M5S, Di Maio pronto a lasciare «Farò un annuncio importante»

Il leader verso il passo indietro. L’incontro con ministri e viceministri M5S. Le ipotesi per la leadership

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Alle 10 di oggi il Movimento si prepara ad aprire una nuova pagina della sua storia. Luigi Di Maio ha convocato i ministri e i viceministri M5S a Palazzo Chigi, per una riunione che dovrebbe segnare una svolta. «Domani Di Maio farà un annuncio importante», confermavano ieri al Corriere fonti vicine al ministro. Si parla di dimissioni da capo politico, ma dall’inner circle filtrano anche ipotesi diverse. Il leader ha confidato — a chi ha avuto modo di parlare con lui — che quello che ha in mente riguarda il suo futuro, ma non solo. Un doppio filo con il Movimento.

Quello che sembra certo è che Di Maio faccia un passo di lato, mettendo fine alla stagione del capo politico e aprendo la strada a due scenari diversi. Il più accreditato nel Movimento vedrebbe il ministro dimissionario, con una reggenza affidata a Vito Crimi in quanto membro più anziano del Comitato di garanzia. Al congresso, poi, Di Maio sarebbe pronto ad appoggiare l’ala che si batte contro un’ingresso dei pentastellati nel fronte riformista. Il leader sarebbe pronto a rimanere dimissionario anche dopo la kermesse di marzo: un modo per spingere il Movimento a compattarsi, ma che potrebbe portare a una situazione simile a quella che si è prodotta alla Camera, con i Cinque Stelle che prima accusavano il leader di verticismo che poi non sono stati in grado per tre mesi di eleggere un capogruppo.

L’altra voce insistente è che il leader lasci il ruolo di capo politico e riprenda un’idea che circola da mesi: quella di un «Comitato di saggi». Ma l’ipotesi è di realizzazione più difficile, anche se non mancano indiscrezioni e nomi su chi potrebbe affiancarlo alla guida dei Cinque Stelle.

La tempistica, però, è studiata. Pianificata. E non solo perché cade prima del voto dell’Emilia-Romagna e della Calabria. Di Maio vuole lasciare un Movimento più strutturato e con meno tensioni interne. Non è un caso che oggi si riuniscano a Roma i probiviri per decretare le sanzioni nei confronti dei morosi delle restituzioni (ieri due deputati finiti nel mirino del comitato — Nadia Aprile e Michele Nitti — hanno deciso di passare al Misto). Pugno duro, ma con qualche accorgimento in modo da tutelare il Movimento a livello legale. E sempre oggi Di Maio presenterà gli 86 facilitatori regionali, che sono di fatto i segretari locali nelle diverse Regioni dei Cinque Stelle. Un modo per cementare la struttura e non lasciare i Cinque Stelle allo sbando in questo periodo di interregno.

E se l’ala ortodossa cercherà di calare un poker di leader alternativi (come pare), non è escluso che il ministro degli Esteri non possa dar vita a un altro tandem o triumvirato (con Chiara Appendino e Alessandro Di Battista). Scenari che sembrano lontani, lontanissimi in un momento in cui il Movimento sembra un gigante d’argilla. Perché il dato politico della giornata di ieri è il fatto che il voto sui facilitatori ha ottenuto 53.846 preferenze per tre diverse aree, con una media quindi di circa 18mila voti per area, dimostrando la disaffezione della base verso un Movimento in cerca d’identità.

Le voci di un passo indietro del capo politico, comunque, hanno l’effetto di una scossa sul web e tra i colleghi (o ex colleghi) pentastellati. Gianluigi Paragone fa notare sui social network: «…si dimette prima delle Regionali. Dicono». E commenta anche le indiscrezioni il segretario dem (e alleato di governo) Nicola Zingaretti, che a Porta a Porta dichiara: «Non mi fa piacere se Di Maio lascia la guida del M5S. Abbiamo preso un impegno anche tra persone che rispettiamo, ora dobbiamo abbassare la polemica politica e accentuare l’impegno per raggiungere i risultati».