MA È PROPRIO VERO CHE HALLOWEEN ESORCIZZA LE NOSTRE PAURE ?

In relazione al famigerato fenomeno halloween ed alla frenesia mediatica che ogni anno richiama l’attenzione dell’opinione pubblica su questa festa neopagana –la quale, di fatto, viene a sovrapporsi alla solennità liturgica di Ognissanti, creando una vera e propria moda all’insegna del cattivo gusto- si rendono quanto mai necessarie alcune importanti e doverose precisazioni.

 

Dietro la platealità e la spettacolarizzazione di un fenomeno caratterizzato dall’ostentazione di immagini mostruose e raccapriccianti di streghe, truculenti vampiri, terrificanti demoni, bare scoperchiate, macabri zombi, spaventose mummie, scheletri e corpi scarificati, personaggi mortiferi orrendamente mutilati e sanguinanti, dove l’elogio dell’orrido sembra essere la cifra caratteristica, si nasconde, infatti, una cultura di morte, falsamente propagandata dai networks come festa carnascialesca e benefico antidoto alle paure dell’uomo.

 

Questa concezione paradossale, sostenuta da baldanzosi giornalisti e uomini di cultura, sembra oggi imporsi, al punto da diventare quasi uno slogan da sbandierare ad ogni piè sospinto: “esorcizzare le paure!”.

 

Ma cos’è una paura e cosa occorre fare per liberarsene veramente?

 

La Psicologia ci insegna che la paura è un’emozione primaria, cioè uno stato d’animo, causato da un reale stato di pericolo o, più semplicemente,  preconizzato da una  fantasia o, a volte, da un

ricordo che si affaccia alla nostra mente, creando un disagio, più o meno accentuato ovvero uno stato di apprensione e di timore, tale da minacciare la nostra integrità psicofisica.

 

Ma come si vince la paura della morte, che fa capolino dietro le macabre rappresentazioni di halloween? Di certo non mascherandosi da zombi né, tantomeno, minimizzando od occultando la verità sottesa alla condizione umana.

 

La morte o, per meglio dire “l’angoscia della morte” –espressione cara al filosofo tedesco Heidegger- è sempre stato il grande tabù dell’umanità, strettamente connesso all’esistenza stessa e al suo più intimo significato. E, quanto più cerchiamo di allontanare il pensiero, per es., considerando la morte degli altri e non la propria, facendo finta che non esista, rimuovendola o negandola, cercando di anestetizzare la coscienza o eludendo il problema, tanto più cresce in noi la paura inconscia. Del resto, come ci ricorda il filosofo latino Seneca, “quotidie moritur”, ogni giorno moriamo un po’. Vogliamo allora considerarla come la sfida per antonomasia che, vinta dalla fede in Cristo risorto, ci porta a dire insieme all’Apostolo delle Genti “Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte il tuo pungiglione?” (1Cor 15, 55).

 

D’altro canto non possiamo nascondere che dietro le nostre paure, più o meno inconsce, c’è spesso una situazione di non conoscenza ovverosia di non-verità. Per uscirne davvero occorrerà, allora, mettere in atto un processo di demistificazione. È indiscutibile, infatti, che i nostri gradi di libertà aumentano di pari passo con la consapevolezza della verità oggettiva che facciamo nostra attraverso un percorso di coscientizzazione.

 

A tale riguardo mi piace citare il premio Nobel per la Medicina, Rita Levi-Montalcini, che era solita ripetere, tra il serio ed il faceto: “La testa, c’è chi l’abbassa, chi la nasconde e chi la perde. Io preferisco chi la usa”.

 

A proposito di verità la Sacra Scrittura richiamandoci, mutatis mutandis, ad una verità universale, che è Cristo stesso, ci ricorda le parole di Gesù rivolte “a quei Giudei che avevano creduto in lui”: “…conoscerete la verità e la verità vi renderà liberi” (Gv 8, 32).

 

Comprendiamo allora come sia possibile, nell’esercizio della Cristoterapia, affrontare e risolvere anche talune situazioni psicopatologiche (per es., dipendenze con o senza sostanza) passando attraverso un processo graduale di chiarificazione (l’importanza di chiamare le cose con il loro nome!) e di demistificazione, liberando la mente da condizionamenti operanti, da pregiudizi e luoghi comuni.

 

Concludendo, non è indossando le nostre paure che potremo avere la possibilità di vincerle, bensì dando alla vita dell’uomo senso e significato, secondo una prospettiva escatologica, che lo proietta nell’eternità, alla quale è stato chiamato e nella quale anche l’atavica paura della morte svanisce come nebbia al sole.