Nazionalismo contro socialismo: il doppio messaggio che può concedere a Trump il bis

Quattro anni al governo di Donald Trump hanno cambiato l’America e il mondo. La serata conclusiva della convention repubblicana ha enfatizzato la portata di questo personaggio, che sbucò all’improvviso nella scena politica scendendo dalle scale mobili della Trump Tower sulla Quinta Strada di Manhattan per annunciare la propria candidatura nel giugno del 2015. Trump ha ribadito le due linee della sua campagna elettorale. Da una parte il messaggio positivo del nazionalismo, un valore che ancora funziona: “Noi non siamo una nazione di pusillanimi, siamo spiriti coraggiosi e orgogliosi”. Dall’altro l’Apocalisse che sarebbe un ritorno dei democratici al potere: socialismo e fine dell’ordine pubblico.

Era l’altroieri e sembra passato un secolo. “Noi siamo qui, loro no”: con questa frase il presidente ha fatto un riferimento quasi beffardo alla sua vittoria inaudita del 2016 sui democratici. Perché in politica conta vincere, e questo spiega la fedeltà del partito repubblicano all’outsider spuntato fuori dal nulla che ora ha la possibilità non del tutto remota di agguantare un secondo mandato.

Trump ha ribadito le due linee della sua campagna elettorale. Da una parte il messaggio positivo del nazionalismo, un valore che ancora funziona: “Noi non siamo una nazione di pusillanimi, siamo spiriti coraggiosi e orgogliosi”. Dall’altro l’Apocalisse che sarebbe un ritorno dei democratici al potere: socialismo e fine dell’ordine pubblico.

Colpisce una differenza tra le due convention: quella democratica ha schierato tutto l’establishment e ben tre ex-presidenti, Carter Clinton Obama; a quella repubblicana non si sono visti esponenti delle famiglie Bush o Reagan, Cheney o McCain.

I democratici sono l’establishment, e nessuno poteva sottolinearlo meglio della presidente della Camera, l’ottantenne Nancy Pelosi al potere da una vita, quando ha addirittura consigliato a Biden di non accettare duelli televisivi con Trump per negargli ogni legittimità. E’ una frase a effetto che la dice lunga sulla malattia della democrazia americana.

La nazione è talmente divisa che ricucire un dialogo civile tra le parti sarà molto difficile, forse non basterà una generazione, chiunque vinca questa o altre elezioni. Intanto, “noi siamo qui e loro no”. Trump non ha ancora detto l’ultima parola.