Migranti, il pressing della Tunisia

Arrivi moltiplicati. Il sospetto di una strategia per la trattativa con Di Maio sui rimpatri. E Salvini accusa il governo

È un flusso che non si arresta e batte una rotta diversa da quella libica. Perché gli stranieri sbarcati nell’ultima settimana in Italia a bordo di barchini e gommoni provengono soprattutto dalla Tunisia. E tanto basta per accreditare il sospetto che il governo di Tunisi abbia allentato i controlli in vista della trattativa avviata dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio che anche ieri è tornato ad annunciare «un provvedimento per dichiarare quel Paese “non pericoloso” e accelerare i rimpatri grazie a nuovi accordi». Un modo per fare pressioni e ottenere così il massimo da un’eventuale intesa che l’Italia ha interesse a siglare con la massima urgenza. L’aumento di arrivi dell’ultima settimana, su cui batte Salvini accusando «il signor Conte di aver calato le braghe per fare un favore alla Merkel», A settembre sono approdate 2.384 persone — 639 delle quali nell’ultima settimana — a fronte delle 947 arrivate nello stesso periodo del 2018, dunque più del doppio. Anche ieri, come del resto negli ultimi tre giorni, i migranti sono stati rintracciati quando erano ormai sulle spiagge della Sicilia, ma anche della Sardegna. E sono proprio i dati del Viminale a confermare come il 30 per cento dei 7.521 migranti sbarcati da gennaio, sia tunisino, vale a dire 2.087.

 

È un flusso che non si arresta e batte una rotta diversa da quella libica. Perché gli stranieri sbarcati nell’ultima settimana in Italia a bordo di barchini e gommoni provengono soprattutto dalla Tunisia. E tanto basta per accreditare il sospetto che il governo di Tunisi abbia allentato i controlli in vista della trattativa avviata dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio che anche ieri è tornato ad annunciare «un provvedimento per dichiarare quel Paese “non pericoloso” e accelerare i rimpatri grazie a nuovi accordi». Un modo per fare pressioni e ottenere così il massimo da un’eventuale intesa che l’Italia ha interesse a siglare con la massima urgenza. L’aumento di arrivi dell’ultima settimana, su cui batte Salvini accusando «il signor Conte di aver calato le braghe per fare un favore alla Merkel», rischia infatti di pregiudicare il buon esito della trattativa con gli altri Stati europei che dovrebbero aderire all’accordo siglato a Malta per la redistribuzione automatica di chi arriva a bordo delle navi.

 

La quota del 30%

A settembre sono approdate 2.384 persone — 639 delle quali nell’ultima settimana — a fronte delle 947 arrivate nello stesso periodo del 2018, dunque più del doppio. Anche ieri, come del resto negli ultimi tre giorni, i migranti sono stati rintracciati quando erano ormai sulle spiagge della Sicilia, ma anche della Sardegna. E sono proprio i dati del Viminale a confermare come il 30 per cento dei 7.521 migranti sbarcati da gennaio, sia tunisino, vale a dire 2.087.

Porti «sicuri»

Ecco perché Di Maio punta a dichiarare alcuni porti africani come «sicuri». In questo modo non ci sarebbero infatti ostacoli a effettuare i rimpatri visto che chi arriva da quelle aree non avrebbe i requisiti per chiedere l’asilo politico. Una linea che rischia però di incontrare numerose resistenze. Proprio ieri il Forum tunisino per i diritti economici e sociali (Ftdes) ha denunciato delle presunte «pressioni italiane sulla Tunisia per creare una piattaforma per accogliere, ospitare e selezionare i migranti irregolari». E ha poi evidenziato come «il sistema giuridico non garantisce protezione ai rifugiati, mentre le Ong non sono in grado di assistere i migranti».