Morte George Floyd, coprifuoco nelle città americane da Los Angeles a Chicago

La decisione dopo gli scontri, durati diversi giorni, per protestare contro la morte dell’afroamericano schiacciato dall’ex poliziotto Derek Chauvin ora in galera con l’accusa di omicidio colposo

Nella notte americana la Guardia Nazionale e la polizia hanno ripreso il controllo della zona franca di Minneapolis, rimasta in balia dei dimostranti più distruttivi per due notti consecutive. Le forze dell’ordine sono comparse in modo massiccio verso le 21 lungo la East Lake Street avanzando da tre lati e stringendo qualche centinaio di giovani, un numero decisamente inferiore a ieri e all’altro ieri. Alle 18 il Governatore del Minnesota Tim Walz ha avvertito: «Ho dato ordine alla Guardia Nazionale di sparare a chi si abbandonerà ai saccheggi». L’avvertimento ha convinto gli ultimi indecisi a tornare a casa prima delle 20, l’ora in cui scattava il coprifuoco che durerà fino alle 6 di Minneapolis (le 13 in Italia). Ma buona parte del movimento aveva già rinunciato: ed è stata una decisione che si può tranquillamente definire politica.

Già nel corso del pomeriggio era chiaro che i leader delle associazioni dei diritti civili e delle comunità religiose, molto attive sul campo, erano riuscite a orientare gli umori. Per tutta la giornata la via delle devastazioni è stata meta di un surreale pellegrinaggio, gente che curiosava, che faceva selfie o foto posate. Una terra di nessuno, senza neanche l’idea di una divisa nei dintorni. Senza esagerare: uno scenario da post bombardamento. Il Terzo Distretto di Polizia, quello cui faceva capo l’ex agente Derek Chauvin, ex poliziotto ora in galera con l’accusa di aver ucciso l’afroamericano George Floyd (omicido colposo), è stato il primo edificio dato alle fiamme. Ma quelli vicini sono stati spolpati dal fuoco. Le rovine di un imponente ristorante «etiope – asiatico- vegetariano» sono ancora fumanti. Il negozio di compravendita «Pawn shop» è completamente sventrato. La scia dei vandalismi è lunga quasi un chilometro: giusto per dare un’idea di quanto sia stata violenta e prolungata la distruzione.

Uno shock per Minneapolis. Con il passare delle ore si è vista la reazione. Fin dalla mattina decine e decine di ragazze e ragazzi si sono presentati con scopettoni, vanghe, rastrelli, vernice e pennellesse per pulire i marciapiedi e ridipingere una parte dei muri coperti da scritte. Nel grande parcheggio del supermercato Target, sull’altro lato del Terzo distretto, i volontari hanno recuperato la merce abbandonata dai saccheggiatori in mezzo al fango. L’hanno affastellata sui tavolini e distribuita gratuitamente ai cittadini. Tutto concordato, naturalmente, con la direzione della catena. Un gruppo di insegnanti di una scuola elementare è arrivata con il pulmino vintage della Volkswagen. Hanno portato panini, torte, bevande per i giovani al lavoro da Target. Molti di loro hanno anche partecipato alle manifestazioni, ma avevano già deciso programmato di defilarsi prima delle venti.

Gli irriducibili si sono radunati nei due poli simbolo di questa vicenda. Il Terzo Distretto di Polizia e l’incrocio tra la 38 esima e la Chicago Avenue. Due piazze accomunate dalla rabbia e dall’indignazione. Ma diverse per toni e contenuti. Di là, sulla East Lake Street gli attivisti più duri sono comparsi solo verso le 19.30. Di qua, invece, il pomeriggio è stato pieno, animato da musica a tutto volume e da discorsi politici. Pochi minuti prima delle venti, i leader religiosi, arrivati da diverse città, hanno smontato il palco-furgone: «Noi rispettiamo le leggi dello Stato, anche se non ci piacciono. C’è il coprifuoco e torniamo a casa. Saremo qui domani alle 11. Sta a voi scegliere». La gran parte delle persone se n’è andata. Sono in rimasti in un centinaio, guidati da una ragazza che poco prima mostrava a tutti il numero di telefono da chiamare in caso di arresto. Poi si sono mossi in corteo e dopo mezz’ora sono finiti in bocca alla polizia e alla Guardia Nazionale. Qualche scontro, lacrimogeni. Molti arresti. Nella notte gli agenti seguono le tracce delle altre schegge, fuggite da East Lake Street. E si torna a discutere sulla loro identità: anarchici afroamericani e «suprematisti bianchi infiltrati»? E’ troppo buio per ragionare con lucidità. Ma sarà il tema delle prossime ore.