oligopolisti di oggi, che rischiano di creare lo stesso “circolo vizioso” degli anni Venti in Germania tra imprese dominanti e stato totalitario. L’Europa ha saputo coniugare economia di mercato competitiva e democrazia, ma questo risultato è “messo a rischio dall’economia digitale”. La posta in gioco del Dma e del Dsa alla fine è “come assicurarci che rimaniamo una società aperta intellettualmente, economicamente e socialmente”, dice Schwab.