M5S, l’ira dei ribelli (e non solo). Trenta senatori: valutiamo il no

La delusione per gli equilibri interni. Un big: umiliati. Vertice online sul No a Draghi per la fronda di 35 parlamentari. Il confronto Di Battista-Grillo

I Cinque Stelle barcollano paurosamente. L’ombra della scissione diventa più concreta dopo l’annuncio della lista dei ministri del governo Draghi. I senatori protestano e chiedono una riunione d’urgenza a Vito Crimi (che la stoppa in prima battuta) per valutare la fiducia Draghi. La squadra di governo spacca il M5S.

Il Movimento conferma Luigi Di Maio e Federico D’Incà agli Esteri e ai Rapporti con il Parlamento, vede ancora nell’esecutivo la presenza di Fabiana Dadone (che va alle Politiche giovanili) e di Stefano Patuanelli (all’Agricoltura) e il tecnico Roberto Cingolani strappa il ministero della Transizione ecologica (c’è chi considera nel novero Enrico Giovannini, ora ai Trasporti e già ministro con Letta).

In chat scorre il veleno. C’è chi mette in bilico la fiducia: «Tutti convinti di votare questo governo?». Chi mastica amaro: «Siamo stati asfaltati». «La Lega e Forza Italia tra poco contano più di noi». «Ci hanno trattato come la Grecia». E in effetti sono due i sentimenti che attraversano la truppa M5S: anzitutto «un senso di umiliazione», come commenta un big, e poi la delusione per alcune conferme. In primis quelle di D’Incà (che è considerato vicino a Roberto Fico) e Patuanelli (che rappresenta i contiani). «Sono due caselle in più per il Pd», c’è chi commenta sarcastico. «Situazione vomitevole», c’è chi si sfoga. «Non abbiamo più ministeri di peso, ma solo di facciata», dice chi insiste. «Avevamo basse aspettative, ma così ci stiamo sotterrando». L’ala sudista si lamenta della poca rappresentanza (3 ministri su 4 sono del Nord). In serata la protesta monta. Diverse decine di senatori , si dice una trentina, sono sul piede di guerra.