Morto Georg Ratzinger, dalla guerra alla vocazione: «Amo la musica, con Joseph cantavamo in famiglia»

Dalla prigionia a Napoli ai trent’anni alla direzione del coro della Cattedrale di Regensburg. Col fratello aveva un rapporto inscindibile: «Quando sentii che era stato eletto rimasi pietrificato. Ho temuto che da Papa non avrebbe avuto tempo per me».

Georg e Joseph Ratzinger appaiono somigliantissimi nelle foto della loro prima messa, che celebrarono lo stesso giorno, il 29 giugno 1951. Li avresti detti gemelli e non si notavano affatto i tre anni in più di don Georg. Somiglianti, ma diversi per carattere: riservati, sensibili, timidi ambedue. Ma Georg anche ritroso, quasi scorbutico, certamente d’umore solitario. Joseph, invece, più comunicativo, curioso di tutto e anche combattivo. Don Georg ha preso sempre male, si direbbe, la fortuna ecclesiastica del fratello minore, che veniva a intralciare la loro consuetudine familiare. Nel libro di memorie «Mio fratello il Papa», che è del 2011 (tradotto in italiano da Piemme nel 2012), commenta bruscamente la nomina di Joseph ad arcivescovo di Monaco (1977), la sua chiamata a Roma come prefetto della Congregazione per la dottrina (1981) e persino l’elezione a Papa (2005).

Della promozione ad arcivescovo dice solo: «Ne fui molto sorpreso». Sulla chiamata a Roma invece si dilunga, quella nomina gli portava via l’anima gemella: «Mah, lo sapevo che il mio parere non era rilevante. Mi dispiaceva davvero molto che mio fratello si trasferisse ancora lontano. Ero triste perché non potevamo più stare vicini come prima. A poco a poco mi abituai alla nuova situazione, riuscendo anche a trovarvi alcuni aspetti positivi».

Nessuna positività troverà invece nell’elezione di Joseph a Papa: «Quando sentii il suo nome rimasi pietrificato. Sinceramente devo dire che in quel momento mi sentii scoraggiato, abbattuto. Per lui era una grande sfida, un impegno gravoso. Ed ero anche triste perché forse non avrebbe più avuto tempo per me». E non fu un abbattimento momentaneo: «Così quella sera andai a dormire un po’ depresso. A partire da quel momento e fino al pomeriggio successivo il telefono non smise mai di suonare, ma rimanevo indifferente. Non risposi, semplicemente. Andate tutti al diavolo, pensai. Non lo chiamai nemmeno e non risposi neanche quando, il mattino dopo, fu lui a chiamare. Alla fine rispose la mia governante e così parlò prima con lei che con me». Dovranno passare molti giorni prima che don Georg si rassereni: «In ogni caso, dietro la decisione umana dei cardinali c’è la volontà di Dio, e a questa dobbiamo dire sì».

Dello stretto legame tra i due fratelli abbiamo avuto testimonianza due settimane addietro, quando Benedetto aveva lasciato la sua residenza nei Giardini Vaticani per fare visita, a Regensburg, al fratello che si era aggravato. Con la morte di Georg, Joseph perde l’unico membro della famiglia che gli era rimasto. Una sorella, Maria, se ne era andata per prima nel 1991.

Nato a Pleiskirchen, in Baviera, il 15 gennaio 1924, Georg Ratzinger aveva iniziato a suonare l’organo nella chiesa parrocchiale fin da quando aveva 11 anni. Nel 1935 entra nel seminario di Traunstein, ma nel 1942 viene arruolato nelle Reichsarbeitsdienst, e in seguito nella Wehrmacht, con la quale combatte anche in Italia. Catturato dagli Alleati nel marzo 1945, resta prigioniero a Napoli per alcuni mesi prima di essere rilasciato e di far ritorno in famiglia.

Nel 1947 assieme al fratello Joseph entra nel seminario Herzogliches Georgianum di Monaco di Baviera. Nel giugno del 1951, entrambi i fratelli, insieme a una quarantina di altri compagni, vengono ordinati sacerdoti nel Duomo di Frisinga dal cardinale Michael von Faulhaber.

La grande passione della vita di don Georg è la musica. Prima maestro di cappella a Traunstein e poi, per trent’anni, dal 1964 al 1994, direttore del coro della Cattedrale di Regensburg, il coro dei «Regensburger Domspatzen»: Passeri del Duomo di Regensburg. Don Georg ha girato il mondo facendo numerosi concerti e ha diretto molte incisioni per Deutsche Grammophon, Ars Musici e altre importanti etichette discografiche con produzioni dedicate a Bach, Mozart, Mendelssohn e altri autori. «Nella nostra casa tutti amavano la musica – ha scritto don Georg nelle memorie – e già nostro padre aveva una cetra che suonava spesso la sera. Cantavamo insieme. Ho sempre pensato che la musica sia una delle cose più belle che Dio abbia creato. Anche mio fratello ha sempre amato la musica: forse l’ho contagiato io».

Il 22 agosto 2008, ringraziando il sindaco di Castel Gandolfo che aveva concesso a Georg la cittadinanza onoraria, Benedetto XVI aveva detto: «Mio fratello è stato sempre per me non solo compagno, ma anche una guida affidabile e un punto di riferimento con la chiarezza, la determinazione delle sue decisioni. Mi ha mostrato sempre la strada da prendere, anche in situazioni difficili. Ora siamo arrivati all’ultima tappa, alla vecchiaia e anche ora egli mi aiuta ad accettare con serenità il peso di ogni giorno».

Don Georg aveva avuto un qualche presentimento cheil fratello Papa poteva «anche» rinunciare al Papato. Intervistato nel 2011 da una rivista tedesca aveva detto: «Se non dovesse più farcela dal punto di vista della condizione fisica, mio fratello dovrebbe avere il coraggio di dimettersi». Riceverà con un anticipo di mesi la confidenza di Benedetto sulla propria clamorosa decisione. «L’età si fa sentire – aveva commentato don Georg l’annuncio delle dimissioni nel febbraio del 2013 – e mio fratello desidera più tranquillità nella vecchiaia». Nonostante i problemi alle gambe e alla vista, don Georg ha continuato a viaggiare da Regensburg a Roma, in tutti questi anni, per stare il più a lungo possibile con il fratello, accomunati ormai ambedue dall’uso del bastone oltre che dall’amore per la musica.