L’Ue non ferma i clandestini, anche se cambia politica

La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, ha annunciato il superamento delle regole sull'immigrazione dettate dal vecchio trattato di Dublino. Era ora e i partiti italiani, all'unisono, plaudono alla svolta. Tuttavia la nuova politica, che si basa sulla redistribuzione dei rifugiati, non risolve il problema dell'immigrazione incontrollata. Anzi, può incentivarla

“Posso annunciare che aboliremo il regolamento di Dublino e lo rimpiazzeremo con un nuovo sistema europeo di governance delle migrazioni. Avrà strutture comuni per l’asilo e per i rimpatri”, insieme a “un forte meccanismo di solidarietà”. Lo ha detto ieri la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, replicando agli interventi degli eurodeputati riuniti in plenaria a Bruxelles per ascoltare il suo primo discorso sullo Stato dell’Unione. Mercoledì prossimo la Commissione presenterà il Migration Pact, la nuova proposta di riforma del sistema Ue di asilo e per la gestione delle migrazioni.

La signora Von der Leyen ha sottolineato di aver dato peso al bisogno “urgente di proporre una soluzione europea alla sfida europea dell’immigrazione” ma le parole dell’ex ministro della Difesa tedesco hanno registrato in Italia reazioni entusiastiche tra le fila della maggioranza, prudenti negli ambienti dell’opposizione di centro-destra. “Abbiamo lavorato molto sul superamento del trattato di Dublino. L’annuncio di Von der Leyen è una svolta” ha detto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.  “E’ un approccio assolutamente condiviso, aspettiamo la proposta della commissione mercoledì”, ha aggiunto. E’ evidente che la rimozione dell’accordo di Dublino ha in ogni caso implicazioni positive per l’Italia poiché in base a quell’intesa i migranti illegali sono obbligati a presentare domanda d’asilo o di accoglienza per ragioni umanitarie unicamente nel paese Ue dove sono sbarcati o entrati dai confini terrestri. Una regola che penalizza da anni i paesi più esposti sul fronte dell’immigrazione clandestina (come Italia, Grecia, Malta e Spagna) costretti ad accogliere centinaia di migliaia di migranti illegali e poi anche a riprendersi quelli che sono riusciti a raggiungere altri Stati della Ue.

“Ci aspettiamo ricollocamenti automatici e obbligatori, come abbiamo sempre chiesto. L’Italia pretende solidarietà” ha dichiarato l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Laura Ferrara mentre anche Vito Crimi, coordinatore del movimento, ha sottolineato gli stessi concetti. All’opposizione Matteo Salvini si dice pronto a collaborare in ambito europeo ma su una linea politica tesa a bloccare i flussi mentre Giorgia Meloni ripropone ila ricetta del “blocco navale”. “L’abolizione del Regolamento di Dublino sarebbe un enorme passo avanti per l’Italia e per gli altri Paesi di primo ingresso, lasciata finora soli a gestire i flussi migratori e le richieste di protezione internazionale. Ma i precedenti consigliano grande cautela, perchè la solidarietà’ europea finora è stata insufficiente se non del tutto assente” ha ricordato la presidente dei senatori di Forza Italia Anna Maria Bernini.

In realtà il rischio è che la Ue abroghi Dublino senza varare misure efficaci a contenere e respingere i migranti illegali, le uniche che avrebbero un senso tenuto conto che ogni ipotesi di ridistribuzione e ricollocamento in Europa dei clandestini non farebbe che incoraggiare nuovi flussi. Le speranze che questa Commissione Ue attui espulsioni di massa e blocchi le frontiere sono però davvero remote tenuto conto anche dei generosi finanziamenti che continuano a venire elargiti da organismi co unitari a Ong e organizzazioni “immigrazioniste”. Meglio quindi non farsi illusioni né circa soluzioni rapide né tanto meno efficaci. Anche perché finora ricollocamenti e redistribuzioni dagli Stati di “prima linea” sono fallite un po’ in tutti gli Sfati e non solo con quelli del Gruppo di Visegrad che si rifiutano di accogliere anche un solo clandestino. La risposta non è indurre cechi, slovacchi, ungheresi e polacchi a cambiare opinione e diventare “accoglienti” ma è riposta invece nell’opzione contraria e cioè che tutta la Ue rifiuti l’immigrazione illegale attuando respingimenti immediati di chi arriva illegalmente ed espulsioni di massa minacciando di chiudere ogni accesso ai mercati europei a merci, persone e capitali dei paesi che non si riprendono i loro immigrati illegali.

Uno scenario quest’ultimo difficilmente concretizzabile con gli attuali equilibri politici a Bruxelles come in molti singoli Stati dell’Unione ma non sarà possibile neppure obbligare gli Stati che si oppongono all’immigrazione illegale ad aprire le proprie frontiere dal momento che i governi dei paesi del Gruppo di Visegrad hanno negoziato con Berlino il supporto alla Commissione von der Leyen in cambio di una sorta di “non ingerenza” su temi a forte carattere nazionale come quelli migratori.

Il rischio è quindi che l’abrogazione di Dublino incentivi nuovi flussi migratori di clandestini tesi a raggiungere il Nord Europa senza fornire indicazioni precise né sul contrasto al fenomeno né alla sua gestione. Una ragione in più, in aggiunta al fatto che le politiche migratorie restano di competenza dei singoli Stati europei, per strutturare la risposta alla sfida migratoria a livello nazionale puntando subito a sigillare le frontiere, attuando respingimenti immediati ed espulsioni dei clandestini imposte ai paesi di origine con la minaccia di ritorsioni economiche e commerciali.