Movida a Roma, baci e abbracci «Perché il Covid è roba da vecchi»

Notti senza mascherina per i giovani romani, da Trastevere al Pigneto, da Ponte MIlvio a piazza Bologna. Nei locali notturni si dimenticano le precauzioni che invece vengono prese di giorno. E contro gli assembramenti si chiudono piazze, scalinate e fontane

Da sabato notte i vigili urbani hanno cominciato a transennare anche le fontane. Prima era toccato alle piazze e alle scalinate. Come San Calisto e Santa Maria in Trastevere. Nastri gialli per impedire alle comitive di ragazzi di formare assembramenti, di violare le regole sul distanziamento personale. Come fino agli ultimi giorni di giugno è accaduto sulla Scalea del Tamburino, sempre a Trastevere: gli abitanti hanno denunciato più volte il caos notturno, gli ubriachi, i giovani sotto effetto di mdma.

La movida senza distanziamento

Una delle tante fotografie della movida selvaggia che accompagna il post-lockdown della Capitale, insieme con l’isola pedonale del Pigneto, i marciapiedi di Ponte Milvio, i vicoli dietro piazza Trilussa. Se l’assenza totale di turisti ha messo in crisi presenze e affari a Campo de’ Fiori e San Lorenzo, con la statua di Giordano Bruno e piazza dell’Immacolata, ex regno dei pusher, incredibilmente deserte, ci sono altri rioni dove ogni notte centinaia di giovani si danno appuntamento fuori da bar e localini. Nessuno indossa la mascherina, rispetta le distanze, rinuncia a un bacio e un abbraccio. Fra un selfie e una bevuta tutti insieme, la notte scivola via illuminata dai lampeggianti blu delle pattuglie dei vigili che fino a oggi hanno multato decine di esercenti per aver venduto alcolici oltre gli orari consentiti.

Per gli assembramenti, dopo le settimane delle esortazioni a stare lontani, si è passati appunto ai transennamenti a tempo: gli agenti arrivano e invitano i presenti a lasciare una piazzetta o una scalinata. Una sorta di time-out scandito dagli stessi vigili che poi tolgono le transenne e autorizzano di nuovo l’accesso. Come arbitri di boxe, perché a Roma gli appelli e i consigli su come fronteggiare il rischio di contagio hanno un senso soltanto di giorno.

Il doppio volto della Capitale nel pieno della Fase 3: lo smart working, al lavoro tutti ligi, con la protezione sul volto e il disinfettante in tasca, di notte e all’ora dell’aperitivo, invece, è come se il virus non esistesse. Come fosse una malattia «da vecchio», dicono i ragazzini a Ponte Milvio. I pochi che hanno la mascherina, la tengono sul collo o sul mento, nemmeno più sul polso. Semmai ce l’hanno in tasca, e lì resta, anche quando entrano nei locali affollati, dove nessuno controlla. Sabato notte, a Villa Borghese, inaugurazione della discoteca Mythos: folla di giovani dentro e fuori, senza protezioni con i video e le foto dell’evento postate sui social.

Al Pigneto le uniche mascherine sono quelle che coprono il volto dei carabinieri e dei militari dell’Esercito che pattugliano il rione. Piazza Bologna è stata svuotata in un attimo, ma la movida si è subito riciclata a piazza Massa Carrara. C’è poco da fare. In certi casi i gestori dei locali abbassano da soli le saracinesche per evitare le chiusure forzate di 5 giorni per non aver evitato gli assembramenti. Il male minore nella giungla della movida.