Nella crisi da virus il piccolo vince

I Paesi che usciranno rafforzati dalla gestione della crisi sono probabilmente gli asiatici non cinesi. Corea del Sud, Taiwan e in buona misura anche Giappone e Singapore, per come hanno gestito la situazione. Non sono i grandi, men che meno i due giganti, ad avere dimostrato il meglio nella crisi: tendenzialmente sono i piccoli, soprattutto se con governi credibili, ad avere reagito con efficienza.

Fare previsioni sull’andamento delle singole economie nei prossimi mesi e anni richiede una certa dose di follia, quando siamo ancora in piena crisi da pandemia e lockdown. Si può però forse tracciare una mappa di chi ne sta uscendo meglio e chi peggio. L’economia maggiore, quella degli Stati Uniti che vale il 24% del Pil mondiale, mostra i primi segni di ripresa (al netto delle devastazioni sociali di questi giorni) ma il Budget Office del Congresso ha appena stimato che in un decennio crescerà di 7.900 miliardi di dollari meno di quello che sarebbe cresciuta senza la crisi da virus. È il 3% del Pil che viene meno anche dopo il recupero futuro. Molti economisti prevedono che la seconda economia, quella dei 27 Paesi della Ue che totalizzano il 18,6% del Pil globale (dato del 2018), calerà del 12-13%quest’anno e alla fine del 2021 sarà ancora del 4% più piccola che nel 2019. Con notevoli differenze tra Paesi e con il caso probabilmente positivo della Germania che tra i grandi della Ue ha risposto meglio alla pandemia e aveva i conti pubblici in ordine per rispondere alla crisi economica e sociale.

La Russia vedrà il proprio Pil declinare tra il 5e il 6% quest’anno. Lo stesso la Turchia. La terza economia del mondo, quella cinese che vale il 15,9% del Pil globale, probabilmente non andrà in territorio negativo nel 2021, potrebbe vedere il Prodotto interno lordo fermarsi a una crescita tra l’uno e il 3%. Difficilmente, però, la Cina potrà uscire dalla crisi in una situazione migliore rispetto a prima di Wuhan: la gestione della pandemia ha dato un duro colpo alla sua reputazione internazionale; e i problemi di crescita che la crisi ha messo in evidenza costringono i vertici di Pechino a ripensare il modello di sviluppo dei decenni scorsi. I Paesi che usciranno rafforzati dalla gestione della crisi sono probabilmente gli asiatici non cinesi. Corea del Sud, Taiwan e in buona misura anche Giappone e Singapore, per come hanno gestito la situazione. Con l’aggiunta di Australia e Nuova Zelanda. Il Vietnam e l’Indonesia, e forse in parte l’India, perché potrebbero approfittare di una serie di produzioni che lasceranno la Cina e si ricollocheranno in altre parti dell’Asia. Non sono i grandi, men che meno i due giganti, ad avere dimostrato il meglio nella crisi: tendenzialmente sono i piccoli, soprattutto se con governi credibili, ad avere reagito con efficienza.