Natale, verso il sì agli spostamenti solo tra piccoli Comuni

Il governo sta valutando un allentamento delle misure per le feste di fine anno. Non esclusa una chiusura dei ristoranti a Natale

La deroga per Natale ci sarà, ma molto limitata. La linea rigorista all’interno del governo continua a prevalere e per questo alla fine si pensa di consentire soltanto gli spostamenti tra Comuni più piccoli — massimo 15.000 abitanti — e vicini. Niente «liberi tutti», dunque. Anzi, si torna a discutere se compensare il provvedimento con qualche chiusura, ritornando alla serrata nei giorni di festa anche all’ora di pranzo per i ristoranti. Il dibattito è aperto. Oggi sarà una giornata cruciale con la riunione dei capidelegazione della maggioranza, che potrebbe allargarsi ai capigruppo. E un obiettivo è già fissato: lasciare l’ultima parola al Parlamento senza però far passare la mozione del centrodestra che mira a spostamenti liberi non soltanto a Natale, ma anche per il 26 dicembre e il 1° gennaio 2021.
Assembramenti
Spaventano i trasferimenti già programmati dagli italiani, che hanno portato a un boom di prenotazioni per treni e aerei il 19 e 20 dicembre, a poche ore dall’entrata in vigore del divieto di spostamento tra le Regioni, anche se gialle. Spaventa la possibilità che gli assembramenti dei giorni festivi facciano risalire la curva epidemiologica. Proprio come accaduto ieri, quando le vie dello shopping di Roma, Napoli, Milano, Torino, Firenze e altre città si sono riempite di gente. E nella strada principale di Verona i vigili hanno imposto il senso unico pedonale.
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Le tre ipotesi
Il Dpcm in vigore dal 4 dicembre vieta l’uscita dal Comune il 25 e il 26 dicembre e il 1° gennaio. Sulla spinta di governatori e centrodestra, ma anche dei ministri di Italia viva, il premier Giuseppe Conte si è impegnato ad un allentamento. Sul tavolo rimangono tre possibilità: spostamento tra Comuni confinanti, spostamento verso i Comuni «piccoli» con 15.000 abitanti, spostamento in ambito provinciale. L’ultima ipotesi sembra scartata soprattutto dopo le prese di posizione dei ministri Francesco Boccia e Roberto Speranza «contrarissimi» a un allentamento delle misure, appoggiati dalla linea fortemente cauta del collega Dario Franceschini. Tutti convinti che «va bene far stare insieme ai parenti gli anziani soli, altra cosa è andare contro lo spirito che ha guidato le nostre scelte sul Dpcm, improntate alla massima cautela».
Il Parlamento
«Al massimo possiamo fare una deroga per i piccoli Comuni — spiega la linea del Pd Francesco Boccia — Una cosa è chiarire se ci possa essere la possibilità di un passaggio fra Spinazzola e Minervino, ad esempio, perché ci sono famiglie sui confini; un’altra è dire “rimuoviamo i confini” così ognuno va dove vuole, perché non ci si può esimere dal festeggiare Natale». Rimane comunque l’intenzione del governo di portare la questione alla Camera o al Senato prima della discussione della mozione del centrodestra, calendarizzata per mercoledì a Palazzo Madama. Si sta decidendo se farlo con un nuovo decreto, una mozione della maggioranza, o un emendamento a uno dei provvedimenti in discussione. «Il Parlamento ovviamente è sovrano – ribadisce Boccia — E se il Parlamento deciderà di rimuovere i limiti fra i confini comunali rendendo tutto aperto, chi lo farà ne risponderà davanti alle persone che invece chiedono rigore e che noi intendiamo garantire». In realtà la strategia riguarda gennaio e se dopo le festività la curva dei contagi ricomincerà a salire non si potrà dire che la colpa è dell’esecutivo.
I ristoranti
Ecco perché c’è chi nel vertice dei capi delegazione chiederà di valutare anche un provvedimento compensativo: chiusura dei ristoranti a pranzo proprio nei giorni in cui si potrà uscire dal proprio Comune. La misura rischia però di rinfocolare scontri e polemiche, dunque non è escluso che alla fine la proposta del governo sia di eliminare il divieto solo per il giorno di Natale in modo da limitare comunque i trasferimenti da un luogo all’altro.
Proprio per ribadire la linea del rigore ieri sul sito del governo sono state pubblicate due Faq (risposte alle domande frequenti) relative alle sanzioni. La prima ribadisce che «in caso di violazione dei più stringenti divieti di spostamento previsti dal Dpcm durante le prossime festività la sanzione applicabile rimane quella amministrativa, da 400 a 1.000 euro, in quanto prevista dall’articolo 4 del decreto-legge numero 19 del 25 marzo 2020». La seconda chiarisce che «in caso di accertamento di una violazione alle prescrizioni dei Dpcm che non si ritiene motivato, la valutazione circa la sussistenza di motivi giustificativi, e in particolare quelli per le situazioni di necessità, rispetto alle variegate situazioni che possono verificarsi in ciascuna vicenda concreta, resta rimessa all’Autorità competente. Dunque il cittadino che non condivida il verbale di accertamento di violazione redatto dall’agente operante può pertanto fare pervenire scritti e documenti difensivi al Prefetto».