L’uomo dell’Iss fuori dal coro: “Basta paura, rende fragili”

“Stanno gestendo il Coronavirus con la paura". Le parole fuori dal coro di Stefano Fais, oncologo e dirigente dell'Istituto Superiore di Sanità. Prolungare l’emergenza ha ragioni solo politiche. È la scelta di un establishment che vuole gente impaurita.

I verbali desecretati del CTS non smettono di far discutere. In particolare è in discussione l’autorevolezza delle sue posizioni, che sono state la base su cui il Governo ha legiferato. Agli occhi di qualcuno – pensiamo solo ai Vescovi – sono apparsi come i depositari dell’autentica Conoscenza Scientifica. Nessun dubbio, nessuna incertezza. Eppure il dubbio è la necessità di verifica dei dati ci sono da sempre stati raccomandati come strumenti essenziali per l’interpretazione della realtà. Una volta tanto non sarebbero guastati, nella vicenda dell’epidemia.

Per fortuna c’è stato chi ha esercitato fin dall’inizio questa funzione critica della ragione, e la Nuova BQ ha sempre cercato di portare alla ribalta queste voci fuori dal coro. Voci – si badi bene – non di personaggi eccentrici, di outsiders delle scienze alternative, ma sempre di scienziati, di ricercatori dai solidissimi curricula, personaggi anche premiati con riconoscimenti prestigiosi, anche se oggi il loro essere controcorrente li ha portati ad essere ignorati o tacitati: dal Premio Nobel Montagnier al professor Robert Gallo, dal professor Tarro al professor Zangrillo, dal professor Clementi al dottor Bertelli. Non si tratta certo di complottisti, o di terrapiattisti: sono scienziati che lavorano in Istituti prestigiosi, che hanno alle spalle carriere significative.

A questa galleria di voci autorevoli fuori dal coro vogliamo aggiungerne un’altra: quella del professor Stefano Fais. E’ una delle figure di spicco e dirigente dell’Istituto Superiore di Sanità, uno scienziato che svolge ricerche nel dipartimento di Oncologia molecolare e, per otto anni, è stato – sempre nell’ambito dell’ISS – direttore della sezione Farmaci antitumorali.

Negli scorsi giorni ha rilasciato un’intervista ad Affaritaliani.it in cui puntualizza il suo pensiero sull’epidemia, che a suo avviso ha “diversi risvolti molto oscuri”. In particolare il professore, che come detto è un oncologo e quindi è abituato da sempre a fronteggiare un nemico implacabile, a lungo ritenuto invincibile, come il Cancro, è fortemente critico dell’uso politico che è stato fatto dell’epidemia. E in particolare dello strumento della paura.

“Stanno gestendo il Coronavirus con la paura” ha dichiarato. “Ma la paura è una malattia che indebolisce e rende più fragili. Così masse di persone vengono rese facilmente prede proprio dei virus”. Le parole di Fais sono la conferma di un segnale d’allarme già lanciato da altri studiosi, in particolare neuroendocrinologi: c’è una stretta relazione tra la condizione psicologica di una persona e il suo sistema immunitario. La paura non solo ci rende fragili psicologicamente e moralmente, ma anche fisicamente. E’ un adiuvante per l’azione di altri virus, ma anche un alleato di patologie cardiache e purtroppo anche tumorali.

“Se si vuole pensare alla salute della gente dico, da medico, perché terrorizzarla?” si domanda Fais. “Si è creato un livello di confusione che ha come unico scopo quello di creare il terrore”. Un livello alto di paura che si ottiene utilizzando un certo tipo di comunicazione dei Media che enfatizza il numero di nuovi casi. Ma anche qui il professore rompe un certo muro di omertà di Stato: quella sull’efficienza dei tamponi diagnostici dell’infezione da Covid: “Potremo discutere anni sulla validità dei test in cui si risulta positivi. Nessuno, neanche del Comitato tecnico scientifico, ha posto dubbi sul test che si chiama tampone. Viene fatto un esame che da una quantità abissale di falsi positivi e di falsi negativi”. Anche qui, si tratta di un segreto di Pulcinella: da tempo trapelano segnalazioni in merito alla validità dei test, e di conseguenza sulla realtà dei numeri dell’epidemia, ma non è stata ancora avviata alcuna iniziativa di inchiesta.

Ma è ai politici che il medico dell’Iss riserva le accuse più pesanti. Al punto da dubitare persino della libertà di espressione degli esperti che compongo le task force governative: “Io non so quanto questi esperti siano stati liberi, fino in fondo, di dire tutto quello che pensano – ha affermato-  ipotizzando che “si è voluto prolungare questo periodo perché forse fa comodo a qualcuno, ma sicuramente ha poco a che fare con la pandemia e con il quadro analitico che vediamo”.

La decisione di prolungare l’emergenza quindi anche per il professor Fais non ha motivazioni reali legate al virus, ma è solo politica, la scelta di un establishment che vuole gente impaurita che creda a tutto quello che dice. Una politica che è riuscita – secondo Fais – a condizionare evidentemente con pressioni o con lusinghe anche la libertà di giudizio degli esperti.