Mission accomplished, o quasi. Bertolaso una mano l’ha data sì

L’uomo delle imprese difficili ha trasformato la Caporetto lombarda in una grintosa campagna vaccinale, che potrebbe trascinare i cittadini fuori dalla pandemia entro l’estate

Missione compiuta, o quasi. In ogni modo, alla faccia dei critici a prescindere, Guido Bertolaso anche stavolta ce l’ha fatta, forse. L’uomo delle imprese difficili, bersaglio di polemiche spesso inutili, ha trasformato la Caporetto lombarda (il caos di Aria, contro cui l’ex capo della Protezione civile ha alzato più volte la voce) in una grintosa campagna vaccinale finalmente ritmata, che potrebbe – toccando ferro – trascinare i lombardi fuori dalla pandemia entro l’estate. Non è un caso se il governatore Attilio Fontana, dopo molti giri di parole a vuoto, può ora annunciare: “La Lombardia ha superato i tre milioni di dosi di vaccini”. Così ora stanno strattonando Bertolaso verso le amministrative, a Roma, perché – secondo il Cavaliere – nessuno sarebbe meglio di lui per fare il sindaco dell’Urbe. Ma di certo lui non ha voglia di finire nel tritacarne Meloni-Salvini. Tornare a fare il nonno è pur sempre una buona scelta, anche se, per un servitore dello stato in servizio permanente effettivo, chiudere la carriera rimettendo in sesto la capitale, dopo il disastro Raggi, potrebbe essere una bella sfida.

E pensare che a Milano era iniziato tutto a pesci in faccia, quando, dopo averlo chiamato in qualità di timoniere esperto per una giunta “pandemica” alla deriva, al culmine della prima ondata, Regione e Fondazione Fiera avevano lanciato l’operazione “ospedale in Fiera”, coi soldi (21 milioni raccolti) dei privati. Mentre negli ospedali lombardi i posti in terapia intensiva scarseggiavano al punto che era partita la tragica lotteria dei pazienti da escludere (sempre negata), l’opposizione in armi aveva sparato a palle incatenate contro l’arrivo di Bertolaso (pure se a costo zero) in qualità di coordinatore della struttura in Fiera. “Un inutile spot” avevano sentenziato. Ma poi, con la seconda ondata, l’ospedale in Fiera è servito e molto, e lo hanno riconosciuto un po’ tutti.

Meriti personali a parte, la vera svolta anche in Lombardia c’è stata con l’arrivo massiccio del vaccino (anche se ancora le falle non mancano nelle forniture) e la comparsa sulla scena del nuovo commissario, generale Francesco Paolo Figliuolo, che ha suonato la carica, con qualche rimbrotto dietro le quinte e qualche pacca sulle spalle. Guido Bertolaso, forse anche rinfrancato da una maggiore autonomia, ha risposto prontamente. Perché con la disponibilità del vaccino l’obiettivo è diventato subito quello di costruire i centri per dispensarne decine di migliaia di dosi al giorno. E’ così che la Regione a trazione Bertolaso-Moratti ha ripreso a marciare. E la Lombardia sembra essersi lasciata alle spalle (per ora) molti dei record negativi di una pandemia funesta, superando ampiamente le 60 mila vaccinazioni al giorno. Bertolaso ha potuto rivedere la tabella di marcia.

A pieno regime lavorano i grandi ospedali regionali (da Niguarda agli Spedali Riuniti di Brescia), in campo, da tempo, c’è l’esercito anche all’ospedale militare di Baggio. Da qualche settimana, sotto la regia dell’ex capo della Protezione civile, è arrivato il turno dei privati, sia sul fronte Sanità che su quello della logistica. Già disponibili i centri vaccinali di Humanitas, del Gruppo San Donato, dell’Auxologico, del Cdi, della Fondazione Don Gnocchi e di Multimedica. Ma la grande novità sono gli spazi messi a disposizione dal mondo dell’impresa. L’ultimo, in ordine di tempo è l’Hangar Bicocca, del gruppo Pirelli, in grado di assistere 4.000 persone al giorno. Poi c’è il nuovo centro vaccinale negli spazi del Parco Esposizioni Novegro, nel Comune di Segrate, gestito da Gruppo San Donato per conto di Regione Lombardia e Ats Milano: 15 linee vaccinali e 2.160 inoculazioni al giorno, da maggio aumenterà il volume di fuoco fino a 40 linee per somministrare più di 4.000 dosi giornaliere.

Al Palazzo delle scintille, ora di proprietà delle Generali a City Life, è stato attivato un mega centro vaccinale, come alla Fabbrica del Vapore. In ogni spazio destinato alla vaccinazione dei lombardi, Bertolaso ha coordinato i lavori, all’insegna dell’efficienza, fino a raggiungere le valli: dal palasport di Bormio (con quasi 3.000 somministrazioni al giorno) al Centro congressi di Darfo Boario Terme.

Un po’ di stanchezza però Bertolaso deve pur avercela nelle ossa, se, di fronte alla contestazione (una delle tante) di una giornalista di Sky, aveva salutato (cortesemente) e se n’era andato. D’altra parte l’agone politico con telecamere al seguito non è affar suo (per ora). Lui si trova bene tra ruspe, tende e volontari, quando c’è da rimboccarsi le maniche per aiutare la gente comune, finita in una delle tante disgrazie italiche. Nella sua lunga carriera di servitore dello stato Bertolaso è stato inseguito da molte procure e poi assolto da molti tribunali. Solo nel 2013 è stato condannato dal Tribunale di Roma a risarcire il Fatto Quotidiano (Travaglio e Padellaro) con 6.000 euro per avere esperito una “lite temeraria”. Soldi ben spesi. Nei giorni scorsi si è lasciato sfuggire: “Missione vaccini compiuta, non servo più, torno a casa”.

Apriti cielo, il terrore ha scosso piazza Città di Lombardia (dove ha sede la giunta). Fontana si è affrettato a spiegare subito “sono convinto che continueremo a lavorare insieme perché quello della vaccinazione è un progetto assolutamente importante e rilevante. Bertolaso continuerà a collaborare con la Regione Lombardia. Probabilmente sarà meno presente fisicamente, ma continuerà a seguire lui tutta la campagna vaccinale”. Come dargli torto, ora che la Lombardia può tornare sé stessa.