Mascherine all’aperto, obbligo solo in Lombardia. E nelle altre Regioni?

Riducono il rischio di contagio solo se abbinate a lavaggio delle mani e distanziamento. L’epidemiologo: «Cambiarle ogni 4 ore altrimenti non servono»

Cosa prevede la normativa nazionale sulle mascherine?
Il Dpcm (Decreto della presidenza del Consiglio) che imponeva l’uso delle mascherine al chiuso è quello del 26 aprile scorso, ancora in vigore. L’ultimo provvedimento è dell’11 giugno: l’allegato 16 contiene l’elenco delle misure igienico-sanitarie di contrasto al coronavirus. All’undicesimo punto si dice «è fortemente raccomandato in tutti i contatti sociali utilizzare protezioni delle vie respiratorie come misura aggiuntiva alle altre misure di protezione individuale». Non viene fatto esplicitamente cenno ai luoghi all’aperto.

Quali sono le altre misure?
Al primo punto c’è il lavaggio delle mani. Si raccomanda di evitare il contatto ravvicinato con persone con infezioni respiratorie acute, evitare abbracci e strette di mano, mantenere, nei contatti sociali, una distanza interpersonale di almeno un metro. Si parla di igiene respiratoria (starnutire e/o tossire in un fazzoletto). No all’uso promiscuo di bottiglie e bicchieri, in particolare durante l’attività sportiva. Non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani, pulire le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcol.

Come si sono regolate le Regioni?
Alcune amministrazioni avevano introdotto l’obbligo anche all’aperto, salvo poi revocarlo con ordinanze locali, temporanee, di pari passo con l’evuluzione dell’andamento epidemiologico. Così è successo in Campania e Veneto. Altrove ci si è limitati a raccomandare l’adozione di dispositivi individuali di protezione all’aperto solo qualora risultasse impossibile mantenere la distanza di almeno un metro. In Sicilia l’ordinanza di un mese fa prevedeva l’obbligo di portarli sempre con sé per indossarli nelle situazioni di assembramento in luoghi esterni aperti al pubblico. Nelle Marche se ne è discusso per poi decidere di attenersi alla normativa nazionale. Al momento l’obbligo di indossarla all’aperto resiste solo in Lombardia.

Perché la Lombardia ha invece prorogato regole più restrittive?
La Regione più colpita dall’epidemia ha ritenuto importante dare un segnale di rigore affinché l’ammorbidimento delle misure di precauzione non fosse interpretato come un «liberi tutti». La mascherina resterà dunque obbligatoria negli spazi pubblici e all’aperto almeno fino al 14 luglio, in accordo con il parere dei virologi, prorogando i termini della precedente ordinanza regionale con scadenza 30 giugno. L’assessore alla sanità del Lazio appoggia la scelta del governatore Fontana: «Non abbiamo mai pensato all’obbligo, però le aggregazioni della movida ci preoccupano, abbiamo casi di positività in ragazzi di 22-25 anni».

Sono una barriera contro i droplets, le goccioline di saliva, che possono essere veicolo della trasmissione del virus. Possiedono capacità di filtraggio diverse e, per funzionare da protezione, dovrebbero essere cambiate dopo un certo numero di ore (quelle chirurgiche ogni 4 ore). «Sono un atto di cortesia, di buona educazione nei confronti di persone non abitualmente frequentate con cui ci troviamo a condividere spazi ristretti e non possiamo rispettare la distanza di almeno 1 metro», dice l’epidemiologo Pierluigi Lopalco. Ma non sono la panacea: «Sono uno dei mezzi per limitare la trasmissione del virus. È più importante lavarsi spesso le mani e restare a casa in caso di sintomi respiratori».

Quanti contagi hanno evitato?
Secondo uno studio pubblicato dalla rivista dell’Accademia americana delle scienze (Pnas), in Italia sarebbero stati evitati più di 78mila contagi tra il 6 aprile e il 9 maggio. Lo studio è stato coordinato dal premio Nobel per la chimica Mario J. Molina dell’Università della California di San Diego. La ricerca mette a confronto le strategie di contenimento del nuovo coronavirus attuate nel nostro Paese con quelle di New York e Wuhan, da dove è partita l’epidemia, dimostrando che l’obbligo della mascherina nei luoghi pubblici è lo strumento più efficace per fermare la diffusione di Covid-19. «La nostra analisi rivela che l’obbligo di schermare la faccia è determinante nel modellare la curva della pandemia»