MAESTRA SUICIDA PER PAURA DEL COVID/ Meluzzi: “L’infopandemia fa più morti del virus”

Una donna di 45 anni si suicida gettandosi nel vuoto per la paura di ammalarsi di Covid. Una paura generata anche dall’eccessivo allarmismo mediatico

A nulla è bastato che il medico e il marito l’avessero rassicurata che non era stata colpita dal Covid-19. Una donna di 45 anni, maestra di professione, si è gettata nella notte dal quinto piano della sua abitazione, morendo sul colpo. E’ successo a Colli Portuensi, vicino a Roma: il corpo della donna è stato trovato da un passante, perché il mattino, dopo aver cercato di consolare la moglie, il marito si era addormentato con lei. Secondo le prime testimonianze, la donna era devastata dall’incertezza causata dalla pandemia, dalla paura di ammalarsi e da quella di perdere il lavoro. Non soffriva di disturbi psichiatrici, dice chi la conosceva.

Secondo il professor Alessandro Meluzzi, medico psichiatra ed esperto di fenomeni sociali, “i suicidi, da quando è cominciata la pandemia, sono aumentati del 15% e alla fine, se faremo una conta delle cause delle morti, vedremo che saranno molti di più coloro che si sono uccisi per infopandemia, l’overdose di messaggi televisivi e giornalistici, che da quasi un anno ci ossessionano con messaggi allarmistici sul virus”.

La donna si è suicidata nonostante il medico l’avesse rassicurata che non era stata colpita dal Covid. Da dove nasce questa mancanza totale di fiducia?

Il Covid colpisce una persona su cento, è l’ultimo dei mali. E’ una malattia con un indice di mortalità dello 0,5% nei casi sintomatici, non parliamo degli asintomatici. Possiamo dire che si sia suicidata per nulla, per quella che si chiama infopandemia.

Sarebbe?

Infopandemia, ovvero un’esplosione di informazioni, in particolare sui canali digitali e sui social network, che non è sempre verificata. Se il coronavirus rappresenta il più grande nemico che il mondo sta affrontando in queste ultime settimane, il linguaggio con il quale viene rappresentato appare spesso confuso e fuorviante. 

C’è anche una solitudine nella nostra società che aumenta queste paure?

Personalmente ritengo che alla fine di questa incredibile vicenda geopolitica dovremmo fare un manuale dei morti di Covid. Ma non di quelli che sono deceduti per il virus in ospedale, ma di tutti quelli che sono morti per infopandemia: i suicidi per fallimenti economici, per fallimento della famiglia, per le devastazioni che hanno portato al suicidio anche minorenni, per fobia come nel caso di questa signora. E poi i morti di malattie non curate come quelle cardiologiche e i tumori, e quelle neurologiche gravi. La somma ci dirà che i morti di Covid sono una minoranza. I suicidi in questi ultimi mesi sono aumentati del 15%.

Che cosa ci dice tutto questo?

Ci svela lo schifo di un’informazione in cui la tv e i giornaloni ci bombardano con contenuti allarmistici dalle sei del mattino alle due di notte. Ci saranno anche tra i suicidi casi di presunta depressione, ma da quasi un anno viviamo nella follia mediatica assoluta.

Tutto questo porta a non fidarsi più di nessuno?

Hanno fatto diventare matte le persone con i messaggi che mandano i media, facendo sfilare le bare in televisione. C’è da chiedersi come mai non siamo diventati tutti matti con una campagna pubblicitaria che dura da un anno. Prima o poi ci cadremo tutti.

Sappiamo che i media hanno un peso preponderante, che fare?

Più che i media, i responsabili sono quelli che pagano i media, chi li sponsorizza. Se conoscessimo i loro nomi, allora potremmo capire meglio.

Che fare allora?

Protestare, gridare la nostra rabbia contro questa follia collettiva.