Mozambico, l’emergenza non è il Covid. È il jihad

In Mozambico la vera emergenza è il movimento jihadista al-Shabaab. Affiliato allo Stato Islamico, arrivato dal Nord, alligna nella provincia settentrionale di Cabo Delgado e lungo la costa. Una piaga anche per il servizio sanitario, allertato per il Covid

Anche in Africa le misure di contrasto alla diffusione del COVID-19 hanno imposto limitazioni alla libertà di movimento: a tutti, ma non ai jihadisti che anzi ne hanno approfittato.

In Mozambico l’emergenza non è il coronavirus. Secondo l’ultimo aggiornamento dei dati, che risale al 10 agosto, i casi registrati sono 2.241 e i morti 16. La malaria, che è la prima causa di morte, colpisce ogni anno circa dieci milioni di persone, un terzo della popolazione, e ne uccide da 12mila a 17mila. Ma nel nord del Paese, nella ricca provincia di Cabo Delgado, l’emergenza non è neanche la malaria. A seminare paura e morte sono gli al-Shabaab, i jihadisti arrivati dal nord che dal 2017 imperversano nella regione, sempre più violenti, forti e aggressivi, al punto che ormai osano attaccare importanti centri urbani e non soltanto dei villaggi isolati. Mocimboa da Praia, una cittadina di oltre 70mila abitanti, è stata attaccata due volte, il 23 marzo e il 27/28 giugno. La seconda volta i jihadisti hanno incendiato una chiesa, una scuola, l’ospedale distrettuale, decine di abitazioni e negozi e hanno liberato i detenuti della prigione locale. Centinaia di persone hanno cercato di mettersi in salvo fuggendo. Finalmente sopraggiunti, i militari hanno reagito duramente: “nelle strade si sparava con armi pesanti – hanno raccontato i religiosi della chiesa data alle fiamme – lo scontro è durato diverse ore. Al termine le strade erano piene di cadaveri anche di civili. Corpi straziati senza pietà”.

I terroristi usano armi moderne e tecniche di guerriglia avanzate. Reclutano giovani locali forse attratti più che dal sacro dovere del jihad, la guerra santa, dalla prospettiva di un salario e del bottino durante le incursioni a scopo di razzia. Hanno stretto legami con la criminalità locale interessata a che il territorio sia fuori controllo per poter agire più agevolmente. Il nord e le sue coste infatti da alcuni anni sono diventati un centro importante di contrabbando di avorio, legname, eroina e pietre preziose, grazie anche al coinvolgimento nei traffici di agenti di polizia e funzionari governativi.

Gli al-Shabaab si dichiarano affiliati all’Isis, lo Stato Islamico. Nel maggio del 2018 l’Isis si era congratulato con loro che avevano decapitato dieci persone in un villaggio quasi al confine con la Tanzania. Poi, nel giugno del 2019, l’Isis per la prima volta in un comunicato ha parlato di uno scontro tra i jihadisti mozambicani e l’esercito dicendo che i “suoi miliziani” avevano respinto un attacco governativo. Il commando che ha devastato Mocimboa da Praia ha innalzato le bandiere nere dell’Isis.

Il 6 agosto, durante una conferenza stampa, il capo delle operazioni speciali degli Stati Uniti in Africa, generale Dagvin Anderson, ha detto che il gruppo riceve sostegno dall’estero e per questo sta diventando più agguerrito: “negli ultimi 12-18 mesi abbiamo visto i jihadisti diventare più combattivi, più aggressivi. Usano tecniche e procedure diffuse in altre parti del mondo – ad esempio, nel Medio Oriente – e associate allo Stato Islamico. Riteniamo che dei soggetti esterni  li influenzino rendendoli sempre più pericolosi.”

I vescovi mozambicani da tempo esprimono preoccupazione per il deterioramento della situazione nella provincia di Cabo Delgado e per il rischio che i jihadisti possano estendere il loro raggio d’azione alla vicina provincia di Nampula. “Siamo profondamente preoccupati per il peggioramento della situazione a Cabo Delgado che è diventato il palcoscenico di una guerra misteriosa e incomprensibile – si legge in un comunicato della provincia ecclesiastica di Nampula – la guerra iniziata dall’ottobre 2017, si sta diffondendo in tutta la provincia e con essa molte altre forme di violenza e violazione dei diritti umani, deteriorando le condizioni di vita già precarie e causando grandi sofferenze alle popolazioni. Le drammatiche conseguenze di questa crisi sono evidenti: incendi di villaggi, distruzione di infrastrutture economiche e sociali, popolazioni spaventate e affamate, famiglie in fuga, confuse e disorientate senza sapere dove cercare riparo e protezione. E come se ciò non bastasse, la stessa provincia di Cabo Delgado, già così duramente colpita, è purtroppo diventata, in Mozambico, l’epicentro dello scoppio della pandemia globale causato dal Covid-19”.

La minaccia dei jihadisti impedisce di rifornire ospedali e ambulatori. Inoltre costringe la popolazione a cercare scampo in zone sicure. Le Nazioni Unite stimano che gli sfollati siano 250mila. La maggior parte si sono rifugiati nella capitale della provincia, Pemba, e nei suoi dintorni. Il 7 agosto, durante una riunione del Comitato di emergenza di Pemba, il segretario di stato per Cabo Delgado Armindo Ngunga ha spiegato che l’arrivo di tante persone in fuga ha reso difficile adottare misure per fermare la diffusione del nuovo coronavirus. Il distanziamento fisico negli centri di accoglienza e nelle abitazioni in generale è impossibile. Ha quindi raccomandato alla gente di stare il più possibile fuori casa, almeno durante il giorno, assicurando che il governo fornirà delle mascherine da indossare per strada. Inoltre ha annunciato che il governo provinciale di Cabo Delgado sta prendendo in esame la possibilità di limitare le partenze dalla provincia per impedire che l’epidemia si diffonda al resto del paese