Nagasaki, Francesco nel luogo dell’orrore: «Un mondo senza armi nucleari è possibile»

Sotto la pioggia battente, il Papa parla ai margini dell’«Athomic Bomb Hypocenter Park», il punto di origine dell’apocalisse nucleare, tre giorni dopo Hiroshima «Questo luogo ci rende più consapevoli del dolore e dell’orrore che come esseri umani siamo in grado di infliggerci. Qui, in questa città, non saranno mai abbastanza i tentativi di alzare la voce contro la corsa agli armamenti. Un mondo senza armi nucleari è possibile e necessario».

Le parole di pace scandite dalla pioggia

Francesco arriva sotto un cielo basso di nubi grigie, i lampioni lungo le strade sono ancora accesi alle dieci del mattino, le sue parole sono scandite dalla pioggia che batte insistente tra i ciliegi spogli ai margini della conca dell’«Athomic Bomb Hypocenter Park», il punto di origine dell’apocalisse nucleare, alle 10,58 del 9 agosto 1945, tre giorni dopo Hiroshima. «L’orrore indicibile» delle atomiche è una minaccia che incombe più che mai sull’umanità e rende insensata ogni logica di deterrenza: «La pace e la stabilità internazionale sono incompatibili con qualsiasi tentativo di costruire sulla paura della reciproca distruzione o su una minaccia di annientamento totale».

Francesco esorta i grandi della Terra contro il nucleare

Intorno all’ipocentro dell’esplosione la gente di Nagasaki assiste sotto il diluvio, il capo chino sotto cappucci e ombrelli. Le parole di Francesco suonano come una esortazione ai grandi della Terra, a cominciare da Putin e Trump, dopo l’uscita dal trattato Inf del 1987 contro la proliferazione nucleare: «Non possiamo mai stancarci di lavorare e di insistere senza indugi a sostegno dei principali strumenti giuridici internazionali di disarmo e non proliferazione nucleare, compreso il Trattato sul divieto delle armi nucleari. Chiedo ai leader politici di non dimenticare che queste non ci difendono dalle minacce alla sicurezza nazionale e internazionale del nostro tempo». Il Papa spiega che «Un mondo in pace, libero da armi nucleari, è l’aspirazione di milioni di uomini e donne in ogni luogo» e «la nostra risposta alla minaccia delle armi nucleari dev’essere collettiva e concertata».

L’impegno «irrevocabile» della Chiesa cattolica

Per questo è «necessario rompere la dinamica della diffidenza che attualmente prevale e che fa correre il rischio di arrivare allo smantellamento dell’architettura internazionale di controllo degli armamenti», prosegue. «Stiamo assistendo a un’erosione del multilateralismo, ancora più grave di fronte allo sviluppo delle nuove tecnologie delle armi; questo approccio sembra piuttosto incoerente nell’attuale contesto segnato dall’interconnessione e costituisce una situazione che richiede urgente attenzione e dedizione da parte di tutti i leader». La Chiesa cattolica, sillaba Bergoglio, «è irrevocabilmente impegnata nella decisione di promuovere la pace tra i popoli e le nazioni: è un dovere per il quale si sente obbligata davanti a Dio e davanti a tutti gli uomini e le donne di questa terra». Così ricorda che a luglio scorso «i vescovi del Giappone hanno lanciato un appello per l’abolizione delle armi nucleari» e la fa propria argomentando: «Uno dei desideri più profondi del cuore umano è il desiderio di pace e stabilità. Il possesso di armi nucleari e di altre armi di distruzione di massa non è la migliore risposta a questo desiderio; anzi, sembrano metterlo continuamente alla prova.

Il nostro mondo vive una dicotomia perversa

Il nostro mondo vive la dicotomia perversa di voler difendere e garantire la stabilità e la pace sulla base di una falsa sicurezza supportata da una mentalità di paura e sfiducia, che finisce per avvelenare le relazioni tra i popoli e impedire ogni possibile dialogo». Del resto, la corsa agli armamenti «spreca risorse preziose che potrebbero invece essere utilizzate a vantaggio dello sviluppo integrale dei popoli e per la protezione dell’ambiente naturale», accusa Francesco: «Nel mondo di oggi, dove milioni di bambini e famiglie vivono in condizioni disumane, i soldi spesi e le fortune guadagnate per fabbricare, ammodernare, mantenere e vendere le armi, sempre più distruttive, sono un attentato continuo che grida al cielo». Il Papa ricorda ciò che disse Giovanni XXIII già nel 1963, «una vera e duratura pace internazionale non può poggiare sull’equilibrio delle forze militari, ma solo sulla fiducia reciproca».

«Signore fa’ di me uno strumento della tua pace»

Alla fine legge la preghiera per la pace attribuita a San Francesco d’Assisi, «Signore, fa’ di me uno strumento della tua pace: dov’è odio, ch’io porti l’amore». Nel mondo occorrono «leader che siano all’altezza delle circostanze», conclude: «È un compito che ci coinvolge e ci interpella tutti. Nessuno può essere indifferente davanti al dolore di milioni di uomini e donne che ancor oggi continua a colpire le nostre coscienze; nessuno può essere sordo al grido del fratello che chiama dalla sua ferita; nessuno può essere cieco davanti alle rovine di una cultura incapace di dialogare».