Migranti, nuovo esodo siriano al confine greco

Migliaia di profughi dalla zona di Idlib. La Turchia li lascia passare. La Ue cerca la sponda di Putin per fermare l’offensiva dell’esercito di Assad nel nord del Paese

Via dall’inferno siriano, via dai campi profughi in Turchia. Sfidano il filo spinato e i lacrimogeni. Si battono a mani nude contro manganelli e scudi. A terra fagotti con povere cose, vestiti vecchi. Sono migliaia di uomini, donne, anziani, ragazzini, bambini che cercano di passare la frontiera dalla Turchia alla Grecia. Accade nelle ultime ore nella zona turca di Edirne, sul confine orientale greco a est di Salonicco, in particolare al punto di passaggio presso Kastanies. Oltre 10.000 migranti brutalmente fermati sabato e altri 5.500 ieri dalla polizia greca, che impedisce il passaggio. Mentre loro scappano, si disperdono, cercano di farsi varchi nelle reti di confine in zone più nascoste di montagna e foresta. Altri 500 sono arrivati con gommoni di fortuna dalla costa turca alle isole greche di Lesbos, Chios e Samos. Le organizzazioni Onu parlano di 13.000 in marcia dal Bosforo verso ovest. Ci sono filmati di vero dramma, con civili greci che cercano di fermare le barche nell’acqua, bambini che piangono infreddoliti: la guerra tra poveri nella sua versione più crudele.

Civili

Scene che ricordano quelle terribili del grande esodo del 2015. Solo che adesso la situazione è anche più tesa. Il presidente turco Erdogan prometteva a muso duro l’altro ieri ai governi europei che entro pochi giorni i migranti in partenza saranno «oltre 30.000». Numeri da minaccia, un vero ricatto politico. I civili siriani, afghani, iracheni, africani, marocchini si trovano al cuore della sfida senza esclusione di colpi tra la Turchia, che si sente abbandonata dalla comunità internazionale, e l’Europa indignata, che accusa Erdogan di violare i patti.

La guerra

A complicare le cose c’è alle origini la guerra in Siria. Erdogan è schierato con le milizie sunnite siriane nella zona di Idlib, dove vivono tre milioni e mezzo di oppositori al regime di Assad. Tra loro jihadisti radicalizzati da 9 anni di guerra, repressione e morte. Un milione stanno cercando di scappare in Turchia. Ma qui vivono già 3 milioni e 700mila profughi. Erdogan non ne vuole altri. Così li lascia partire verso la Grecia. E ciò nonostante nel 2016 abbia promesso di tenerli in Turchia in cambio di 6 miliardi di euro pagati dall’Europa. «L’esodo dei migranti è collegato alla crisi di Idlib», ammettono i dirigenti turchi.

La riunione Ue

L’offensiva lanciata a dicembre dal regime di Damasco con il sostegno russo rende tutto più grave. I Turchi hanno perso una cinquantina di soldati nella zona di Idlib a febbraio, 33 tra giovedì e venerdì scorsi. Adesso dicono di avere reagito in modo duro e determinato. Ieri la guerra si è fatta più aspra. La contraerea turca ha abbattuto due caccia siriani, dopo che questi avevano distrutto un drone turco. Il ministro della Difesa turco, Hulusi Akar, racconta che le sue truppe avrebbero «neutralizzato» 2.200 militari di Bashar, oltre a 103 carri armati e 8 elicotteri. Intanto gli organismi europei offrono solidarietà alla Grecia. I ministri degli Esteri Ue terranno una riunione straordinaria nei prossimi giorni, in cui cercheranno tra l’altro di coinvolgere Putin per fermare Assad.