Missione Irini, la Germania invia la fregata Amburgo

L’Europa prova a tornare assoluta protagonista nel Mediterraneo ed rientrare in gioco nel delicato scenario dello scacchiere libico e, a partire dallo scorso mese di marzo, ha dato vita all’operazione che terrà impegnati molti Paesi membri almeno fino al prossimo 31 marzo, salvo proroghe. Si tratta della missione Irini le cui basi sono state poste in essere durante la conferenza sulla Libia a Berlino ad inizio di questo 2020. E proprio dalla capitale tedesca è arrivata l’ultima importante novità: a partire da metà agosto, la fregata Amburgo si aggiungerà alle due navi già inviate da Italia e Grecia.

Cos’è la missione Irini

Sono passati quattro mesi da quando, il 31 marzo scorso, l’Europa ha iniziato una nuova missione di pace che ha come protagonista la Libia: “Irini”, che in greco vuol dire appunto pace, è il nome dell’operazione navale sul Mediterraneo. Nello specifico, l’obiettivo di questa missione è quello di frenare il flusso di armi in Libia e garantire il rispetto dell’embargo verso il Paese nordafricano. Dopo l’operazione Sophia, terminata in coincidenza con l’inizio di questa nuova missione, i Paesi europei hanno quindi intrapreso una nuova sfida nell’ambito del settore della politica di sicurezza e di difesa comune. Della missione Irini, il cui nome è stato scelto da Atene, si era iniziato a parlare lo scorso 19 gennaio, ovvero nel giorno della conferenza sulla Libia di Berlino. A quella che è stata paragonata ad una mini sessione dell’Assemblea delle Nazioni Unite, erano presenti i leader dei principali Paesi coinvolti nel dossier libico. In quella giornata è stato redatto un documento avente 55 punti tra i quali anche uno relativo a far rispettare l’embargo delle armi. Alla conferenza erano presenti anche i maggiori protagonisti del dossier libico, ovvero il premier di Tripoli Fayez Al Sarraj e il generale Khalifa Haftar. I due però in quell’occasione non si sono mai incontrati.

Il ruolo dell’Europa nella missione Irini

Che l’obiettivo della missione Irini sia quello di dare una frenata all’ingresso di armi in Libia garantendo il rispetto dell’embargo è evidente. Ma dietro questa attività si cela anche una mossa politica di non poco conto che palesa tutto l’interesse dell’Europa a non perdere un ruolo importante nel dossier libico a vantaggio di altre nazioni: Russia e Turchia. Dopo l’avanzata dell’attivismo dei due Paesi, quelli europei con in capo Italia, Francia e Germania, sono passati in secondo piano. Una situazione che più in avanti avrebbe potuto creare difficoltà per la tutela degli interessi non solo degli Stati direttamente interessati, ma anche dell’Europa nel suo complesso.

Definito il ruolo del vecchio Continente, gli Stati membri si sono contesi la guida della missione con Italia in testa per via della precedente esperienza con Sophia ma anche per la posizione geografica vicino la Libia. Accanto all’Italia anche la Grecia ha rivendicato un ruolo importante e il fatto di aver potuto scegliere il nome della missione è stato il primo effetto di un “territorio” conquistato. Alla fine si è puntato su un compromesso che lascia all’Italia il comando generale e la sede della missione, mentre verrà attuata una staffetta tra Italia e Grecia per il comando in mare dell’operazione. Attualmente il comandante è Fabio Agostini, che è stato al timone anche della missione Sophia nelle ultime settimane di vita della precedente operazione. Italiano è anche il comandante delle attività dei mezzi dell’area operativa: si tratta del contrammiraglio Ettore Socci, il quale ad ottobre nell’ambito della staffetta con la Grecia lascerà il ruolo ad una personalità designata da Atene.

Le polemiche politiche attorno alla missione Irini

Al momento, come si legge sul sito di EuNavforMed Irini, sono due le navi impegnate a livello operativo nella missione. Alla fregata greca Spetsai, la prima ad essere impegnata nelle acque di competenza dell’operazione, si è aggiunta la nave italiana San Giorgio. Quest’ultima è attualmente la nave ammiraglia della missione: equipaggiata con un elicottero EH 101, a bordo è presente anche un team della Brigata della Marina di San Marco. L’Italia al momento è uno dei Paesi che più sta fornendo mezzi e supporto logistico ad Irini: oltre alla San Giorgio, il nostro Paese sta fornendo anche alcuni droni e le basi logistiche di Augusta, Pantelleria e Sigonella. A breve alle due navi già operative per l’operazione, se ne dovrebbe affiancare anche un’altra. Dopo la Spetsai e la San Giorgio, è attesa nel Mediterraneo la fregata Amburgo che il governo tedesco dovrebbe inviare a metà agosto. Oltre ad Italia, Grecia e Germania, i Paesi che stanno già attivamente partecipando ad Irini sono Francia, Lussemburgo e Polonia i cui governi hanno mandato a supporto tre velivoli che si affiancano a quelli mandati nelle settimane precedenti da Berlino e da Atene. Ci sono poi una ventina di Paesi europei che nella sede di Irini a Roma hanno inviato a supporto personale e militari.

Non tutti i governi dell’Unione Europea però hanno aderito all’operazione. A maggio ad esempio, ha suscitato scalpore l’uscita di scena di Malta: l’esecutivo di La Valletta, in particolare, ha deciso di non inviare né mezzi e né uomini ufficialmente per ragioni di ordine finanziario. In realtà la scelta ha di base motivazioni profondamente politiche. Il governo maltese è perfettamente consapevole infatti delle polemiche suscitate a Tripoli dall’avvio della missione Irini. Secondo l’esecutivo libico guidato da Fayez Al Sarraj, l’operazione favorirebbe il generale Khalifa Haftar. Una presa di posizione a sua volta “suggerita” dalla Turchia, oramai divenuta principale sponsor di Tripoli. Ankara non vede di buon occhio la missione dell’Ue davanti alle coste di una Libia divenuta nel frattempo base per i propri interessi politici ed energetici nel Mediterraneo centrale. E dalla Turchia fino a pochi giorni fa non hanno nascosto le proprie critiche alla missione: “Danneggia Al Sarraj, danneggia il legittimo governo libico” ha ribadito nel corso di una conferenza stampa ad Ankara il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu. Una conferenza peraltro tenuta con l’omologa spagnola Maria Arancha Gonzalez Laya, il cui governo ancora non ha inviato mezzi a supporto di Irini.

Da capire in questo contesto anche la posizione della Francia, la quale per il momento si è limitata a fornire un mezzo aereo. Da Parigi si valutano attentamente le posizioni interne alla Libia prima di inviare eventuali altri mezzi per dar manforte ad Irini. Tra polemiche e defezioni, l’operazione comunque va avanti, in attesa di valutare possibili evoluzioni all’interno dello scacchiere libico.

Le differenze tra la missione Irini e Sophia

Trattandosi di una missione che vede l’impiego di navi militari in acque dirimpettaie alle coste libiche, il pensiero di molti governi in sede di approvazione dell’operazione è andato anche all’immigrazione. La missione Sophia ha contribuito negli anni scorsi a portare diversi migranti in Italia ed all’interno del territorio dell’Ue. Per questo dal 2018 in poi l’operazione è stata condotta solo con mezzi aerei ed è per questo che, dopo la conferenza di Berlino, molti Paesi europei non hanno voluto rilanciare la missione. Così come si legge sul sito di EuNavForMed Irini, il capitolo riguardante l’immigrazione è marginale rispetto agli obiettivi principali fissati dall’Ue per la nuova operazione: “Irini avrà come compito principale l’implementazione dell’embargo sulle armi delle Nazioni Unite, attraverso l’uso di risorse aeree, satellitari e marittime”. Si parla di immigrazione solo nella parte riguardante gli obiettivi secondari, dove si specifica che i mezzi di Irini sono chiamati al monitoraggio ed al pattugliamento di eventuali situazioni sospette.

“Chiaro che le navi di Irini interverranno solo in base a quanto previsto dal diritto internazionale – ha precisato una fonte diplomatica ad InsideOver – Se ci saranno cioè imbarcazioni cariche di migranti vicine alle navi della missione. Per il resto però, ha solo funzione di monitoraggio in relazione all’immigrazione”. Ed è questa la differenza principale rispetto alla missione Sophia, la quale invece aveva tra gli obiettivi quello di stanare i trafficanti di esseri umani. Il riferimento all’immigrazione è stato ridimensionato all’atto della costituzione di Irini proprio per evitare ulteriori polemiche con i governi europei più scettici sull’immigrazione. Al momento, da quando la missione è partita le navi impegnate non sono mai state chiamate in operazioni di salvataggio di migranti.