Mascherine Ffp2 «non a norma», indaga l’Antifrode Ue

Gli investigatori di Bruxelles indagano sulla società turca Universalcert che rilascia i certificati di conformità con il numero CE2163: molte di quelle mascherine si è scoperto che non proteggono affatto

La vicenda delle mascherine Ffp2 difettose e delle certificazioni extra Ue finisce nel mirino dell’ufficio Antifrode dell’Unione europea (Olaf). Gli investigatori di Bruxelles infatti hanno da tempo nel mirino la Universalcert, l’ente turco che rilascia i certificati di conformità con il numero CE2163.

In particolare l’Olaf si è mosso dopo una denuncia arrivata dalla Germania che segnalava alcune anomalie della società turca che negli ultimi mesi avrebbe avuto un’attività di certificazione parecchio intensa. Molto più intensa di analoghe società che hanno sede in Europa come si evince dalla numerazione dei certificati. Ora che, grazie ai test svolti da una società altoatesina, si è scoperto che molte delle mascherine con il marchio CE2163 non proteggono, l’Olaf ha esteso la propria indagine e, molto probabilmente, farà a sua volta una serie di verifiche sui dispositivi in commercio.

Il paradosso è che a ricorrere alla certificazione turca, che spesso e volentieri delocalizza le analisi alla sua filiale cinese, non sono solamente aziende asiatiche ma anche imprese europee ed italiane. Un serpente, o meglio un dragone, che si morde la coda.

«Questo accade perché in Europa gli enti in grado di certificare le mascherine sono pochi e, con la pandemia, tutti sono oberati di lavoro. Per un certificato bisogna attendere diversi mesi mentre in Turchia bastano poche settimane» spiega Stefania Gander, titolare di un’azienda che produce mascherine in Piemonte. «Il problema potrebbe essere non tanto l’ente certificatore ma i produttori che mettono sul mercato merce diversa da quella certificata» spiega un altro produttore che invita pure a scegliere il made in Italy anche se ha lo stesso certificato di merce prodotta in Asia in condizioni completamente diverse. E diversa, almeno nel caso delle mascherine, sembra essere anche la qualità.

Ora l’Olaf vuole vederci chiaro e acquisirà i test sulle mascherine realizzati dalla società altoatesina che ha sollevato il caso facendo analizzare le mascherine in vendita nei supermercati e nelle farmacie italiane. Il risultato delle verifiche fatti in laboratori spagnoli è stato sconcertante: la maggior parte dei dispositivi di protezione non ha superato il test del cloruro di sodio e della paraffina (per verificare il filtraggio) e, in alcuni casi, nemmeno quello del contenimento del respiro. Ora che sul mercato ci sono migliaia di mascherine inefficaci, spetterà all’Olaf chiarire se la responsabilità è di alcuni produttori o della Universalcert che, nelle comunicazioni con i propri clienti che chiedevano delucidazioni, ha ribadito la correttezza delle proprie procedure di controllo sostenendo di essere vittima di un complotto orchestrato da aziende concorrenti.

Intanto il ministro della Salute Roberto Speranza, interrogato sul caso mascherine Ffp2 non filtranti, ha detto di avere piena fiducia nei controlli dell’Inail sui dispositivi di protezione presenti sul mercato italiano.