L’Unione Europea sta trattando per comprare il vaccino italiano di ReiThera

La biotech di Castel Romano aveva iniziato le sperimentazioni di fase uno lo scorso 24 agosto allo Spallanzani. Le terminerà in primavera. Bruxelles ha già concluso accordi con altre due case farmaceutiche ed è in trattativa con ulteriori quattro. Sta spingendo per vaccinare più persone possibile nella prima metà del 2021

L’Unione Europea è in trattative con la biotech italiana ReiThera per l’acquisto del vaccino contro il coronavirus. ReiThera è l’azienda di Castel Romano (a sud di Roma) che ha messo a punto un vaccino completamente italiano. Il 24 agosto sono iniziate le sperimentazioni di fase uno sui primi 90 volontari, al Policlinico Rossi di Verona e all’Istituto Spallanzani di Roma (per questo viene spesso chiamato anche vaccino dello Spallanzani). La fine dei test è prevista a primavera 2021, ma i risultati sugli animali sono stati promettenti.

Il vaccino di ReiThera è stato finanziato in parte dalla Regione Lazio e dal Ministero della Salute. Il commissario straordinario Domenico Arcuri l’aveva indicato, insieme alla ricerca sugli anticorpi monoclonali condotta a Siena dalla fondazione Toscana Life Sciences, come la soluzione italiana all’emergenza del Covid. “Ci auguriamo di poter avanzare nella sperimentazione internazionale di fase due e tre entro la fine dell’anno” aveva detto Antonella Folgori, Ceo di ReiThera, all’inizio dei test, quando il ministro della Salute Roberto Speranza aveva parlato di “Intelligenza e ricerca dell’Italia al servizio della sfida contro la pandemia. Per Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dello Spallanzani, “Con un nostro vaccino eviteremo di essere schiavi di altri paesi”.

L’azienda attualmente sta allargando lo stabilimento per raggiungere una capacità produttiva di milioni di dosi. Il responsabile dello sviluppo scientifico, Stefano Colloca, aveva spiegato che l’Italia avrebbe avuto la priorità per la distribuzione. Ma molte delle trattative per acquistare i vaccini allo studio, in questo momento, avvengono a livello di Unione Europea. La Commissione ha già raggiunto due accordi con le ditte AstraZeneca (produttrice del vaccino di Oxford) e Sanofi, per un totale di 1,2 miliardi di dosi entro la prima metà del 2021. La popolazione del continente è di circa mezzo miliardo di persone, ma contro il Covid sarà probabilmente necessario un richiamo. Si stima che la capacità produttiva in tutto il mondo non permetta di superare per tutto il 2021 i 2,4 miliardi di dosi. La politica europea (unita a quella americana, altrettanto aggressiva) fa già temere all’Organizzazione mondiale della sanità che non ci saranno vaccini sufficienti per una distribuzione rapida nei paesi poveri.

Bruxelles ha negoziati avanzati con altre quattro case farmaceutiche, fra le oltre trenta che hanno vaccini già in sperimentazione sull’uomo: Johnson&Johnson, Moderna, Pfizer e CureVac. Ha contatti in corso in tutto con 38 produttori, anche in Cina. Per approvvigionarsi dei vaccini, l’Unione attinge al fondo Esi (Emergency Support Instrument), che finora ha sborsato o promesso di sborsare circa 2 miliardi di euro, ma ha urgente bisogno di essere rimpolpato. ReiThera, fra tanti giganti di BigPharma, è l’unica azienda quasi casalinga e artigianale. Ha un centinaio di dipendenti, un’età media di 35 anni e un’esperienza importante sia sui vaccini contro Ebola che contro la malaria (proprio con l’istituto di Oxford che ha in corso la sperimentazione più avanzata sul Covid). Ha affrontato la prima fase di sviluppo con 4-5 milioni presi dai fondi propri, prima di ricevere aiuti pubblici per le sperimentazioni.

Il suo vaccino sfrutta il metodo del vettore virale. Un adenovirus preso dal gorilla viene inattivato. Al suo genoma viene aggiunta in laboratorio una sequenza che coincide con quella della proteina spike (la punta della corona) del coronavirus. Quando l’adenovirus del gorilla viene iniettato nell’uomo, infetta le nostre cellule e le induce a produrre la spike. Questa proteina funge da antigene, cioè stimola il sistema immunitario e gli insegna a riconoscere una parte del coronavirus per poterlo aggredire in caso di infezione.