Migranti, record di arrivi dall’Africa: 300 in 3 giorni sui barchini

La linea della neoministra dell’Interno Lamorgese rimane quella di tenere alta la vigilanza in mare. Ma dalla Libia arrivano notizie di un allentamento dei controlli sul territorio

Entrano direttamente in porto, approdano sulle spiagge, sbarcano senza essere fermati se non dopo essere giunti ormai a terra: sono oltre trecento gli stranieri arrivati sulle coste di Sicilia, Sardegna e Calabria negli ultimi tre giorni. Non sono saliti a bordo delle navi delle Ong, hanno usato pescherecci, barchini, gommoni e così hanno aggirato i controlli. E tanto è bastato per scatenare gli attacchi della Lega, ma soprattutto per mandare in fibrillazione il governo alle prese con le trattative internazionali proprio sulla gestione dei migranti. Un clima che diventa teso a pochi giorni dal vertice di Malta — in programma lunedì prossimo — dove si dovranno discutere i criteri per la distribuzione dei profughi negli Stati dell’Unione europea.

 

Partenze dalla Libia

La linea della ministra Luciana Lamorgese rimane quella di tenere alta la vigilanza in mare, ma il dispositivo evidentemente non sta reggendo. Le notizie che arrivano dalla Libia parlano di un allentamento dei controlli sul territorio, ma anche della difficoltà della Guardia costiera di Tripoli di fare fronte a un’impennata di partenze. Senza escludere che a questa situazione possa aver contribuito — oltre alle ottime condizioni del mare — la convinzione dei trafficanti di poter trovare dall’altra parte del Mediterraneo una politica meno ostile di quella portata avanti dall’ex titolare del Viminale Matteo Salvini. E infatti lui attacca via social: «Porti aperti, vergogna». Un’accusa respinta però nei giorni scorsi dal premier Giuseppe Conte quando aveva chiarito che la strategia dell’Italia prevede di accogliere le navi delle Ong soltanto a patto che ci sia una distribuzione preventiva e automatica dei migranti, ribadendo comunque la volontà di avere un «atteggiamento umano».

L’asse con Berlino

E proprio di questo Lamorgese ha parlato ieri a Berlino con il collega tedesco Horst Seehofer. In una nota congiunta il colloquio è stato definito «costruttivo, in uno spirito di rinnovata collaborazione tra Italia e Germania». Frase di circostanza che — assicurano però dal Viminale — nasconde in realtà una volontà reale di cooperare e di arrivare con una posizione comune al vertice di Malta. Anche se con il trascorrere dei giorni l’eventualità che si arrivi alla firma di un accordo non appare affatto scontata, anzi. Al di là delle rassicurazioni giunte dall’Ue la scorsa settimana, i nodi da sciogliere tra i sei «volenterosi» (Italia, Francia, Spagna, Germania, Grecia e Malta) sono numerosi. Mentre Berlino continua a manifestare apertura alla redistribuzione preventiva, Parigi appoggia questa linea chiedendo però di distinguere i migranti economici dai profughi, rendendo ben chiaro di essere disponibile ad accettare soltanto i richiedenti asilo. La Grecia insiste per una ripartizione, ma questo vorrebbe dire che anche l’Italia dovrebbe accogliere gli stranieri che giungono su quelle coste, con il rischio di avere un numero superiore a quello di coloro che arrivano direttamente sulle coste meridionali. Questioni che dovranno essere affrontate lunedì proprio per essere poi in grado di proporre alla Commissione guidata da Ursula von der Leyen una bozza di intesa che possa essere efficace. Anche tenendo conto delle resistenze di numerosi Stati membri guidati dal gruppo di Visegrad (Polonia Ungheria Slovacchia Repubblica Ceca) e dunque della necessità — sulla quale i «volenterosi» appaiono d’accordo — di imporre sanzioni a chi non vuole collaborare.

L’hotspot pieno

Il centro di Lampedusa dove i migranti devono essere identificati prima di essere trasferiti nelle strutture è ormai pieno visto che soltanto ieri sono arrivate tre imbarcazioni con quasi 200 stranieri. E nelle prossime ore per il governo guidato da Conte potrebbe porsi il problema di come rispondere alla richiesta di approdo della Ocean Viking, la nave delle Ong Sos Méditerranée e Medici senza frontiere, che ha rifiutato di riportare in Libia le 109 persone prese a bordo «perché non è un porto sicuro» e chiederà di sbarcare a Malta oppure in Italia. Proprio ieri le autorità de La Valletta hanno negato per ore l’ingresso in porto a un barchino con 45 persone e il via libera è arrivato soltanto dopo un messaggio disperato: «Navighiamo da due giorni, non abbiamo acqua, c’è una donna incinta che sanguina e forse ha perso il bambino».