Migranti, in Libia 70 mila pronti a partire. Lamorgese: ora un sistema Ue di solidarietà su base volontaria

Disponibili a intervenire Francia, Spagna, Portogallo e Romania. Il vertice con Draghi. Cabina di regia con Interni, Esteri e Difesa. Ipotesi di una rete di emergenza

I numeri fanno paura. Nei rapporti che la nostra intelligence fornisce in modo costante al presidente del Consiglio lo scenario non è per niente rassicurante: attualmente in Libia ci sarebbero almeno 900 mila migranti, provenienti da altri Paesi africani. Di questi fra 50 mila e 70 mila sarebbero già sulla fascia costiera, pronti per finire nella rete dei trafficanti. Se i numeri fanno paura, anche in vista dell’estate, tolgono il sonno al nostro governo anche ulteriori dettagli forniti dall’Aise: scafisti e trafficanti libici dopo quasi due anni di fermo per la guerra civile, stanno riorganizzandosi, in modo più strutturato del passato, con molti agganci e zone opache all’interno del nuovo governo libico. Il profilo di alcuni personaggi noti ai nostri Servizi, conduce sempre allo stesso schema: nuovi e vecchi trafficanti sono disposti a trattare con chiunque, servizi di intelligence, diplomatici, militari, ma solo se debitamente pagati.

I titolari dei dossier

È anche in questo quadro di allarme che per oggi, o al massimo per domani, lo stesso Mario Draghi ha convocato una sorta di cabina di regia con i ministri che hanno la competenza sul dossier: Luciana Lamorgese, che ieri ha chiamato la commissaria europea agli Affari interni, Ylva Johansson, Lorenzo Guerini, ministro della Difesa, Luigi Di Maio, ministro degli Esteri. Ci sono problemi logistici immediati da risolvere, per i quali la titolare del Viminale ha contatti quasi quotidiani con il capo del governo: a Lampedusa sono disponibili almeno 4 navi che servono per garantire la quarantena delle migliaia di migranti che stanno sbarcando sulle nostre coste, con cadenza giornaliera, ma esiste un problema di gare e appalti per l’estate, quando le compagnie di navigazione potrebbero non rinnovare i contratti stipulati con lo Stato.

Rete di emergenza

Si sta anche pensando ad una rete di emergenza da mettere i piedi in pochissimo tempo: lo schema è che le navi a disposizione smistano i migranti, ma prima della distribuzione nei centri di accoglienza delle diverse regioni va fatta la quarantena in posti adibiti ad hoc per le esigenze sanitarie e di prevenzione. Si sta pensando a caserme, hotel Covid, altre strutture. Dipenderà anche dall’andamento dei flussi. Sul piano diplomatico europeo non ci sono grandi novità: da quasi un anno non si è spesa una parola, né in sede di Commissione, né all’interno dei Consigli europei, sul tema. Il dossier migranti per tanti anni è stato sotto i riflettori, a causa del Covid è uscito completamente dai radar.

Il summit di oggi

A settembre dell’anno scorso ha fatto brevemente capolino per l’ultima volta la proposta della Commissione per rivedere regime giuridico dei migranti e superamento degli accordi di Dublino, con nuove norme per i richiedenti asilo: ad oggi, e chissà per quanto altri tempo, è tutto congelato. Il ministro dell’Interno, che il 20 maggio sarà a Tunisi, sta pressando sia la Commissione che i singoli Stati europei per mettere in piedi il prima possibile «un meccanismo europeo di solidarietà su base volontaria». Cioè con gli Stati che ci stanno. Almeno per tutti i migranti che vengono salvati in mare. Al momento sarebbero disponibili, ma chissà con quali quote, la Francia, il Portogallo, la Spagna e la Romania. Sulla Germania nessuno è disposto a scommettere (a settembre si vota). Sarebbe una riedizione dell’accordo di Malta del 2019. Oggi i ministri dell’Interno della Ue, alcuni in presenza, altri in collegamento come Lamorgese, parteciperanno ad un summit dedicato proprio all’argomento: saranno presenti o collegati con Lisbona, che ospita l’evento, anche una decina di Paesi africani, e le principali organizzazioni internazionali. La presidenza di turno della Ue, portoghese, ce la sta mettendo tutta, ma Matteo Salvini avverte i colleghi di governo: «Non sarà la Ue a salvarci».