Metro, impianti manipolati «A Roma gestione indegna»

Inchiesta scale mobili: sotto accusa la ditta di manutenzione. Il gip: allarme sociale

Scale mobili inagibili. Stazioni chiuse in simultanea. Attività commerciali in ginocchio. Per circa due anni si è giocato sulla pelle di cittadini e turisti, passeggeri di una metro pericolosa oltreché inefficiente. A conclusione di un’indagine della Procura è emerso che le responsabilità erano distribuite fra la municipalizzata dei trasporti Atac e la ditta di manutenzione, «Metroroma s.c.a.r.l.», che, nel 2017, aveva vinto l’appalto con un ribasso del 50%.

La società in questione, incapace di garantire la messa a punto dei dispositivi per dimensioni (37 operai per 2.984 controlli l’anno) e competenze (molti neppure erano specializzati) ma anche disposta a manipolare, con la complicità di dirigenti della municipalizzata, report e scatole nere pur di non risultare inadempiente, si è vista revocare l’appalto dal Campidoglio solo pochi mesi fa dopo anni di quella che il gip Massimo Di Lauro definisce «malafede contrattuale».

Il tutto a scapito di passeggeri degradati «dal ruolo di fruitori a quello di vittime, tanto da configurare un allarme sociale» per i potenziali rischi corsi, scrive ancora il gip. Le diffuse «gravi problematiche sulla sicurezza» sono emerse dopo che alcuni tifosi russi, a ottobre 2018, rimasero feriti nel crollo di una scala alla stazione Repubblica, un centinaio di metri da Termini. Senza quell’episodio scatenante nulla forse, osserva il gip, sarebbe emerso sulla «indegna gestione degli impianti subita con rassegnazione dagli utenti» della Capitale. Freni d’emergenza depotenziati, dispositivi bloccati artigianalmente (con fascette di plastica), impianti di memorizzazione dei guasti e libretti di intervento modificati per nascondere negligenze e non attivare allarmi. Questa è stata la manutenzione, complice una «preoccupante inerzia dell’azienda capitolina». La squadra mobile ha eseguito provvedimenti di interdizione dal lavoro nei confronti di 3 dirigenti di Atac (Renato D’Amico, Alessandro Galeotti, Ettore Bucci) e uno di Metroroma ( Giuseppe Ottuso), tutti estromessi dall’attività operativa per un anno. In totale sono 15 le persone indagate per frode in pubbliche forniture e lesioni colpose. Manager indifferenti alle tematiche della sicurezza e piegati all’esigenza di tenere aperte le stazioni, specie quelle come Spagna ad alto impatto turistico valutavano: «Se famo er calcolo delle probabilità ne sarebbero venute altre 3, 4… giù dai». Altri preferivano evitare di comunicare al telefono: «L’integrità dei dischi? (frenanti, ndr) ne parliamo a quattr’occhi». Qualcuno dice: «Ma tu mi devi credere io stesso quando vado a Barberini ultimamente sono andato un attimo a Spagna, Barberini cioè io c’ho paura….» L’inchiesta dei magistrati Nunzia D’Elia, Paolo Ielo e Francesco Dall’Olio, complicata anche da un sospetto incendio scoppiato proprio alla vigilia di un’acquisizione di documenti, registra anche l’iniziativa di alcune persone leali come Alessandro Antonelli, dipendente della Metroroma che consegna una chat interna agli investigatori e li guida negli escamotage messi in atto.